Cars 2

1234rPur considerando sostanzialmente riuscita l’operazione con Toy Story, l’idea di un sequel relativamente ad un film d’animazione della Pixar mi aveva scatenato non pochi dubbi, suffragati per lo più dalla circostanza che l’opera prescelta fosse Cars-Motori ruggenti (2006), cioè quella che si prestava maggiormente, essendo rivolta nell’impostazione generale soprattutto ad un pubblico infantile, ad operazioni di merchandising, volte a sfruttare sino alla serializzazione infinita, ormai classica nella sua trita abitualità, situazioni e personaggi, assecondando il pubblico più che stimolarlo.

Dopo la visione, i predetti timori si sono in parte dileguati, riconoscendo alla regia congiunta di John Lasseter e di Brad Lewis, una indiscutibile maestria nello sfruttare al meglio il plot delineato da Ben Queen, volto ad incentrare la narrazione non più o non solo su Saetta McQueen, sviluppando un intreccio che vede catapultare i nostri dalla tranquilla cittadina di Radiator Springs in un contesto internazionale, un Grand Prix attraverso le grandi città del mondo organizzato da Miles Axlerod, magnate del petrolio ora convertito all’ecologia, che vuole così lanciare il carburante alternativo da lui ideato; sulla gara incombe però la minaccia di una potente organizzazione criminale, i cui componenti sono delle malefiche lemon cars ( i nostri “bidoni”): sulle loro tracce, accanto all’agente segreto britannico Finn McMissile e alla sua collega, Holley Shiftwell, vi è anche, suo malgrado, Carl Attrezzi “Cricchetto”, l’amico del cuore di Saetta, il quale, nel frattempo, dovrà vedersela con Francesco Bernoulli, auto da corsa italiana…

Se è da ammirare almeno l’onestà di delineare una trama che della precedente pellicola riprende solo protagonisti e location originari, dando vita ad un intrigante spy story chiaramente modellata, in chiave cinefila e parodistica, sui film di James Bond, dalla bellissima sequenza iniziale alle ambientazioni internazionali, passando per il tema musicale che accompagna le varie sequenze d’azione, chiaramente mutuato sulla base di quello sviluppato a suo tempo da Monty Norman, Cars 2 sembra più propenso ad esternare il virtuosismo stilistico e creativo dei suoi ideatori che a coinvolgere con un forte afflato emotivo.

Ci si diverte a salire su questo prodigioso ottovolante, lasciandosi coinvolgere dal ritmo frenetico, si ridacchia volentieri per qualche gag o nel vedere ricostruite le varie città (Tokio, Parigi, Londra) cavalcando a misura d’auto, bonariamente, vari luoghi comuni (il clou lo si raggiunge con l’italiana Porto Corsa, fittizia sintesi tra Portofino e Positano, e con un balletto a suon di mandolino tra 500 odierne e d’antan), si arriva anche ad apprezzare messaggi ecologisti e sul valore dell’amicizia vagamente moraleggianti, ma agli “adulti non accompagnati” resta ben poco se non gli occhi spalancati per qualche minuto, dopo cotanta meraviglia visiva, apprezzabilissima anche in 2D; parafrasando Eastwood in Per un pugno di dollari, alla prossima, Lasseter e compagnia, “puntate al cuore”, per uccidere la fredda fantasia costruita a tavolino occorre mirare al cuore…


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