Un ricordo di Juliette Gréco

Juliette Gréco (MAM-E)

Ci lascia la “Musa dell’esistenzialismo francese”, la cantante ed attrice, teatrale e cinematografica, Juliette Gréco, morta ieri, mercoledì 23 settembre, a Ramatuelle. Nata a Montpellier nel 1927, ma cresciuta a Parigi, Juliette fu tra le vittime dell’occupazione nazista: all’età di 15 anni venne infatti incarcerata nelle prigioni di Fresnes, seguendo le sorti della madre, militante della Resistenza; una volta fuori (fonte Treccani) prese lezioni private di recitazione, esordendo come comparsa nel novembre del 1943 al Théâtre-Français in Le Soulier de satin di Paul Claudel, per la messa in scena di Jean-Louis Barrault. In tale ambito prese vita il gruppo di giovani esistenzialisti frequentatori del Tabou, di cui Juliette divenne presto una figura di riferimento, vuoi per l’indubbia presenza scenica, contornata da un fascino sottile e misterioso, vuoi per il caratteristico, profondo, timbro vocale. Carisma da vendere dunque, per un’immagine di cui si avvalsero anche il teatro ed il cinema, in tale ultimo caso dapprima con semplici ruoli simbolici, a sottolineare con la sua presenza i mutamenti di costume in atto nella Francia del tempo.
L’esordio sul grande schermo avvenne con Les Frères Bouquinquant (Louis Daquin, 1948), per poi prendere parte a film come Au royaume des cieux (Nel regno dei cieli, Julien Duvivier, 1949), Orphée  (Orfeo, Jean Cocteau, 1950), Quand tu liras cette lettre (Labbra proibite, Jean-Pierre Melville, 1953), Eléna et les hommes  (Eliana e gli uomini, Jean Renoir, 1956) e divenire protagonista in L’homme et l’enfant (Creature del male, Raoul André, 1956).

(IMDb)

Da ricordare anche l’esperienza hollywoodiana, su spinta del produttore Darryl F. Zanuck, per quanto Juliette non riuscì mai, nonostante l’indole drammatica e la citata carismatica presenza scenica, a replicare  nell’ambito cinematografico quel grande successo che le arrise sul palcoscenico: The Sun Also Rises (Il sole sorgerà ancora, Henry King, 1957), The Naked Earth (Terra nuda, Vincent Sherman, 1957), The Roots Of Heaven (Le radici del cielo, John Huston,1958), Crack in the Mirror (Dramma nello specchio, 1960) e The Big Gamble (Il grosso rischio, 1961), entrambi diretti da Richard Fleischer. Di rilievo, infine, l’interpretazione delle sorelle Laurence e Stéphanie Borel nello sceneggiato televisivo francese Belphégor ou Le fantôme du Louvre (1965) ideato da Claude Barma, dal romanzo scritto nel 1925 da Arthur Bernède, andato in onda su ORTF (4 puntate dal 6 al 27 marzo 1965), ma anche nel nostro paese grazie a “mamma RAI” che col titolo Belfagor ovvero Il fantasma del Louvre  ne curò la trasmissione in 6 puntate, dal 15 giugno al 21 luglio 1966 (dapprima sul Secondo Canale, poi  sul Programma Nazionale, con gli ultimi due episodi).
Juliette partecipò inoltre, una piccola parte, al remake cinematografico Belfagor – Il fantasma del Louvre (Belphégor – Le fantôme du Louvre), diretto nel 2001 da Jean-Paul Salomé.

 


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