Un biglietto in due (Planes, Trains and Automobiles, 1987)

New York City, anni ’80. L’agente di marketing Neal Page (Steve Martin) attende con ansia la conclusione di una riunione: il dirigente è indeciso su quale reclame scegliere riguardo un prodotto e il nostro teme di perdere il volo prenotato da tempo per Chicago, dove moglie e figli l’attendono, così da trascorrere insieme il Giorno del Ringraziamento. Una volta che la selezione sarà rimandata a dopo il giorno di festa, Neal andrà incontro a varie disavventure nel reperire un taxi per giungere in tempo all’aeroporto, arrivando addirittura a pagare un avvocato traffichino che si era accaparrato il mezzo prima di lui… Peccato però che vi sia già salito un corpulento signore dall’aria paciosa, che Neal avrà poi modo di conoscere nella sala d’attesa, trovandoselo come non propriamente desiderato compagno di viaggio in aereo: si tratta di Del Griffith (John Candy), rappresentante di anelli per doccia, piuttosto petulante ed invadente, al contrario di Neal, schivo e rigido. A partire da una violenta nevicata che li bloccherà a Wichita, con tanto di turbolenta notte trascorsa insieme nella modesta camera di un motel, i due andranno incontro ad una vera e propria odissea primo di giungere alla meta agognata, giusto in tempo per il giorno di festa: furto del denaro, scambio fortuito delle reciproche carte di credito, treni che si guastano lungo il tragitto, viaggi in autobus o su di un’auto a noleggio, quest’ultimo particolarmente periglioso fra uscite di strada ed incendio del veicolo, per non parlare degli scontri fisici e verbali, sempre avviati da Neal, anche con altre persone, mentre Del si dimostra molto più accomodante nonché abile nel cavare entrambi dai pasticci. Comunque sia il compassato agente che il vulcanico rappresentante apprenderanno qualcosa dall’estenuante viaggio, a partire dalla necessaria immedesimazione con il prossimo…

John Hughes (Wikipedia)

Lo sceneggiatore e regista John Hughes, scomparso nel 2009, è stato fra gli autori più emblematici della commedia americana degli anni ottanta, almeno nel senso che ha comunque lasciato un segno nella cinematografia statunitense in virtù di quel felice mix di ironia e sensibilità, a volte anche con un tocco sofisticato, con cui ha caratterizzato le sue opere, riuscendo così a descrivere piccoli spaccati di vita insinuandosi nella normalità del quotidiano di un’ America che dopo il carrierismo rampante cominciava ad interrogarsi sulla perdita degli antichi valori e sull’importanza dei sentimenti. Il suo esordio sul grande schermo risale al 1982, come sceneggiatore di Riunione di classe (National Lampoon’s Class Reunion, Michael Miller), anche se già due anni prima aveva collaborato alla stesura del plot de Il segreto di Nikola Tesla (Tajna Nikole Tesle, Krsto Papić), mentre del 1984 è il suo debutto in qualità di regista con Sixteen candles-Un compleanno da ricordare, a cui seguiranno titoli quali The Breakfast Club, La donna esplosiva (Weird Science), entrambi del 1985, Una pazza giornata di vacanza (Ferris Bueller’s Day Off, 1986). Probabilmente il film di cui si scrive in quest’articolo, Un biglietto in due (una volta tanto un titolo italiano azzeccato), da Hughes scritto, diretto e prodotto, è la sua realizzazione più riuscita, nonché amata dal pubblico, una commedia in salsa road movie, il cui iter narrativo si dipana gradualmente come un cocktail, agitato, non mescolato, di irresistibili gag comiche, spesso paradossali, le quali vanno a confluire con naturalezza verso toni amari e malinconici, dando vita ad una forza empatica non comune riguardo le vicende narrate e la sorte dei due protagonisti.

Steve Martin e John Candy

L’ abilità di Hughes consiste nel creare una particolare simbiosi fra il lavoro di scrittura e la bravura interpretativa profusa dagli attori, senza ricorrere a facili volgarità o andare incontro a cadute di stile, facendo sì che possano trovare sinergica integrazione due diversi tipi di comicità, una più elegante, misurata, spesso giocata sulla mimica, propria di Steve Martin, scaturente dal contrasto tra quanto gli accade intorno e le sue reazioni ed espressioni facciali, l’altra, espressa da Candy, certo più “corporale” e spontanea, che tende ad accompagnare gli eventi più che subirli; evidente poi, nell’esteriorizzare i suddetti atteggiamenti, un richiamo alle “vecchie” comiche, in particolare a quelle con protagonisti Stan Laurel ed Oliver Hardy, come si può notare quando volgono il loro sguardo complice e attonito verso la telecamera una volta incorsi in uno tra i tanti incidenti di percorso, l’incendio improvviso dell’auto che avevano noleggiato, dopo essere scampati ad uno scontro frontale con due tir, causa improvvido cambio di corsia. Tante le sequenze spassose, una su tutte il risveglio dei due abbracciati a letto, con le mani di Ed poste fra “quelle che non sono cuscini”, cui segue, quale superamento dell’imbarazzo nei confronti di una promiscuità affettuosa fra persone dello stesso sesso cui non si è avvezzi, una mascolina dissertazione sulle sorti della squadra dei Bears.

(Vulture)

Rimarchevole poi la cura nel tratteggiare la psicologia dei due protagonisti, Neal chiuso, sprezzante, a volte cinico e intollerante, mentre Del è quanto mai aperto, accomodante, allegro, solare, nonostante si porti dietro il ricordo della moglie prematuramente scomparsa e sia ben conscio della sua invadenza nell’approcciarsi, nel tentativo di rimediare un minimo di contatto umano: i due fungeranno da cartina di tornasole l’uno nei confronti dell’altro, fino ad individuare i propri limiti, sia nei confronti di se stessi che del prossimo, superando con il calore di una sentita amicizia l’angoscia propria della recita quotidiana sul palcoscenico della vita. Un piccolo grande film, che si (ri)vede sempre con piacere, autentico cult senza tempo nel suo realistico rincorrersi di comicità e riflessione. Da quanto appreso da varie fonti gironzolando sul web, è in fase di sviluppo un remake che vedrà protagonisti Will Smith e Kevin Hart.

(The Wrap)

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