Intervista a Gianvito Casadonte

Gianvito Casadonte

Gianvito Casadonte

Laureato in arti e scienze dello spettacolo alla Università La Sapienza di Roma, Gianvito Casadonte è direttore artistico della società di produzione Inspire Production, con sede a Montepaone (CZ), della quale è titolare insieme al fratello Alessandro; nel 2003 è in televisione con la trasmissione Mudù, prodotta sempre dalla Inspire, in onda sulla emittente privata Telespazio Calabria, l’anno seguente fonda e dirige il Magna Grecia Film Festival, vera e propria fucina di giovani talenti. Nel 2006 produce lo spettacolo teatrale Lisa, per la regia di Lorenzo Gioielli, che vede protagonista Alba Rohnwacher, attrice scoperta proprio dal vulcanico Casadonte e che da qui inizia la sua scalata al successo, nel 2008 il film 13 di Giuseppe Petitto e il documentario di Mario Monicelli Vicino il Colosseo c’è Monti, evento speciale alla Mostra del Cinema di Venezia dello stesso anno.

Lei è fondatore e direttore del Magna Grecia Film Festival, che dal 2004 si dedica totalmente alle opere prime, valorizzando così i giovani autori italiani; grazie alla collaborazione con Pierre Todeschini, direttore artistico del Festival di Annecy, viene garantito all’opera vincitrice l’accesso di diritto a tale festival. Varie personalità del nostro cinema si sono susseguite a far parte della giuria (Mario Monicelli, Ugo Gregoretti, Citto Maselli, Ettore Scola), o sono intervenute in qualità di ospiti, nella bella città di Soverato, nell’anfiteatro della villa comunale: cosa manca realmente a questa certamente riuscita manifestazione per entrare definitivamente nel novero delle grandi kermesse? Più che a Venezia, a volte forse troppo elitaria, o al Torino Film Festival, ancora in cerca di una propria identità, penso al Festival del Film di Roma, che nell’afflato con il pubblico, nel renderlo protagonista, sembra aver trovato la sua carta vincente.

“Il Magna Grecia Film Festival è stato coronato da un grande successo nazional-popolare, i grandi attori e registi del nostro cinema hanno partecipato e collaborato volentieri a questo importante progetto, ma soprattutto è stata la gente, il grande pubblico, a dare la marcia in più, si sono accalcati numerosi sia per vedere dal vivo i grandi nomi del cinema italiano, sia per assistere con interesse alle opere prime dei giovani autori, arrivando così a creare una certa alchimia.Con la determinazione che ci spinge sin dal 2004, riusciremo a far divenire il Festival una grande impresa culturale, che permetterà sia di dare lavoro a tanti disoccupati calabresi, che di far acquisire una coscienza cinematografica”.

La sua casa di produzione, Inspire Production, ha prodotto il documentario di Mario Monicelli Vicino al Colosseo c’è Monti, presentato a Venezia nel 2008. Avrà avuto certo modo di conoscere il grande regista, uno degli ultimi “colonnelli della commedia all’italiana”, cosa ci può raccontare di questa esperienza?

“Che dire se non che Mario Monicelli è il più grande regista italiano vivente, un mostro sacro del cinema? Aver prodotto una sua opera, presentandola alla Mostra del Cinema di Venezia del 2008, come evento speciale, cinquanta anni dopo I soliti ignoti, è stata certamente un’esperienza bellissima, con in più il grande successo riscontrato, sia a Venezia, sia un po’ in tutto il mondo, dalla Spagna all’Australia, che ha permesso alla Inspire production di entrare nel grande circuito dalla porta principale”.

Parliamo del nostro cinema: non le pare che, tranne qualche eccezione, si sia spesso incartato su sé stesso, rinchiuso a volte in un asfittico minimalismo? Sembra persa tanto la capacità di graffiare la realtà attuale, che quella di fare “film di genere”, che possano abbracciare i gusti di tutti, ma soprattutto la nostra produttività “industriale” di fare cinema (penso al periodo della “Hollywood sul Tevere”). Proprio oggi, in piena globalizzazione, quando tutti sembrano avere la possibilità di fare tutto, non mi pare ci siano molti giovani autori in giro, e se vi sono hanno difficoltà ad imporsi sul mercato.

“Il cinema italiano sta attraversando da qualche tempo a questa parte una fase di cambiamento, si è passati dall’autobiografia, dal voler raccontare solo sé stessi, o dalla “bella cartolina”, alla volontà di raccontare il paese( penso a Gomorra o a Il divo) , interessandosi alle sue varie problematiche.
Riguardo i “film di genere” credo che un aiuto al riguardo possa essere dato dalla televisione: questa in passato non ha aiutato il cinema, mentre ora, con produzioni importanti, sembra avviarsi una collaborazione tra le due realtà che potrà rivelarsi proficua.
Il Magna Grecia Film Festival sin dagli esordi ha fatto di tutto per valorizzare i nuovi talenti del cinema, da qui sono passati giovani registi come Antonio Bocola e Paolo Vari, Maria Antonia Avati, Francesco Amato o giovani attori ora famosi come Riccardo Scamarcio”.

Nel novembre 2008 è stato ospite ad Orsiglia, nell’ambito dell’incontro Premio Orsiglia-Arnoldo Mondadori. Un libro al cinema, dove ha presentato il già citato documentario di Monicelli. Il legame cinema -letteratura è sempre stato molto forte, creando mirabili coinvolgimenti: è ancora proponibile o rischia di banalizzarsi nella ormai abituale pletora delle fiction televisive, pur se a volte mosse da un certo intento divulgativo?

“Credo molto nel rapporto tra cinema e letteratura, che ha prodotto in passato, e continuerà a produrre in futuro, grandi frutti, quindi è un qualcosa di ancora attuale e certamente proponibile, anche nell’ambito delle fiction televisive: la programmazione televisiva ruota nell’arco temporale di ventiquattro ore, ci può stare di tutto, anche il banale, per andare incontro a quanti vogliono semplicemente divertirsi, ma accanto alla banalità vi deve essere lo spazio anche per qualcosa di più impegnativo, che possa far riflettere: l’importante è che siano presenti entrambi e che la banalità non finisca per prevalere”.  Antonio Falcone copyright

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