“Storia di un impiegato”

Fabrizio De Andrè
Fabrizio De Andrè
L’Istituto Superiore d’ Istruzione Tecnica “E. Maiorana”- Istituto Tecnico Industriale di Roccella Jonica- Istituto Tecnico Agrario di Caulonia Marina, Dirigente Scolastico Vito Pirruccio, organizza per i giorni 23 novembre, ore 20:30, e 25 novembre, ore 9.00 e ore 11.30, presso il Teatro Fuori Squadro di Caulonia Superiore, lo spettacolo teatrale-musicale Storia di un impiegato, liberamente ispirato all’omonimo album di Fabrizio De Andrè (’73, Produttori Associati).

Il coordinamento del progetto è a cura delle professoresse Emilia Franconeri e Tiziana Fuda, con il sostegno dell’ Ente Finanziario Provincia di Reggio Calabria, Settore Istruzione Università e Ricerca e la fattiva collaborazione dell’ Amministrazione Comunale di Caulonia. Inoltre da ricordare l’apporto concreto di Attilio Tucci, Assessore Provinciale alle Politiche Sociali e Giovanili.

Presentato dall’Istituto Tecnico Agrario di Caulonia Marina, lo spettacolo vede Alberto Gatto, noto regista calabrese, teatrale e cinematografico, curarne allestimento e regia, proponendo una scena su due ambienti divisi immaginariamente: da una parte un tribunale nel quale si sta celebrando un processo, filo conduttore dell’ intera messinscena, dall’altra un piccolo appartamento, dove si svolgono delle vicende parallele al suddetto processo.

A far da cornice una serie di canti e balli sulle note di brani di Fabrizio De Andrè, non solo relativi all’ album che dà il titolo alla rappresentazione, frammisti ad altri ispirati alla tradizione popolare calabrese. Riguardo i primi, accanto a canzoni quali La Canzone del Maggio, La bomba in testa, Al ballo mascherato, Sogno numero due, Il bombarolo, vi saranno Don Raffaè, Volta la carta, Bocca di rosa, mentre per i secondi, ecco Agapimu, Riturnella, Veni sonnu di la muntagnella, Chi mi amasti a fari, Guarda chi dispettu chi mi fici a luna.

Relativamente a tale parte musicale, canto e ballo sono a cura di Roberta Papa, organetto e arrangiamenti musicali di Antonio Orlando. Al tamburello Roberto de Angelis. Ovviamente coinvolti anche gli alunni dell’Istituto:musicisti Domenico Comito, Arcangelo Cossu, Marco Ierinò, Domenico Mazzitelli, Giovanni Vartolo, Valentino Chiera, Davide Franco, Antonio Macrì Morabito; coro composto da Sabrina Franco, Chiara Capocasale, Manuela Pezzaniti, Federica Mercuri, Ilenia Cirillo, Domenico Luciano, Nicola Luciano, Andrea Vasile; assistente alla regia Martina Cavallo; scenografia Davide Polizzotto, Paola Fuda e Valerio d’Anna, attori Michele Ventrice, Chiara Ursino, Alex Chiera, Arianna Tassone, Alessio Mercuri, Maria Grazia Ursino.
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Alberto Gatto, impegno e talento

Alberto Gatto
Alberto Gatto
Alberto Gatto (Siderno, 1985), regista teatrale e cinematografico, è stato allievo per due anni dei corsi di regia e recitazione tenuti da Ugo de Vita presso Cinecittà Campus , la scuola diretta da Maurizio Costanzo, e si è diplomato nel 2009 in regia e sceneggiatura presso l’Accademia Nazionale d’Arte Cinematografica di Bologna.

