Celle que vous croyez (Il mio profilo migliore)

Riporto di seguito quanto scritto nel mese di giugno scorso in un articolo relativo ai film visti nel corso della 16ma edizione del Biografilm Festival a Bologna, le mie impressioni su un bella pellicola francese, che affronta nel corso della narrazione tematiche di stringente attualità servendosi di più generi cinematografici, in uscita sui nostri schermi da giovedì 17 ottobre. Si tratta di Celle que vous croyez  (Il mio profilo migliore), presentato nella sezione Biografilm Europa e titolo di apertura della kermesse cinematografica bolognese, che vede alla regia Safy Nebbou, anche autore della sceneggiatura insieme a Julie Peyr e Camille  Laurens, quest’ultima autrice dell’omonimo romanzo dal quale il film è tratto. Interprete principale Juliette Binoche, che offre una intensa, superba, prova recitativa nei panni di Claire, professoressa cinquantenne separata dal marito e con due figli; come spiega alla  psicoterapeuta (Nicole Garcia) intrattiene una relazione con il più giovane Ludo (Guillame Gouix), il quale però non intende andare oltre la mera sporadicità del rapporto fisico, nella forma di una reciproca elargizione. Claire, avvalendosi di un noto social, probabilmente per ritrovare un minimo di fiducia in se stessa, crea un falso profilo, ora è Clara, 24 anni, in tale veste inizia a flirtare con un amico di Ludo, Alex (Francois Civil), un gioco seduttivo che diventerà sempre più insinuante, mantenendo comunque un contatto puramente virtuale, anche se con implicazioni piuttosto intense, finché …

Juliette Binoche

Costruito dal punto di vista narrativo abbracciando più generi (commedia, dramma, thriller), Celle que vous croyez non lascia certo indifferenti nel delineare il realistico, quanto mai attuale, ritratto di una donna che nel tentativo di superare le vicissitudini esistenziali cerca di dare disperatamente un senso alla propria vita, non riuscendo ad accettare, ancora prima che se stessa, la percezione personale della propria immagine,  in particolare quello che gli altri vi vedono, adeguandosi ad un insano modus viventi volto essenzialmente all’esibizione di una vacua corporeità in luogo di una incisiva interiorità, vista quest’ultima quale inopportuno ostacolo. Il film,  diretto con mano ferma da Nebbou nell’avallare uno strisciante e palpabile senso d’inquietudine, sostenuto come già scritto da una Binoche quanto mai intensa e naturalmente espressiva (fra le sequenze da ricordare quella ad alto tasso sensuale del sesso consumato via telefono, in auto ed il gioco di sguardi nell’approccio con Alex, non più al riparo dello schermo del computer), soffre un po’ nell’inanellare diversi colpi di scena, a cerchi concentrici, prima del finale vero e proprio, mantenendo comunque fino all’ultimo un afflato realistico e disturbante.

 


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