Tutti i ricordi di Claire (La dernière folie de Claire Darling)

Verderonne, dipartimento dell’Oise, Alta Francia, tempi nostri. In una opulenta dimora, circondata da un vasto giardino, vive, sola, l’anziana Claire Darling (Catherine Deneuve), attorniata da numerosi oggetti, tutti piuttosto preziosi, come alcuni splendidi automi:le rammentano, pur nell’incedere della demenza senile, i tanti momenti di un’esistenza certo attraversata dagli agi ma non immune da eventi tragici, vedi la morte del figlio primogenito Martin o quella immediatamente successiva del marito, fino ad arrivare al definitivo allontanamento della figlia Marie (Chiara Mastroianni), considerando inoltre che il rapporto fra le due si è mano a mano circoscritto nell’ambito di un reciproco conflitto.
Marie si rifarà viva, dopo circa vent’anni, una volta avvisata dall’amica d’infanzia Martine (Laure Calamy) di come la madre, è il primo giorno d’estate, abbia fatto collocare tutte le suppellettili in giardino, ponendole in vendita ad un prezzo simbolico, noncurante del loro valore economico ma ben consapevole della loro fascinazione mnemonica. Claire, infatti, nottetempo, ha udito una voce che l’avvertiva della sua imminente dipartita e probabilmente intende allontanare dalle paventate ultime ore di vita quanto quei manufatti, ora oggetto di frenetico acquisto da parte dei tanti curiosi accorsi a frotte, possano riportare  dal passato…

Catherine Deneuve (IMDb)

Diretto da Julie Bertuccelli, al suo terzo lungometraggio di finzione dopo i trascorsi documentaristici, anche sceneggiatrice nell’adattare, trasferendo la rappresentazione delle vicende dal Texas alla provincia francese, il romanzo di Lynda Rutledge Faith Bass Darling’s Last Garage Sale, 2012, insieme a Marion Doussot, Mariette Désert, Sophie Fillières, Tutti i ricordi di Claire è una commedia a sfondo drammatico idonea a mettere in scena, con suggestiva, naturale, fluidità una visivamente raffinata alternanza tra passato e presente. Le due citate entità vengono rese in scena nell’ambito di altrettanti piani interscambiabili, fino ad innescare la loro reciproca deflagrazione in virtù dei cortocircuiti mentali di Claire, un’intensa, iconica, Catherine Deneuve nel raffigurare una donna, ormai giunta alla fine del cammino terreno, sempre orfana di qualsivoglia slancio affettivo, segnata dall’incedere temporale più nell’animo che nel fisico.
Una sensazione resa dallo sguardo, rivolto alle persone e alle cose, in apparenza spento ma denso di sottesa malinconia, così come dal riemergere dei ricordi, vividi di mesta incomprensione, visualizzati al tempo presente egualmente alla figlia Marie, una altrettanto intensa Chiara Mastroianni, la cui vita si è mantenuta coscientemente distante da quella della genitrice risultando però similmente rappresa nell’esternazione emozionale.

Chiara Mastroianni (cinematografi)

Julie Bertuccelli, avvalendosi anche dell’apporto di una fotografia (Irina Lubtchansky) nitida e luminosa, che avvolge la suddetta mescolanza fra passato e presente di un’aura densamente onirica, a tratti anche misteriosa nell’insinuarsi di qualche simbolismo (l’apparire costante di una bambina a cavallo dei due piani temporali, probabile allegoria della spensieratezza perduta anzitempo da entrambe le donne), imbastisce un metaforico racconto sull’inidoneità del trascorrere temporale nel lenire ferite destinate a non rimarginarsi mai. L’accumulo “seriale” di oggetti vari appare quale inveterato calmiere di un’aridezza d’animo, suppletivo di una conclamata incapacità d’amare con genuino trasporto umanistico, un demone da affrontare, anche ricorrendo alla pratica di un insolito esorcismo, sulla cui esecuzione andrà a vertere il finale, fino alla manifestazione di una improvvisa esplosione purificatrice, la cui resa però, almeno riporto la mia primaria sensazione, può apparire stridente con quell’atmosfera rarefatta e sospesa che ne ha accompagnato finora l’iter narrativo.

Alice Taglioni

Costruito dal punto di vista visivo assecondando il succedersi degli accadimenti come se si stessero conclamando casualmente qui ed ora dinnanzi alla macchina da presa, alternando soggettività ed oggettività, con una felice sinergia tra scenografia (Emmanuel de Chauvigny) e la citata fotografia nel conferire suggestione evocativa alla fredda corporeità dei vari ninnoli, quadri, mobili, arredi, La dernière folie de Claire Darling, il più indovinato titolo originale, è un film la cui visione suscita, pur con qualche appesantimento sparso lungo il cammino, piacevoli sorprese, sostenuto dalle superbe prove recitative della Deneuve e di Chiara Mastroianni, ma anche del’intero cast, con un particolare plauso ad Alice Taglioni che interpreta Claire da giovane, rimarcandone l’algida psicologia caratteriale.
Si va dunque a delineare un racconto intimistico che rifugge dal visualizzare il “tradizionale” buonismo consolatorio apportato dalla composizione tardiva relativa a recriminazioni e rancori  e conseguente riappacificazione, dando piuttosto sostegno all’amara constatazione che nell’assecondare l’inesorabile fluire del tempo e l’impossibilità di mutare determinati accadimenti che hanno segnato la nostra vita, si dovrà infine giungere ad accettare ciò che si è stati di pari passo con l’impossibilità di mutare ciò che ora si è.

E quando arriva la notte, la notte e resto sola con me la testa parte e va in giro in cerca dei suoi perché Né vincitori, né vinti si esce sconfitti a metà L’amore può allontanarci la vita poi, continuerà (Arisa, La notte, 2012, scritta da Giuseppe Anastasi).

Pubblicato su Diari di Cineclub N. 79- Gennaio 2020

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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