A.N.I.M.A.

L’onorevole Anio Modòr  (Pino Ammendola) dopo una concitata telefonata ha avuto un malore, trasportato d’urgenza in ospedale è ora nelle mani dei medici, la situazione appare piuttosto seria, ormai giace in coma, colpito da Atassia Neuro Ipofisaria Monolaterale Acuta come spiega la consorte (Annalisa Favetti) ad un vescovo amico di famiglia (Augusto Zucchi) e al figlio, quest’ultimo non particolarmente in ansia per le sorti del genitore, come invece lo sono i colleghi di partito (Giorgio Gobbi, Franco Oppini, Mino Caprio) giunti al capezzale, preoccupati soprattutto perché solo  Modòr conosce le password di accesso del computer…
Mentre i giornalisti cercano di avere qualche informazione in più ed alcuni esponenti dell’entourage ministeriale espongono illuminanti riflessioni sulle sorti del nostro, questi sta vivendo un’esperienza del tutto particolare, probabilmente extraterrena: insieme ad altre persone si ritrova improvvisamente all’interno di un vecchio aereo, un DC3 Dakota Douglas (sì, quello di Casablanca), su di una pista isolata, mentre fuori infuria il fortunale.

Pino Ammendola, Annalisa Favetti

Una hostess, K299 (Clelia Rondinella), ed un ghignante steward, K666 (Adolfo Margiotta), gli spiegano la situazione in cui versa, anche se sarà l’intervento del tutor AP38 (Massimo Olcese) a rendergli le cose più chiare; Modòr è stato destinato alla cosiddetta “zona nera” e qui dovrà restarvi per l’eternità, osservando su di un monitor le tante malefatte che ha compiuto nel corso della sua carriera politica apparentemente in nome del “bene comune” ma fondamentalmente per proprio vantaggio, dimenticando come ogni azione individuale comporti sempre delle ripercussioni sul prossimo, che non è certo “quello che viene dopo”…Tutto iniziò con un appalto truccato per la costruzione di uno stadio, assoldato da un laido imprenditore (Andrea Roncato), dietro la promessa dei voti necessari a divenire onorevole da semplice assessore quale era, e poi sempre più in basso, ormai dimentico di quel proposito esternato da bambino il giorno del suo ottavo compleanno, “voglio essere bravo per sempre”…

Andrea Roncato e Ammendola

Scritto e diretto da Pino Ammendola e Rosario Maria Montesanti, il primo anche interprete, A.N.I.M.A. è un film dal forte impatto teatrale che può vantare una messa in scena tanto semplice quanto ricercata, vuoi per la vivida fotografia di Claudio Sabatini, che passa con disinvoltura dal colore al bianco e nero contribuendo a creare un’atmosfera dalla consistenza surreale, vuoi per un lavoro di scrittura e regia idoneo a sostenere le ottime interpretazioni attoriali (Ammendola e Roncato su tutti, con un plauso al duo Olciese-Margiotta), virando verso il grottesco di molte situazioni, senza dimenticare l’apporto funzionale della colonna sonora (Alberto Pizzo), per quanto l’utilizzo di alcune melodie (Sensazioni di settembre, PFM) possa apparire vagamente didascalico;  piuttosto fluido e serrato il montaggio (Gianni Del Popolo), anche se l’andamento narrativo verso il finale accusa qualche momento di stanca, dovuto, ritengo, alla scelta di offrire una visualizzazione, in forma  cinica e beffarda, allo stato delle cose riguardo il malessere della politica, invitando ad una collettiva presa di coscienza, un’auspicabile presa di responsabilità comune, più che incidervi col bisturi  della satira propriamente detta.

Adolfo Margiotta, Ammendola, Massimo Olcese

Il tradimento perpetrato dal personaggio di Modòr, cui Ammendola offre toni sempre più dolenti fino alla definitiva assunzione di responsabilità, che verrà percepita dai suoi colleghi nient’altro che come una forma di stato confusionale, è rivolto sì contro i cittadini e generalmente nei confronti di quanti gli sono vicino, ma anche, in primo luogo, verso se stesso, per aver abbassato coscientemente la guardia nei confronti delle varie storture del sistema, soffocando le proprie potenzialità nel combattere per l’affermazione dei propri come degli altrui diritti, sminuendo ogni possibilità di avallare una condotta del tutto onesta, lontana dalla “spintarella” pilotata o dalla “segnalazione” compiacente, quest’ultima estranea al concetto di meritocrazia, perché la cultura non è altro che un ostacolo, ove non venga  sfruttata per acquisire maggiori consensi, magari anche  in nome di quel continuo trasformismo che lo stesso Potere richiede per garantirsi la sopravvivenza, nell’illusione della sua eternità.

Franco Oppini, Mino Caprio, Giorgio Gobbi

A.N.I.M.A., andando a concludere, può considerarsi una realizzazione piuttosto insolita nel panorama della nostra attuale cinematografia: richiama schemi già noti, letterari e filmici (di primo acchito mi sovvengono, rispettivamente, A Christmas Carol, 1843, Charles Dickens; It’s Wonderful Life, 1946, Frank Capra), ma, come sopra scritto, ha il merito di auspicare un invito ad ergere la testa nascosta sotto la sabbia dell’indignazione omologata e standardizzata, in nome di una presa di responsabilità comune, un’“alleanza con la coscienza della gente come l’unica possibile”, perché “ad elettori mediocri corrispondono politici mediocri e ad elettori ladri corrispondono politici ladri”, riprendendo le parole di Giovanni Oliveri (Toni Servillo), protagonista del film Viva la libertà (Roberto Andò, 2013).


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