Ricordando Libero De Rienzo: Santa Maradona (2001)

(MyMovies)

Torino, inizio anni 2000. Andrea Straniero (Stefano Accorsi) e Bartolomeo, Bart, Vanzetti (Libero De Rienzo), prossimi ai trent’anni, dividono appartamento ed aspettative esistenziali, per quanto queste ultime vengano esternate con modalità diverse. Entrambi laureati in Lettere, appassionati di calcio, cinema e letteratura, l’uno ha reso la ricerca di un lavoro il suo precipuo impiego (ci sarebbe anche l’attività di clown ai compleanni, ma il nostro può contare solo su due affezionati clienti…), l’altro si definisce critico letterario, sublimando una volta al mese il copia-incolla di quanto inviatogli da un cugino siciliano, mentre il resto del tempo l’impiega per poltrire sul divano o dissertare sulla qualunque con fare cinico ed indolente, cui non è estranea una certa disillusione, senza dimenticare i variopinti vagheggiamenti su vari episodi di “cronaca vera”. Vi sarebbe anche un terzo coinquilino, Pier Paolo, disperso da mesi in quel di Lione e che sarà protagonista di un ritorno “stupefacente”. Indietro col pagamento dell’affitto di parecchie mensilità, specializzati in furti occasionali quali subitanea spinta motivazionale, aventi quale oggetto libri e computer, i due hanno un’amica in comune, l’italo-indiana Lucia (Mandala Tayde), che lavora nel ristorante paterno e vive un amore infelice. Andrea ha appena lasciato la sua ragazza Dolores (Anita Caprioli), coetanea insegnante d’italiano ed attrice teatrale, conosciuta casualmente ed immediato colpo di fulmine, una volta che questa gli ha rivelato di essere andata a letto col regista della piece di cui è ormai protagonista, due giorni prima del loro incontro; tornerà faticosamente su i suoi passi grazie ad una presa di posizione esternata da Bart, un discorso prossimo all’autoanalisi che porrà ambedue di fronte alle reciproche responsabilità, fino alla “estrema” decisione di “provare a sistemare le cose”…

Stefano Accorsi e Libero De Rienzo (Il Post)

Esordio nei lungometraggi di Marco Ponti, anche autore di soggetto e sceneggiatura, Santa Maradona (già titolo di una canzone dei Mano Negra) è un film che, a parere di chi scrive, va necessariamente considerato nell’ambito del suo periodo di realizzazione, così da valutarne concretamente tanto l’impatto sociologico quanto quello cinematografico: riguardo il primo aspetto, ecco la descrizione della vita di due “diversamente giovani”, vicini ai trent’anni, costantemente in bilico fra strascichi d’immaturità post adolescenziale ed opportunità, volutamente non colte, d’inserirsi nella vita reale e propriamente adulta, della quale sembrano rifiutare le regole (Andrea si vanta della loro “non esistenza” per lo Stato e la società in genere, in quanto affittuari in nero e privi di un reddito valutabile), preferendole la provvisorietà, congiunta all’assecondare e subire i vari accadimenti piuttosto che tentare almeno di gestirli ed adattarli alla propria condotta esistenziale; riguardo invece il secondo ambito, fra una strizzatina d’occhio a Clarke (Kevin Smith, 1994) ed una pacca sulla spalla, fra gli altri, a Quentin Tarantino, come già notato da molti critici all’uscita del film, Ponti cerca, riuscendovi in parte, di smarcarsi dallo già stereotipato dramma generazionale (vedi il coevo L’ultimo bacio, Gabriele Muccino), facendo leva su una scrittura brillante, densa di dialoghi (spesso al limite della verbosità, ad onor del vero), e sulla valenza recitativa dell’intero cast, per quanto le interpreti femminili fatichino ad acquisire una dimensione caratterizzante, al di là dei consueti cliché. Fra quelli maschili risalta la naturalezza espressiva esternata da De Rienzo, scomparso lo scorso 15 luglio, nel conferire corpo ed anima al personaggio di Bartolomeo Vanzetti, nome che richiama l’anarchico giustiziato in America il 23 agosto del 1927, insieme a Federico Nicola Sacco, per quanto il diminutivo Bart potrebbe anche riferirsi alla piccola peste di casa Simpsons.

Mandala Tayde. De Rienzo, Accorsi, Anita Caprioli (Corriere Torino- Corriere della Sera)

Un sovversivo suo malgrado nel far sì che il mondo possa rientrare all’interno di una personale visione dove ironia, atteggiamento sprezzante e disincanto vanno a costituire una deflagrante miscela idonea a far esplodere l’ordinarietà quotidiana, adattandola a sua immagine e somiglianza. Accorsi dal canto suo ripropone il rodato personaggio del “buon nevrotico”, intento a coltivare un’evidente sindrome di Peter Pan come un fiore, citando il poeta, incapace di gestire una relazione sentimentale al di là della pura e semplice manifestazione di un’estemporanea fisicità, pronto a schivare qualsiasi responsabilità nel caso gli si pari davanti la possibilità di un rapporto concreto, da costruire giorno per giorno. Egualmente si sottopone ai tanti tanti colloqui lavorativi consapevole del loro fallimento, quando non si adopera a coadiuvare la predisposizione al riguardo, congruo espediente per ritardare il più che probabile impiego assicuratogli da un parente, venditore di box per doccia. L’iter narrativo di Santa Maradona procede veloce e spesso ripetitivo come un videoclip, una sequenza dietro l’altra, rivelando a tratti qualche felice, ma non del tutto innovativo, guizzo registico, come nella sequenza in cui Dolores rivela ad Andrea di aver fatto l’amore col regista due giorni prima che si conoscessero, quando una digressione temporale ci riporta indietro, al momento del loro incontro, per poi ritornare al presente. Il tutto avallando uno stile sempre scanzonato, per non scrivere cazzeggiante, pardon, aderendo agli andamenti umorali dei due protagonisti, per approdare infine ad un finale aperto e dal retrogusto metaforico, che cita la sequenza finale del film Butch Cassidy and the Sundance Kid (George Roy Hill, 1969), lasciando quindi intuire un possibile slancio volto a migliorare le reciproche esistenze, sempre nell’ottica, probabilmente, propria di due losers slegati da tutto e da tutti ma comunque forti della propria riconquistata individualità. David di Donatello 2002 a Marco Ponti, miglior regista esordiente, e a Libero De Rienzo, miglior attore non protagonista, fra i premi conseguiti.


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