Stan Lee (1922-2018)

Stan Lee (Sicilia Report)

Per quanto il fanciullino di pascoliana memoria che, fortunatamente, trova tuttora buon albergo nel mio cuore, si sia nutrito precipuamente nel corso degli anni, a parte svariate fiabe e racconti, di quanto dell’universo Disney sia stato elaborato da artisti quali Carl Barks e Floyd Gottfredson, da appassionato di fumetti non posso accogliere che con tristezza la morte di Stan Lee (Stanley Martin Lieber all’anagrafe, New York, 1922), avvenuta ieri, lunedì 12 novembre, a Los Angeles. L’uomo (The Man) e Il sorridente (The Smilin’), come era noto fra addetti ai lavori ed affezionati lettori il celebre fumettista, nonché editore e produttore (cinematografico e televisivo), ha avuto infatti il grande merito, coadiuvato da disegnatori quali Jack Kirby e Steve Dikto, di far sì che i supereroi scendessero  dall’Olimpo dell’ineffabile invincibilità e venissero a contatto, trovandosi del tutto avvolti nelle sue spire, con un nemico che, pur se non propriamente imbattibile, dava comunque loro una bella gatta da pelare, ovvero la rituale quotidianità, con tutte le sue problematiche da “logorio della vita moderna” per dirla con la reclame di un Carosello d’antan.

(Lo Spazio Bianco)

Ha contribuito poi, con il successo dei suoi personaggi, a far sì che la Marvel, con la quale iniziò a lavorare da ragazzo in qualità di addetto alle copie (la denominazione sociale al tempo era Timely Comics), da piccola casa editrice si trasformasse nel colosso di rilevanza mondiale che è tuttora, sotto il controllo della Disney. La carriera di Lee alla Marvel proseguì come scrittore di riempitivi, per divenire presto sceneggiatore di storie complete, attività interrotta causa l’incedere della II Guerra Mondiale, cui prese parte come membro dell’esercito statunitense, e poi prontamente ripresa a conflitto concluso, quando sul mondo dei fumetti americani andò ad abbattersi una campagna moralizzatrice, che costrinse le case editrici a provvedere alla creazione di un codice di autoregolamentazione piuttosto rigido (Comics Code), il quale contribuì non poco al calo delle vendite, fino a buona parte degli anni ’50, in particolare riguardo le testate che pubblicavano storie di supereroi.
Ma la DC Comics teneva sempre banco, tanto da riuscire a dare una nuova scossa al genere con la creazione, siamo nel 1960, della Justice League of America ad opera dello sceneggiatore Gardner Fox, da un’idea di Julius Schwartz e con i disegni di Mike Sekowsky; la prima avventura venne pubblicata sul numero 28 della collana antologica The Brave and the Bold, riprendendo, in un momento nuovamente propizio per i balloon, l’idea della Justice Society of America, gruppo di personaggi creato da Sheldon Meyer nel 1940 per l’editore All-American Publications.

(Amazon.it)

La Marvel non poteva certo stare a guardare, per cui venne dato incarico a Lee di dar vita ad un nuovo gruppo superomistico.
Il nostro, ormai stanco di scrivere le solite storie, ritrovò inedito slancio creativo dando vita, insieme a Kirby, a The Fantastic Four, già titolari all’esordio, novembre 1961, di un albo loro dedicato: nascono i supereroi loro malgrado o, espressione ormai entrata nel linguaggio comune, “con superproblemi”, i cui poteri, acquisiti fortuitamente, sono spesso fonte di ambasce e creano non pochi contrasti con la “normale” condizione esistenziale, comunque presente e pronta a far valere ogni sua contraddizione e problematica. Si inaugura anche il cosiddetto Marvel Method nell’impostazione delle storie: Lee allestisce un abbozzo narrativo e lo passa a Kirby, che provvede al disegno; sulle tavole già illustrate interviene di nuovo Lee, aggiungendo dialoghi e didascalie, che contribuiscono, fra ironia ed un tono colloquiale, ad innovare ulteriormente il rapporto con i lettori, creando un clima amichevole e confidenziale, dall’alta resa empatica.

(Marvel)

Sono caratteristiche che saranno ancora più evidenti in quello che personalmente ritengo il capolavoro di Lee, Spider-Man, creato, ancora insieme a Steve Dikto, nell’agosto del 1962, sempre per i tipi della Marvel, nella collana Amazing Fantasy.La complessità adolescenziale di Peter Parker, il suo progressivo e tormentato affacciarsi alla vita adulta, trova un inedito sfogo nella scoperta delle mirabili potenzialità che hanno pervaso il suo corpo dopo il morso di un ragno radioattivo; sensazioni ed emozioni mai provate prima, forse sopite, dovranno conciliarsi con la consapevolezza, tanto umana, propria di ogni individuo all’interno di un percorso formativo, quanto superomistica, che “da grandi poteri nascono grandi responsabilità”.
Da qui in poi il mondo dei supereroi, anche in casa DC, inizia a cambiare aspetto, la personalità dietro la maschera, o l’aspetto mutante, tende a venire fuori con prepotenza ed esige il suo tributo nel confrontarsi con una società i cui componenti, nella difficoltà di percepire sia la propria essenza, compromessa da vari fattori, sia, di conseguenza, quella del prossimo come “un altro  sé”,  teme la diversità comunque espressa, anche attraverso la manifestazione di particolari capacità.

(Wikipedia)

Nascono personaggi come  Hulk (1962), Thor (1962), Iron Man (1963), gli X-Men (1963), Doctor Strange (1963), Daredevil, (1964), Black Panther (1966), ma si assiste anche al rinnovo di miti consolidati, per esempio  Captain America, creato nel 1941 quale simbolo di uno stolido patriottismo stelle e strisce ed ora immagine di una nazione che deve fare i conti con i propri fantasmi e vari scheletri nell’armadio, esternando quindi un’inedita coscienza civile.Lasciando al mondo del gossip, per quanto siano conclamati, i vari diverbi avuti con i citati disegnatori Dikto e Kirby, mi preme rammentare il rapporto che si era venuto a creare negli anni tra Lee ed i lettori, attraverso  le rubriche all’interno degli albi, all’insegna di una conclamata familiarità, e l’intuizione avuta nell’attualizzare le sue creature attraverso la proposizione delle loro avventure sul piccolo e sul grande schermo, anche se non sempre tutti i film sono riusciti a riproporre quell’atmosfera “miracolosamente” sospesa fra drammaticità ed ironia propria di molte sue creazioni, perdendosi a volte nei rivoli di una spettacolarità smargiassa, fin troppo esibita. Ma ecco che, all’improvviso, nei ruoli più svariati, appariva il buon vecchio “zio Lee” a rincuorarti, un sorriso, una battuta, un semplice sguardo ammiccante… Tanti camei, raggruppati nel video che potete visionare qui di seguito, cui affido il ricordo di una personalità vulcanica e piacevolmente istrionica.
Nuff Said, Face Front!

Una risposta a “Stan Lee (1922-2018)

  1. L’ha ribloggato su Lumière e i suoi fratelli.

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