Eva contro Eva (All About Eve, 1950)

(Wikipedia)

Broadway, America, 1950, salone della Sarah Siddons Society. Sta per essere consegnato, lo apprendiamo dalla voce del critico teatrale Addison DeWitt (George Sanders), l’annuale premio Sarah Siddons alla migliore attrice di teatro: la vincitrice è la giovane promessa Eve Harrington (Anne Baxter). Fra i presenti in sala, insieme al citato DeWitt, vi sono quelle persone che, in vario modo, hanno contribuito alla sua affermazione: la celebre attrice Margo Channing (Bette Davis), sposata con il regista Bill Simpson (Gary Merrill), Karen (Celeste Holm), moglie e collaboratrice del drammaturgo Lloyd Richards (Hugh Marlowe), l’impresario Max Fabian (Gregory Ratoff). Dai ricordi di Karen apprendiamo come proprio grazie a lei Eve riuscì ad attirare su di sé le simpatie di Margo e poi del suo entourage, una volta che la presentò come una sua fan accanita, e la fece entrare nel camerino, dove iniziò a raccontare i trascorsi di una mesta esistenza: i genitori contadini, la passione per la recitazione fin da bambina, che la portava a considerare la fantasia più reale della quotidianità, il lavoro come segretaria in una fabbrica di birra a Milwaukee, la perdita dell’amato marito in guerra… Un commovente racconto, bastevole ad entrare nelle grazie di Margot, che l’assumeva in veste di tuttofare, anche se col passare del tempo cominciava a dubitare della sua buona fede (“mi studia come fossi un’opera teatrale”), rendendosi conto, quarantenne, di non essere più adatta a rivestire ruoli da giovane donna. Ed infatti Eve, approfittando dell’ingenuità di Karen, riusciva non solo a divenirne la sostituta in una commedia, calcando finalmente le scene per essere poi magnificata in un articolo da DeWitt, ma ordiva ulteriori inganni, fra tentativi di sedurre il regista Simpson (non riusciti) ed il commediografo Lloyd (riusciti in parte), fino ad arrivare ad ottenere il ruolo di protagonista.

Bette Davis (Wikipedia)

Il flusso dei ricordi s’interrompe, siamo nuovamente alla scena iniziale, il premio è ormai nelle mani di Eve, che con la consueta affabilità e falso candore ringrazia quanti l’hanno aiutata a raggiungere l’agognato traguardo, da Margo in poi. Il suo gioco però è ormai scoperto ed intuita l’ostilità che la circonda, Eve si ritira nel suo appartamento, dove l’attende un’ammiratrice, la giovane studentessa Phoebe (Barbara Bates), mite, ingenua, una grande passione per il teatro ed una totale ammirazione nei suoi confronti, pronta a candidarsi come assistente tuttofare… Intanto, mentre Eve riposa, indossa il suo vestito, rimirandosi allo specchio con il premio in mano…Scritto, sulla base del racconto The Wisdom Of Eve di Mary Orr (pubblicato su Cosmopolitan del maggio 1946), e diretto da Joseph L. Mankiewicz, All About Eve contiene in sé tutti gli elementi propri della cinematografia di un autore che, riportando un’affermazione di François Truffaut, “Hollywood ha condannato a lucidare mobili anche se voleva demolire muri”, rimarcandone così la poliedricità esternata nell’arrembante cimentarsi in diversi generi cinematografici e nel porli al servizio di una personale visione esistenziale, preferendo suffragare una certa classicità anziché uno slancio propriamente innovativo. Ecco allora stagliarsi all’interno della messa in scena la grande passione per il teatro, con particolare attenzione all’allestimento scenografico e alla predominanza dei dialoghi rispetto alle immagini, da cui consegue la rilevanza offerta alla psicologia dei personaggi, senza dimenticare l’acuirsi progressivo degli elementi melodrammatici o il ricorso ad espedienti narrativi quali il flashback e la voce fuori campo.

