Valentina Cortese (1923-2019)

Valentina Cortese (Ciak Magazine)

Per Valentina Cortese, attrice cinematografica e teatrale, morta oggi, mercoledì 10 luglio, a Milano, sua città natale (1923), l’appellativo “diva” per una volta tanto non viene adoperato a sproposito, andando anzi a delineare un suggestivo legame con la sua immagine reale, rendendo in definitiva un’ aura indissolubile di soave fascino ed estrema eleganza, con una presenza scenica che, senza timore di esagerare, credo possa definirsi superba, anche per la  disinvoltura nel passare da ruoli impegnati ad altri più eterei, sempre evidenziando, con naturalezza, una rimarchevole sensibilità interpretativa.
Il debutto sul grande schermo risale al 1941, L’orizzonte dipinto di Guido Salvini, cui seguirono nello stesso anno Primo amore (Carmine Gallone) e Il bravo di Venezia (Carlo Campogalliani), per poi rivestire la prima parte di rilievo diretta da Alessandro Blasetti ne La cena delle beffe, 1942, mentre con Soltanto un bacio (Giorgio C. Simonelli) divenne protagonista assoluta. Da qui in poi, alternata all’attività teatrale, la presenza sul grande schermo di Valentina Cortese divenne piuttosto costante, giungendo ad una novantina di titoli circa fino al 1993, ascrivibili a diversi generi cinematografici e sinceramente non tutti memorabili, fra i quali possiamo comunque ricordare Roma città libera (Marcello Pagliero, 1948), I miserabili (Riccardo Freda, stesso anno, dall’omonimo romanzo di Victor Hugo; uscì al cinema in due parti, Caccia all’uomo e Tempesta su Parigi), dove recitò sia come Fantine che come Cosette una volta adulta, accanto a Gino Cervi ad interpretare Jean Valjean.

(Le Cinema Francais)

Interessante poi qualche film del periodo hollywoodiano, una volta che venne scritturata dalla 20th Century-Fox nel 1948 (Thieves’ Highway, I corsari della strada, 1949, Jules Dassin; Black Magic, Cagliostro, 1949, Gregory Ratoff), così come The Barefoot Contessa (La contessa scalza, Joseph L. Mankiewicz, 1954) o Le amiche (Michelangelo Antonioni, 1955). Rilevanti anche le interpretazioni offerte in Avanzi di galera (Vittorio Cottafavi, 1954), Amore a prima vista (Franco Rossi,1958), Giulietta degli spiriti (Federico Fellini, 1965), Imputazione di omicidio per uno studente (Mauro Bolognini, 1972), The legend of Lylah Clare (Quando muore una stella, Robert Aldrich, 1968), The Assassination of Trotsky (L’assassinio di Trotsky, Joseph Losey, 1972), La nuit américaine (Effetto notte, François Truffaut, 1973, per cui  conseguì, fra l’altro, una nomination all’Oscar come Miglior Attrice non Protagonista). Da menzionare poi la collaborazione  con Franco Zeffirelli (Fratello Sole, sorella Luna, 1972; Gesù di Nazareth, 1977; Il giovane Toscanini, 1988; Storia di una capinera, 1993) e le partecipazioni in Via Montenapoleone (Carlo Vanzina, 1987) e in The Adventures of Baron Munchausen  (Terry Gilliam, 1988). Sicuramente più concentrata, maggiormente densa d’interpretazioni di rilievo, è stata invece  la sua attività teatrale, iniziata nel 1944 (Donne, di Clare Boothe Luce, regia di Lamberto Picasso, Teatro Valle di Roma) e proseguita fino al 2009 (Magnificat di Alda Merini, regia di Fabio Battistini), rimarcando in particolare il sodalizio, artistico precipuamente ma anche sentimentale, con Giorgio Strehler (Arlecchino servitore di due padroni, Carlo Goldoni; I giganti della montagna, Luigi Pirandello; Il giardino dei ciliegi, A. Cechov, andati in scena rispettivamente nel 1963, 1966 e 1973, al Piccolo Teatro di Milano).


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