Un ricordo di Enzo Facciolo

Enzo Facciolo (Corriere del Ticino)

Ci lascia il fumettista e disegnatore Enzo Facciolo, morto ieri, venerdì 13 agosto, a Milano, sua città natale (1931), papà grafico del “Diabolik definitivo”, personaggio cui conferì infatti quegli stilemi che non solo contribuirono ad una sempre maggiore affermazione del “fumetto del brivido”, creato nel novembre del 1962 dalle sorelle Angela e Luciana Giussani per i tipi dell’Astorina, ma vennero anche adottati come esempio da seguire dagli altri disegnatori che si susseguirono negli anni a dar vita su carta alle avventure dell’uomo dai mille volti, il re del terrore, emulo dichiarato di quel Fantomas nato nel 1911 dalla penna di Marcel Allain e Pierre Souvestre, continuando così la migliore tradizione del giallo-noir, con echi da feuilleton, attualizzata in un insolito (anche per il formato) fumetto nero, inedito e innovativo nell’ambito dei comics nostrani. Prima dell’ingresso all’Astorina, Facciolo frequentò la Scuola d’Arte al Castello Sforzesco per poi fondare uno studio d’animazione, arrivando così a collaborare nel 1954 con i fratelli Pagot: insieme ad una squadra di animatori per circa un anno contribuirà alla realizzazione di cortometraggi e spot pubblicitari. Del 1959 è l’esordio nel fumetto, quando sceneggiò e disegnò per le Edizioni Domai una breve serie, Clint Due Colpi, mentre nel 1963 ecco l’incarico delle citate sorelle Giussani di ridefinire le fattezze grafiche del genio del male, così come degli altri personaggi dell’albo. L’avvio sarà dato dal n. 10 dell’ottobre 1963, L’impiccato. anche se in questa storia l’inafferrabile criminale è quasi sempre sotto mentite spoglie, per cui sarà nel numero successivo, Trappola infernale, che il nostro rivelerà inedita caratterizzazione grafica, aderendo alla richiesta delle Giussani di prendere ispirazione dal volto dell’attore Robert Taylor e dal fisico del Tarzan cinematografico rappresentato da Johnny Weissmuller: sopracciglia meglio definite, finalizzate ad accentuare lo sguardo glaciale, valorizzazione della mimica facciale, la già mitica calzamaglia nera dotata ora di un cappuccio/maschera non più grezzo ed informe.

Egualmente Facciolo contribuirà alla ristilizzazione del dannato ispettore Ginko, così come della bellissima Eva Kant, più compiutamente orientata verso le fattezze di Grace Kelly, e alla caratterizzazione della duchessa Altea di Vallenberg, al suo esordio nell’albo n. 22, 10 ottobre 1964, Il grande ricatto, cui diede ispirazione la splendida modella ed attrice Capucine, lavorando quindi ad oltre duecento episodi, fra i quali da citare il mitico Diabolik, chi sei?, albo n.5, anno VII, 1968, con la collaborazione di Glauco Coretti. Lascerà l’Astorina nel 1979, per rientrarvi nel 1998, così da dedicarsi alla grafica pubblicitaria, aprendo anche un’agenzia (Ronne Bonder Studio, poi ribattezzata Meta) e dedicandosi a varie reclame. Inevitabile concludere con quanto possa apparire ovvio, ovvero che il nome di Facciolo resterà per sempre legato a quello sguardo glaciale e magnetico incorniciato dalla maschera nera, rivolto alle sue vittime o, libero da essa, appena velato da un’impercettibile dolcezza, alla compagna e complice di una vita, senza dimenticare le movenze atletiche e feline nell’atto di lanciare (swisss!) un ben calibrato pugnale, immagine non a caso tuttora logo dell’Astorina, ispirato ad un suo disegno per la pagina d’apertura dell’albo Sangue per un diamante (n.114, 1 gennaio 1970). Chissà se una furtiva lacrima, in quel magico mondo della Fantasia in cui non può che far bene rifugiarsi ogni tanto, sia venuta fuori da quegli occhi grigi e freddi come l’acciaio…succede anche ai migliori… “Guarda lassù! Il Corsaro Nero piange” (Carmaux rivolto a Wan Stiller, una volta che il citato Corsaro avrà affidato al mare, su una scialuppa, l’amata Honorata, figlia dell’odiato Wan Guld, da Il Corsaro Nero, Emilio Salgari, 1898), giusto per fare un esempio. Grazie Enzo, buon viaggio.

(Universo Libri)
(Catawiki)

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