
New York, anni ’40. La prestigiosa testata New York Chronicle può vantare all’interno della redazione validi giornalisti: in particolare risaltano le firme di Tess Harding (Katharine Hepburn), brillante editorialista politica, nonché fluente poliglotta (il padre ha un passato da ambasciatore) e Sam Craig (Spencer Tracy), giornalista sportivo piuttosto competente. Quando lei all’interno di una trasmissione radiofonica afferma che trovi strano come in un periodo di guerra si dia tanta importanza ad uno sport quale il baseball, mentre potrebbe essere facilmente sospeso per tutta la durata del conflitto, lui le risponde per le rime all’interno della sua rubrica, dando vita a tutta una serie di punzecchiature reciproche a mezzo stampa. Richiamati dal direttore, il giornale non può essere teatro di tale “singolar tenzone”, s’impone una tregua.
Non resta che provare a conoscersi meglio, quindi Sam invita Tess allo Yankee Stadium, così da assistere ad una partita di baseball, ma anche qui sorgeranno malumori e frecciatine, visto che la collega non conosce le regole del gioco e vani saranno i tentativi di fornirle spiegazioni. Tess gli renderà presto pariglia, invitandolo a casa sua, per quello che Sam pregusta come un romantico tête-à-tête e che invece si rivelerà essere un fastoso party, con invitati di varia nazionalità. Nell’alternarsi di giochi seduttivi e scaramucce varie, la coppia giungerà presto al matrimonio, ma, tra una prima notte che vede l’arrivo di un profugo iugoslavo insieme al suo seguito e degli amici di Sam a dare man forte, per non parlare di una dolce attesa che prende le forme dell’adozione di un bambino greco rifugiato, la vita coniugale riserverà presto delle sorprese.

Sam infatti si sente trascurato dalla consorte, determinata giustamente a perseguire i propri obiettivi lavorativi, che la condurranno a breve all’attribuzione del premio di “Donna americana dell’anno”… Primo film di altri otto che Katharine Hepburn girò insieme a Spencer Tracy, dando il via anche ad una relazione sentimentale che durò fino al 1967, anno della morte dell’attore, The Woman of The Year affronta tematiche tuttora attuali riguardo la parità tra uomo e donna nel poter conciliare vita e lavoro. Queste si sviluppano nel corso della narrazione grazie all’ottimo lavoro di sceneggiatura ad opera di Ring Lardner Jr. e Michael Kanin, con il contributo della stessa Hepburn, che suggerì qualche modifica nei dialoghi, entusiasta di un soggetto che traeva ispirazione dalla figura di Dorothy Thompson, una giornalista e conduttrice radiofonica americana all’epoca molto influente.
La regia è di George Stevens, uno dei più grandi registi della Hollywood classica, autore estremamente versatile nello spaziare fra i vari generi, dalla commedia al melodramma, dal musical al western, nonché particolarmente attento in ogni dettaglio alla composizione della messa in scena ed incline a valorizzare la bontà recitativa degli attori, come evidenziato nella pellicola in esame. Sfruttando soprattutto i primi piani il cineasta esalta le caratteristiche psicologiche e comportamentali dei due protagonisti, del resto coincidenti con quelle proprie della loro vita reale: ad una Hepburn particolarmente brillante ed elegante nei panni di una professionista fortemente determinata, che alterna momenti di dolcezza ad altri di pugnace contrapposizione, si contrappone l’agire calmo e ponderato del collega, anche quando è spinto dall’impulso, esternando comunque qualche mugugno a mo’ di disappunto.

In questo modo va in scena una sorta di partita a tennis tra opinioni divergenti e saldo mantenimento della diversità di genere, con un equilibrio che va a concretarsi, non senza qualche incrinatura, sul sentimento amoroso e su di una sottesa eroticità. Quest’ultima è evidente in particolare nella sequenza in cui Sam e Tess sono seduti al tavolo di un bar, quando lui le propone di sposarsi, esaltata dai primi piani e dall’intersecarsi di luce ed ombra sui volti. Altre sequenze invece sono attraversate da un sottile umorismo nel marcare le diversità caratteriali e di genere, come quelle della prima volta di Tess nell’assistere ad una partita di baseball o di Sam partecipante suo malgrado ad un incontro sui diritti delle donne.
Ecco perché The Woman of the Year si rivela a tutt’oggi quale opera particolarmente moderna, considerando come descriva, anche con una certa ironia, i rapporti tra i due sessi nell’ambito, felice intuizione, di un’identica situazione lavorativa. Viene sublimata inoltre, riprendendo quanto già scritto, una sottile fascinazione erotica, ancora più intrigante considerando come sia quasi sempre la donna a prendere l’iniziativa, anticipando le avance maschili. È quindi un peccato, ma forse se ne è persa traccia, che non si sia ancora pensato, proprio a suggello della perspicacia espressa a livello di scrittura, ad un ripristino del finale originale, soppresso causa i malumori espressi dal pubblico durante le proiezioni di prova, dove, tra l’altro, Tess sostituiva Sam nel commentare la cronaca di un incontro di boxe.

La nuova conclusione, su iniziativa congiunta di Louis B. Mayer, del produttore Joseph L. Mankiewicz e del regista George Stevens, venne scritta da John Lee Mahin (non accreditato) e diede vita ad una sorta di “comica finale” ad alto tasso di maschilismo punitivo, dove Tess si prodiga, con risultati disastrosi, nel preparare la colazione al marito. Quest’ultimo, dopo aver assistito silente allo sfacelo, andrà a proclamare il compromesso conciliante da inserire nella cornice del “buon matrimonio borghese”, ovvero, come nel finale originale, di volere accanto a sé “Tess Harding Craig”, una sorta di Giano Bifronte, metà donna in carriera e metà “angelo del focolare”…

Un epilogo che, riprendendo le parole di Molly Haskell, critica cinematografica che ha curato la rassegna dedicata alla Hepburn nell’ultima edizione del festival bolognese Il Cinema Ritrovato, “non sembra più così arcaico in un momento segnato dal ritorno del conservatorismo”. Woman of the Year ottenne un Oscar per la Migliore Sceneggiatura Originale; nel 1976 ne venne girato un remake televisivo per la CBS, interpreti principali Joseph Bologna e Renée Taylor, mentre nel 1981 andò in scena a Broadway un adattamento in forma di musical, protagonista Lauren Bacall.
Pubblicato su Diari di Cineclub N.146- Febbraio 2026





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