La prima cosa bella

7383L’ultimo film di Paolo Virzì, La prima cosa bella, si inserisce, rinnovandola, nel solco della commedia all’italiana, offrendo al pubblico un’opera meno connotata politicamente rispetto alle precedenti realizzazioni del regista livornese, ma più accurata e completa, incentrata sui sentimenti, senza sconfinare nel sentimentalismo, grazie all’abile bilanciamento con l’ironia di cui è soffusamente intrisa.

Livorno, estate ’71: la bella Anna Nigiotti in Michelucci (Micaela Ramazzotti), misto di dolcezza ed ingenuo candore, è eletta “Miss Mamma Estate” ai Bagni Pancaldi, tra commenti maliziosi e lo sguardo geloso del marito Mario (Sergio Albelli), maresciallo dei Carabinieri, quello divertito della figlia Valeria e quello incupito del figlio Bruno.

Un salto temporale ai giorni nostri ed ecco Bruno (Valerio Mastandrea) ormai adulto, professore presso un Istituto Alberghiero a Milano, profondamente infelice, “consumatore occasionale” di droga, anaffettivo, incapace di vivere in pieno la relazione con la donna con cui convive (la definisce “coinquilina”). La visita della sorella (Claudia Pandolfi), che gli comunica come la madre (ora interpretata da Stefania Sandrelli)sia in fin di vita per un cancro, lo costringe a far ritorno in quella Livorno da cui era fuggito, facendo finalmente i conti con il passato e con gli affetti violentemente sopiti: in un simbiotico scambio tra passato e presente, dagli anni ’70 agli ’80, arrivando ad oggi, vedremo come la personalità di Anna, passionale, ingenuamente romantica, esuberante di voglia di vivere nonostante le varie avversità, a volte frivola sino all’imbarazzo, abbia influito sulla vita dei due fratelli, così come, soprattutto, la gretta piccineria e l’egoismo dell’ambiente di provincia, a partire dal marito che in una scenata di gelosia la scaccia di casa.

Con i figli dietro, tenta varie strade nel nome della libertà e dell’autonomia, facendo ingenuo affidamento su uomini che puntualmente l’illudono (un modesto giornalista che l’introduce nel “bel mondo”, un conte senza scrupoli che l’inserisce come figurante nel film La moglie del prete di Risi), a volte l’aiutano (il proprietario di un negozio, il vicino di casa, Nesi, uno straordinario Marco Messeri) o la usano, come l’Avvocato Cenerini (Dario Ballantini), e il gesto di generosità nei confronti suoi e della moglie sarà una delle sorprese nel finale del film.

Sospeso tra intimismo e sottile autobiografia, Virzì (sceneggiatore con F.Bruni e F.Piccolo), si dimostra regista tecnicamente maturo (molti i piani sequenza), sensibile ed innamorato dei suoi personaggi, a cominciare da Anna, che si erge di fronte alle vicissitudini con positività naif, simbolo di resistenza umana, così vicina e così lontana dall’Adriana di Io la conoscevo bene, ’65, di Antonio Pietrangeli, che reagiva ai calci in faccia della vita con un gesto estremo, personaggio centrale di un film corale, con ottime interpretazioni sia della Ramazzotti che della Sandrelli, coincidenti nella personalità: pur malata Anna non rinuncia alla gioia di vivere, fuggendo dalla struttura in cui è ricoverata, commuovendosi al cinema, concedendosi lo zucchero filato e un ballo con il figlio andato a riprenderla, un Mastandrea che offre molte sfumature al suo personaggio, memoria storica e percorso catartico di ritorno alla vita.

Molto efficace poi la Pandolfi nel tratteggiare una figura di donna sospesa tra affetti familiari e nuovi amori. La recitazione privilegia i mezzi toni, e la regia, senza retorica o melense nostalgie, riesce ad imbastire un grande afflato, mischiando abilmente il riso con il dolore e il pianto, riconciliandoci con il cinema, la vita, i sentimenti e rincuorandoci con sana emozione ad affrontare qualsiasi avversità: è un attimo e ci si ritrova tra le braccia della dolce Anna, confortati come i suoi figliuoli da un caldo abbraccio, cullati da una moderna ninna nanna (La prima cosa bella, canzone che dà il titolo al film).


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