Terraferma (2011)

(MyMovies)

Mar Mediterraneo, un’isola siciliana, tempi nostri. Ernesto (Mimmo Cuticchio), è un vecchio pescatore, custode di antichi valori e leggi non scritte, racchiuse nell’anima di quanti, come lui, hanno a cuore la speranza e il desiderio di condividerla.
Il mare gli ha dato e al contempo tolto tanto, un figlio scomparso tra i flutti, mentre l’altro, Nino (Beppe Fiorello), guarda oltre, verso il continente, tronfio della sua presunta modernità nel soverchiare i problemi del’incombente quotidianità col frastuono del vacuo divertimento in formato standard, organizzando chiassose gite in barca con i turisti. A seguire le orme dell’anziano uomo resta il nipote Filippo (F. Pucillo), per quanto indeciso tra vecchio e nuovo, mentre la madre di questi, Giulietta (Donatella Finocchiaro), caldeggia l’idea di andar via dall’isola, coltivando l’illusione di un nuovo futuro.
Un giorno, in mare aperto, nel corso della solita pesca, Ernesto e Filippo scorgono un gommone colmo di clandestini e ne traggono a bordo alcuni, accogliendo poi nella loro casa Sara (Timnit T.), madre di un figlio di  9 anni e in procinto di partorire …

Mimmo Cuticchio e Beppe Fiorello

Diretto e sceneggiato, in tal ultimo caso insieme a Vittorio Moroni, da Emanuele Crialese, alla sua quarta regia (l’esordio è del 1997, Once We Were Strangers)Terraferma, presentato nel 2011, in concorso, alla 68ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha conseguito il Premio speciale della Giuria, arrivando poi ad essere selezionato come film italiano in corsa per l’ Oscar come miglior film in lingua non inglese, è un’opera che mantiene ancora oggi una non comune forza espressiva, rivelando poi una certa lungimiranza nel delineare la tematica  dell’accoglienza; pone infatti in evidenza una netta contrapposizione fra la rigidità di una legge che mette in atto un asilo formalmente ma non concretamente solidale, tale da poter comprendere cioè anche il tener conto della diversità, intesa come vissuto esistenziale, che ogni essere umano in quanto tale porta con sé, e quella ancora racchiusa nel cuore di quanti non hanno dimenticato la primigenia sensazione di essere tutti sotto lo stesso cielo, ricordando anche similari eventi di un recente passato, che abbiamo toccato da vicino, per quanto spesso possa notarsi, comeL’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la Storia insegna ma non ha scolari(Antonio Gramsci).

Cuticchio, Filippo Pucillo, Donatella Finocchiaro (screenweek)

Crialese insiste particolarmente sulla forza suggestiva delle immagini, che finiscono col prevalere sugli scarni dialoghi, riuscendo a coinvolgere ed emozionare attraverso uno stile registico estremamente realista, asciutto ed essenziale, riecheggiante alcuni tratti propri del Neorealismo, in particolare l’evoluzione dei suoi stilemi più tradizionali verso una ricercata sospensione tra favola e realtà quotidiana, soffusa di toni elegiaci (la mente va a Miracolo a Milano, 1951, diretto da Vittorio de Sica su soggetto di Cesare Zavattini); la famiglia siciliana protagonista diviene simbolo di ogni nucleo familiare del nostro paese, nel contrasto fra chiusura individualistica, materiale ed ideologica, anelito all’integrazione, propensione ad un indispensabile progresso ma sempre restando orfani di una concreta evoluzione. Egualmente l’isola “dimenticata dal mappamondo” che fa da proscenio alla narrazione può ergersi ad emblematico microcosmo circondato dal mare, tanto punto d’approdo quanto  possibile punto di partenza per “un nuovo mondo”. A volte schematico e  stilizzato, quando non incline ad iconici simbolismi, Terraferma ha quale merito precipuo il riuscire a visualizzare una situazione estremamente calata nel quotidiano.

Timnit T.

Quest’ultima appare ottimamente resa dall’intero cast (Donatella Finocchiaro e il non professionista Pucillo in particolare, per, rispettivamente, trasporto empatico e spontaneità), senza comunque indulgere in contorte psicologie o prodigarsi nel fornire risposte, inducendo noi spettatori a porci delle domande, ma anche a prendere una posizione, in particolare su quale sia la nostra vera natura nel domandarci se si abbia ancora la capacità, e la volontà, d’immedesimarci nel prossimo, che poi non è altro che la proiezione di sé.
L’accettazione dell’altro, quindi, può avvenire in maniera del tutto naturale (il personaggio di Ernesto), sulla base della legge del mare, che rende tutti uguali, oppure tramite un sofferto confronto (il parallelismo tra Giulietta e Sara, rimarcato dagli intensi e  silenti primi piani di entrambe), può mancare del tutto (Nino), demandando egoisticamente alle leggi dello Stato la soluzione del problema, oppure, infine, scaturire da una definitiva presa di coscienza, seguendo il proprio cuore e l’istintività solidaristica dei rapporti umani, come viene efficacemente evidenziato nella sequenza finale: Filippo in barca insieme a Sara e ai suoi due bimbi in fuga verso il mare aperto, in cerca di terraferma, un paese dove, mi si perdoni il forse contorto e banale gioco di parole, le regole dell’accoglienza si possano realisticamente integrare con l’accoglienza delle regole.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.