Addio a Rosanna Schiaffino, diva dimenticata

Rosanna Schiaffino
Rosanna Schiaffino
Sabato 17 ottobre 2009 è morta a Milano l’attrice Rosanna Schiaffino, dopo aver lottato per circa vent’anni contro un tumore al seno.
Tipica bellezza mediterranea, corpo sensuale e sguardo ammaliante, la Schiaffino, nata a Genova il 25 Novembre 1938, dopo essersi fatta notare in molti concorsi di bellezza inizia a lavorare come fotomodella, per poi esordire sul grande schermo nel ’56 in Totò, lascia o raddoppia? di Camillo Mastrocinque ed arrivare così ad interpretare il ruolo di una infelice promessa sposa ne La sfida, (Francesco Rosi, ’58), film molto bello e coraggioso sulla camorra, che descrive una Campania sino ad allora inedita, vincitore del Leone d’argento-Gran Premio della Giuria a Venezia.

Questo ruolo, come quello di Rossana ne La notte brava, ’69, di Mauro Bolognini, altro film innovatore ed audace per i tempi, scritto da Pier Paolo Pasolini nel tipico linguaggio dei “ragazzi di vita” del sottoproletariato delle borgate romane, mettono chiaramente in evidenza come la sua indiscutibile bellezza poteva essere tranquillamente messa al servizio di storie drammatiche, o usata in funzione narrativa, qualità di cui il nostro cinema non si rese conto.

Lo stesso Alfredo Bini, produttore che sapeva vedere lontano, suo primo marito, non seppe sempre sfruttare queste sue doti, tanto che la sua carriera è un alternarsi tra produzioni minori, tipo il genere peplum o commedie farsesche, e titoli di qualità, come l’episodio Illibatezza, diretto da Roberto Rossellini, del film Ro.Go.Pag (’63), massacrato dalla censura del tempo, o La corruzione, ’63, riduzione da parte di Bolognini di un romanzo di Alberto Moravia, per arrivare al suo ruolo probabilmente più famoso, nel ’65, dove si evidenziano le sue doti interpretative capaci di notevoli sfumature, quello di Madonna Lucrezia nella riduzione, ad opera di Alberto Lattuada, della commedia di Machiavelli La mandragola, dove recita a fianco di Totò, che interpreta Frate Timoteo. Per questa interpretazione ricevette una Targa D’Oro ai David di Donatello.

Testimoniano poi la sua duttilità, i ruoli in coproduzioni internazionali ( era il periodo della “Hollywood sul Tevere”), quali Due settimane in un’altra città (Vincente Minnelli, ’62), con Kirk Douglas o L’avventuriero ( Terence Young, ’67), mentre alla fine degli anni sessanta accompagna, purtroppo, un cinema italiano che sfrutta all’inverosimile i vari generi, trasferendosi anche in Spagna, sempre coinvolta in produzioni minori, per poi dare l’addio alle scene nel ’77, pur rientrandovi con la tv nello stesso anno, grazie allo sceneggiato Don Giovanni in Sicilia, diretto da Guglielmo Morandi e tratto dal romanzo di Vitaliano Brancati.

Il resto della sua vita è dominata da tanta, troppa, cronaca rosa ( il matrimonio con l’imprenditore Giorgio Falck, il divorzio da questi), e dall’ insorgere della malattia, vissuta con dignitoso riserbo, che ci ha portato via una delle nostre ultime dive, dimenticata anzitempo, con il rimpianto di non averne saputo sfruttare tutte quelle sue potenzialità che andavano ben oltre l’innegabile fascino.


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