Anne Baxter e Celeste Holm (Pinterest)

Mankiewicz in All about Eve dipinge un ritratto a tinte forti, tanto raffinato quanto caustico, del mondo del teatro, offrendone una duplice visione, come appare agli occhi degli spettatori e come realmente è. Gli strali lanciati dal sagace cineasta possono rinvenire eguale bersaglio nel dorato ambiente di Hollywood o dello spettacolo in genere, ieri come oggi. L’ottimo lavoro di scrittura esalta i serrati dialoghi, intrisi di ironia cinica ed amaro sarcasmo, i quali, riprendendo quanto già scritto nel corso dell’articolo, prevalgono sull’azione, per puntare essenzialmente sul fascino della parola, così come espressa in scena dagli attori, trovando quindi opportuno risalto nella voce fuori campo dell’elegante e sardonico critico interpretato da un ottimo Sanders. La narrazione viene ravvivata dall’innesto al suo interno di più digressioni temporali, volte a togliere il coperchio dell’esteriore e fascinoso luccichio al Vaso di Pandora, dal quale andrà a fuoriuscire tutto il putridume proprio di comportamenti ambigui e vanesi, per il tramite del progressivo rivelarsi della vera natura di Eve e del suo confrontarsi con quanti quell’ambiente lo conoscono bene, a partire dalla Margo interpretata magnificamente dalla splendida Bette Davis. Quest’ultima, con non pochi riferimenti autobiografici, offre il ritratto di una donna apparentemente cinica e capricciosa, ma in realtà piuttosto fragile, consapevole, fra malcelato vittimismo e gelosia a stento trattenuta, del tempo che passa e della fugacità del successo, tanto da sperare di trovare la felicità, o qualcosa che le assomigli, nel matrimonio.

Davis e Gary Merrill (Turner Classic Movies)

E’ lei a guidare la cordata, nella sequenza dei festeggiamenti per il compleanno di Bill, al culmine della disillusione portata a galla da qualche Martini di troppo (“Allacciate le cinture gente, stasera c’è aria di burrasca“), che condurrà alla rivelazione della vera natura di Eve, celata sotto la consueta veste da gatta morta, con cui tutti dovranno presto fare i conti, anche se lo smascheramento finale verrà conclamato da DeWitt, impedendole ulteriori mire nell’imporle appartenenza reciproca: si meritano a vicenda, alla luce di un identico disprezzo per l’umanità congiunto all’impossibilità d’amare e di essere amati, senza dimenticare l’ambizione senza freni, succedanea del talento propriamente detto. Da ricordare all’interno della fulgida rappresentazione orchestrata da Mankievicz, l’ottimo lavoro relativo al montaggio (Barbara McLean) e alla fotografia (Milton Krasner), insieme alla cura profusa riguardo scenografie (Lyle Wheller, George W. Davis, Thomas Little, Walter M. Scott), costumi (Edith Head e Charles LeMaire) e sonoro (Thomas T. Moulton), che trovano sinergica sublimazione nella sequenza della consegna del premio ad Eve.

(Hotelzodiacobolsena.site)

Vediamo la sua figura contornata da una luce soffusa, simbolo di quell’aurea notorietà testimoniata dagli scroscianti applausi, cui fanno da contraltare i primi piani dei volti di Margo e compagnia, a rendere invece evidente tutta l’amara consapevolezza di come sia arrivata fin lì e del conto che prima o poi la donna si troverà a pagare. Emblematico anche il ruolo ricoperto da una quasi debuttante Marilyn Monroe, nei panni di Miss Casswell, attricetta in ascesa pronta ad ingraziarsi il produttore di turno, e rimarchevole a a tutt’oggi la potenzialità espressiva della sequenza finale, con l’immagine della giovane fan di Eve metaforicamente moltiplicata negli specchi, geniale visualizzazione di un’immortale rincorsa all’apparire, all’affermazione della pura immagine, tra il diritto al quarto d’ora di celebrità prospettato da Warhol e il reclutamento fra le fila degli odierni “morti di fama” (Aldo Grasso). All About Eve conseguì, fra l’altro, sei premi Oscar (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior attore non Protagonista, George Sanders, Miglior Sceneggiatura non Originale, Migliori Costumi, Miglior Sonoro) ed il premio per la miglior interpretazione femminile, Bette Davis, insieme a quello Speciale della Giuria per Mankiewicz alla quarta edizione del Festival di Cannes.


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