Cronache dal Biografilm Festival (terza ed ultima parte)

Si conclude con questo articolo la mia disamina relativa ai film visti nel  corso della XV Edizione del Biografilm Festival, che si è svolta a Bologna dal 7 al 17 giugno coinvolgendo varie sale cinematografiche della città. Apro le danze con Christo-Walking on Water, sezione Biografilm Art & Music, documentario diretto da Andrey M. Paounov incentrato sulla realizzazione dell’installazione temporanea The Floating Piers, opera dell’artista Christo Yavachev, il molo galleggiante sul Lago d’Iseo inaugurato il 18 giugno del 2016, che poneva così fine ad un periodo di stasi creativa conseguente al decesso dell’amata moglie Jeanne Claude Denat De Guillebon, con la quale aveva condiviso un determinato percorso artistico denominato Land Art, interventi sul paesaggio volti a modificarlo provvisoriamente, la cui realizzazione veniva finanziata con i proventi ottenuti dalle vendite dei progetti e dei plastici che ne simulavano la messa in opera. Nel corso della narrazione, che si sviluppa attraverso un suggestivo intercalare di immagini attraversato da un insinuante motivo sonoro (Daniel Bensi, Saunder Jurriaans), la figura di Christo emerge a tutto tondo, nella classica alternanza di genio e sregolatezza, visto che il nostro, persona piuttosto schiva e mai tendente all’autocelebrazione, rifugge dell’impiego dei computer e riguardo le pubbliche relazioni passa in un battito di ciglia dall’estrema affabilità all’ira funesta ove qualcosa non proceda in base a quanto preventivato, come ben sa il suo collaboratore e nipote Ivan.

(MyMovies)

Walking on Water, credo sia stato notato da molti,  diviene decisamente più coinvolgente quando visualizza la fase successiva a quella realizzativa, ovvero il momento in cui l’opera viene messa a disposizione del pubblico ed iniziano a farsi pressanti determinate problematiche relative alla sicurezza, visto che per assicurarsi un maggiore incasso verrà dato accesso ad un numero di persone ben maggiore di quello imposto quale tetto massimo, andando così a delineare una serie di spunti interessanti sul ruolo dell’Arte, e dell’ideale di bellezza che essa incarna all’interno della quotidianità, pur nell’ambito di una installazione destinata all’immediata fruizione e che comunque va ben oltre la parvenza di essere fine a se stessa nel garantire inedita fruibilità ad un luogo, coinvolgendo più persone all’interno di una propulsione creativa che in tal guisa si alimenta, traendo ispirazione per ulteriori idee, come illustrato nel bellissimo finale, che vede Christo in un deserto nei pressi di Dubai… Celle que vous croyez  Il mio profilo migliore), sezione Biografilm Europa, titolo di apertura della kermesse cinematografica bolognese, vede alla regia Safy Nebbou, anche autore della sceneggiatura insieme a Julie Peyr e Camille  Laurens, quest’ultima autrice dell’omonimo romanzo dal quale il film è tratto.

(MyMovies)

Interprete principale Juliette Binoche, che offre una intensa, superba, prova recitativa nei panni di Claire, professoressa cinquantenne separata dal marito e con due figli; come spiega alla  psicoterapeuta (Nicole Garcia) intrattiene una relazione con il più giovane Ludo (Guillame Gouix), il quale però non intende andare oltre la mera occasionalità del rapporto fisico, nella forma di una reciproca elargizione. Claire, avvalendosi di un noto social, probabilmente per ritovare un minimo di fiducia in se stessa, crea un falso profilo, ora è Clara, 24 anni, in tale veste inizia a flirtare con un amico di Ludo, Alex (Francois Civil), un gioco seduttivo che diventerà sempre più insinuante, mantenendo comunque un contatto puramente virtuale, anche se con implicazioni piuttosto intense, finchè…Costruito narrativamente abbracciando più generi (commedia, dramma, thriller), Celle que vous croyez non lascia certo indifferenti nel delineare il realistico, quanto mai attuale, ritratto di una donna che nel tentativo di superare le vicissitudini esistenziali cerca di dare disperatamente un senso alla propria vita, non riuscendo ad accettare, ancora prima che se stessa, la percezione personale della propria immagine,  in particolare quello che gli altri vi vedono, adeguandosi ad un insano modus viventi volto essenzialmente all’esibizione di una vacua corporeità in luogo di una incisiva interiorità, vista quest’ultima quale inopportuno ostacolo.

Il film,  diretto con mano ferma da Nebbou nell’avallare uno strisciante e palpabile senso d’inquietudine, sostenuto come già scritto da una Binoche quanto mai intensa e naturalmente espressiva (fra le sequenze da ricordare quella ad alto tasso sensuale del sesso consumato via telefono, in auto ed il gioco di sguardi nell’approccio con Alex, non più al riparo dello schermo del computer), soffre un po’ nell’inanellare diversi colpi di scena, a cerchi concentrici, prima del finale vero e proprio, mantenendo comunque fino all’ultimo un afflato realistico e disturbante. Vado a concludere ancora con un film francese, inserito sempre nella sezione Biografilm Europa, Le mistère Henry Pick, commedia diretta da Rémi Bezancon, anche autore della sceneggiatura insieme a Vanessa Portal (il soggetto è tratto dall’omonimo romanzo di David Foenkinos), la quale sconfina piacevolmente nel giallo una volta che l’iter narrativo andrà a soffermarsi sulla ricerca volta ad individuare non un misterioso ladro o assassino, bensì l’autore di un libro, Le ultime ore di una storia d’amore, scovato casualmente dell’editor Daphne Despero (Alice Isaaz), fidanzata con un aspirante scrittore (Bastien Bouillon), spulciando tra i tanti tomi depositati all’interno di una particolare libreria sita in un piccolo centro della Bretagna, dedicata alla raccolta dei manoscritti rifiutati dalle case editrici, quindi mai pubblicati.

(Amazon)

L’inedita opera si rivelerà un immediato, enorme, successo editoriale ed attirerà le attenzioni del critico letterario Jean-Michel Rouche (Fabrice  Luchini), il quale stenta a credere che Henry Pick, un modesto pizzaiolo, ora defunto, abbia potuto dare forma ad un tale capolavoro letterario… Forte di un più che valido lavoro di scrittura, con dialoghi accurati, realistici ed ironici, diretto con rara scioltezza nel sostenere le varie situazioni che vanno a presentarsi sulla scena in nome di una compiuta coralità, interpretato ottimamente dall’intero cast, al cui interno emerge per naturalezza e briosità Fabrice Luchini (non dimenticando poi, la gustosa partecipazione di Hanna Schygulla),  Le mistère Henry Pick riesce in pieno nel realizzare l’ intento congiunto di far divertire e riflettere, senza ricorrere, tra l’altro, a comicità corriva, squallidi doppi sensi  o sketch composti a mo’ di estemporaneo collage (ogni riferimento a certe commedie nostrane non è puramente casuale), considerando, infine, come siano frequenti le stoccate elargite ad un sistema editoriale che, infelice universalità, sembra voler premiare  determinati scrittori, costruendone accuratamente impatto sul pubblico e successo, invece che ricercare e sostenere un coinvolgimento,  culturalmente concreto, di potenziali lettori.

 


2 risposte a "Cronache dal Biografilm Festival (terza ed ultima parte)"

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