Inoltre è presidente dell’ associazione culturale Bird Production, con sede a Gioiosa Marina, volta alla produzione e divulgazione di attività cinematografiche, teatrali, musicali e culturali in genere. Dopo l’attività di attore in numerosi spettacoli teatrali, nel 2005 dirige il corto Il tempo della mela e il suo primo mediometraggio, 160° Centosessantagradi, mentre tra il 2007 e il 2008 gira il corto Granosangue, con Massimo Dapporto ed Ugo De Vita, in ricordo dello zio Rocco Gatto, ucciso dalla ‘ndrangheta il 12 marzo del ‘77, cui sarà dedicato anche il successivo Il Colore del tempo, patrocinato da Libera associazioni nomi e numeri contro le mafie, oggetto di selezioni ufficiali e premi in festival nazionali ed internazionali, realizzato nel luglio del 2008, durante i lavori di restaurazione del murales anti-mafia di Gioiosa Jonica, con protagonisti Ulderico Pesce, Renato Scarpa e Nino Racco.

Sempre nel 2008, dopo lo spettacolo Parole di terra, avvia lo studio di un nuovo progetto, Grido Dentro, sulle vittime dell’ignoranza, dove quest’ultima rappresenta il denominatore comune del mancato rispetto dei diritti umani, che lascia sul campo numerose vittime, il tutto rappresentato da un particolare incontro tra musica, cinema e teatro. Ultima realizzazione, il corto, prodotto da Minerva Pictures, Fuori tempo massimo (tra gli interpreti Lele Nucera, Rosa Pianeta, Salvatore Striano) incentrato efficacemente sul tema della reclusione e della speranza di un mondo diverso e di una vita migliore, con il protagonista consapevole della pena da espiare, ma capace di guardare oltre quelle sbarre che sembrano isolarlo dal mondo, grazie al progetto di realizzare un libro di fiabe per bambini, scritto proprio dai carcerati, un modo per sentirsi vicino al figlio che non credeva di avere e spingere i compagni di cella verso la positività e l’ottimismo.
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L’album di Fabrizio De Andrè

345Storia di un impiegato è un album scritto da Fabrizio de Andrè nel ’73, insieme a Nicola Piovani (musica) e Giuseppe Bentivoglio (testi). All’epoca lasciò la critica interdetta e solo ultimamente il “concept album”, facente parte di un’ideale trilogia (gli altri due sono La buona novella, ’70 e Non al denaro non all’amore né al cielo, ’71) è stato oggetto di un’attenta rivalutazione, sottolineandone, oltre i vari livelli di lettura, la sospensione tra poesia, politica, sogno, filosofia e pensiero libertario, che lo rendono a tutt’oggi un’opera estremamente unica, permeata di un forte senso di libertà, non solo da un punto di vista espressivo ed artistico.

Le canzoni sono collegate tra loro da un filo narrativo, la storia di un impiegato che, dopo aver ascoltato un canto del Maggio Francese (’68), cinque anni dopo (La Canzone del Maggio), riflette sulla possibilità di una ribellione a quel sistema in cui è ormai perfettamente integrato, in nome di un individualistico buonsenso (La bomba in testa), sognando di mettere una bomba ad una festa in maschera (Al ballo mascherato), alla quale sono presenti tutte le espressioni del potere, nelle loro varie sfaccettature; il sogno continua, l’impiegato è davanti al giudice, accusato di strage (Sogno numero due), ma subito scagionato, per aver assicurato il cambiamento di cui la società aveva bisogno per garantirsi un buon funzionamento ed inoltre egli ha diritto ad una vita tranquilla ed integrata, rendendosi però presto conto di aver preso il posto di suo padre, ucciso al ballo mascherato, garantendo continuità al sistema, nella nuova assunta consapevolezza, una volta sveglio, di esserne un ingranaggio indispensabile; ormai fuori dal sogno, l’azione da disperato (“se non del tutto giusto, quasi niente sbagliato”), con la previsione (Il bombarolo) di mettere una bomba in Parlamento, ma l’attentato fallisce. Una volta in galera l’impiegato ripensa al rapporto con la sua donna (E verranno a chiederti del nostro amore), teme per il suo futuro, invitandola ad operare lei stessa delle scelte e non a farsi scegliere, per poi (Nella mia ora di libertà) arrivare alla completa maturazione, definitiva, che fa sì che la sua lotta non sia più individuale, bensì collettiva, nella assunta consapevolezza che nessun potere è buono e che tutti apparteniamo alla stessa classe, quella degli sfruttati.


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