Intervista al regista Mauro Russo Rouge: “Ira è un film sull’amore e sulla speranza che questo sentimento possa migliorare l’essere umano”

Dopo l’intervista al produttore esecutivo del film Ira, Annunziato Gentiluomo, ora è la volta del regista, Mauro Russo Rouge, col quale ho potuto condividere, grazie di cuore, le tante impressioni scaturite nel corso della visione e subito  dopo.

Mauro Russo Rouge

Mauro, grazie della disponibilità e benvenuto su Sunset Boulevard. Nel visionare il film da te diretto, Ira, oltre a notare l’ottima realizzazione tecnica, ho avvertito la sensazione che tu abbia voluto visualizzare una necessità, un’urgenza, riguardo una ben determinata condizione giovanile di disagio, a partire dall’incapacità di realizzare le proprie aspirazioni, rinunciando in partenza a lottare per buttare giù il muro dell’indifferenza, del degrado. E’ proprio così?

“Sì,è così. C’è malessere, inappagamento, senso di inadeguatezza. Tutto dilaga purtroppo. Ho sentito la necessità di rappresentare tutto questo allo scopo di sensibilizzare il più possibile affinché ciascuno possa avere sempre più chiaro ciò che sta manifestandosi intorno. Non dobbiamo in alcun modo sottovalutare quanto sta accadendo in questo determinato periodo storico. Tutti siamo un po’ responsabili e non possiamo permetterci di far finta che tutto proceda come sempre”.

Ho appreso che il film ha preso il via senza una vera e propria sceneggiatura e in effetti, riporto sempre le mie sensazioni, la narrazione appare in divenire, i vari accadimenti sembrano materializzarsi sotto i nostri occhi “qui ed ora”, assecondando un realismo quasi documentaristico nel pedinare i due protagonisti, “chiudendo” le inquadrature su di loro, estraniandoli dal contesto in cui si trovano a vivere. Quali sono state le difficoltà nel mettere in atto uno stile di regia certo particolare, che, credo, intende anche richiamare l’attenzione partecipe degli spettatori?

(Mescalito Film)

“È un linguaggio che mi appartiene tantissimo. Poco presente nei miei primi due film, con una regia un po’ più classica e convenzionale, ma assolutamente dilagante in Ira e anche nel mio prossimo film, già pronto, C.L.A.B. Quando filmo ho una precisa necessità: far sentire la presenza della telecamera agli attori, che spesso e volentieri veri attori non sono. Tutto questo potrebbe essere paradossale perché un attore, per sentirsi a proprio agio, dovrebbe dimenticarsi della presenza della telecamera. Vero. Verissimo! Ed è proprio questo uno dei motivi per cui lavoro con persone che non hanno alcuna esperienza alle spalle. È tutto più difficile? No. È tutto più semplice, più veloce e… meno costruito. La mia telecamera filma i dettagli più impensabili in qualsiasi momento ed è alla continua ricerca di espressioni che trasmettano sensazioni ed emozioni. Quando filmo in prima persona sono ingombrante poiché maniaco della curiosità.  Ho realizzato i miei primi due film Aberrante e Censurado non come avrei voluto veramente. Troppe maestranze sul set. Troppe pause. Sono cresciuto artisticamente in teatro e sono sempre stato affascinato dalla possibilità di improvvisare. In Ira ho attuato un processo creativo estemporaneo partendo da informazioni di base vere. Inoltre ho ridotto ai minimi tutto, maestranze comprese”.

Un altro aspetto tecnico che mi ha favorevolmente colpito è stato la fotografia, curata da te insieme al montaggio. Non so sei d’accordo, la città di Torino ripresa di notte, assecondando l’illuminazione “naturale”, credo propenda a divenire anch’essa interprete, delineando col suo squallore una sorta di deserto delle anime …

(Bogocine)

“La scelta della luce diegetica mi ha permesso di lavorare senza pause e senza alcun freno. Volevo una periferia sporca e “ruvida”. Il bagliore dei lampioni ha interagito con i due protagonisti creando forme e contenuti. I due protagonisti sono anime perse che vagano accompagnate dal bagliore dei lampioni e delle auto in corsa, ma anche e soprattutto dai suoni. Il suono ha una rilevanza particolare. Con Paolo Armao, il sound designer, abbiamo lavorato proprio sulla possibilità di far diventare il suono un grande protagonista della vicenda. Io credo ci siamo riusciti. C’è riuscito! Paolo ha fatto un lavoro straordinario. Il malessere dei due protagonisti viene enfatizzato dai suoni metallici delle industrie. L’ambiente è onnipresente, ma mai invasivo e anima un contesto deprimente. L’incapacità di esprimersi dei due protagonisti non aliena così lo spettatore”.

(Artiinmovimento)

Nel salutarci, ringraziandoti nuovamente per la disponibilità, mi piacerebbe condividere con te, senza svelare alcunché, le mie impressioni sul finale del film: è possibile vedervi, fra uno sguardo ed uno spontaneo contatto fisico tra i due protagonisti, oltre la conclamazione dell’impossibilità di mutare il contesto in cui ci si trova a vivere, adeguandosi alle sue modalità esistenziali, una possibile speranza, per quanto tenue, di riacquistare l’umanità perduta?

“Certo che sì! Ira è un film sull’amore e sulla speranza che questo sentimento possa migliorare l’essere umano. Io ci credo. Grazie a te Antonio”.

 


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.