“Roccella Jazz Festival-Rumori Mediterranei 2011”: la forza della continuità, la capacità di stupire

I concerti pomeridiani presso l’ex Convento dei Minimi

Fabrizio Bosso
Fabrizio Bosso
Non sono propriamente un esperto di musica e neanche un serio “cultore della materia”: ciò che mi affascina, al di là del genere d’appartenenza (ascolto di tutto, dal pop alla classica), è l’esecuzione musicale in sé, quanto riesca a coinvolgermi e ad intrigarmi nella sua piacevolezza complessiva e capacità sperimentale di contaminazione, tralasciando la mera perfezione, espressa o meno, e le sensazioni che riesce a regalarmi in un determinato momento.

Questo, in sostanza, lo spirito con il quale mi accosto all’annuale appuntamento estivo con Rumori Mediterranei, il Festival Jazz di Roccella Jonica (RC) giunto alla 31ma edizione, direzione artistica Paolo Damiani, intitolata alla ricorrenza dei 150 anni dell’ Unità d’Italia, Unitàlia in-attesa, titolo a mio avviso quanto mai indovinato, con un tocco di benvenuta ironia che spazza via la polvere propria delle vacue celebrazioni, come ho già avuto modo di scrivere in un articolo relativo alla presentazione del programma. Non potendo seguire tutte le rappresentazioni, ho preferito concentrarmi su determinati spettacoli, tra quelli andati in scena nella cittadina jonica dove risiedo, a partire dai concerti pomeridiani, ore 18:00, presso l’ex Convento dei Minimi, con una qualità delle proposte piuttosto elevata ed un ingresso gratuito volto ad offrire la possibilità a quanti si accostano per la prima volta a questo tipo di sonorità, forse con una certa diffidenza, di farsi comunque un’idea, positiva o negativa credo che in un ambito culturale non abbia importanza, scoprendo inediti percorsi strumentali e vocali, restandone quantomeno incuriositi.

Rosario Bonaccorso
Rosario Bonaccorso
Ad inaugurare la kermesse, lo scorso 12 agosto, il Duo BoBo, ovvero Fabrizio Bosso alla tromba e Rosario Bonaccorso al contrabbasso: due strumenti essenziali alla musica jazz, tra semplicità e libertà espressiva, armoniosamente uniti nell’esecuzione sia di standard che di inediti, per un felice connubio tra originalità e tradizione, con le rispettive personalità espresse nel suono ora ad emergere l’una sull’altra, ora a farsi complementari, con contrappunti ironici e virtuosismi sempre musicalmente funzionali; molto coinvolgente anche l’esibizione di Luca Aquino (Icaro solo), tromba e flicorno, espressione estrema di una musicalità intensamente e suggestivamente libera, anche se a parer mio l’apice si è raggiunto con Dado Moroni (Piano solo), “swingante” al pianoforte, in procinto di sollevarsi tanta è stata l’energia musicale espressa dall’artista, capace di coniugare con sciolta disinvoltura gli stili più disparati, arrivando inoltre a felici improvvisazioni nell’esecuzione dei vari brani (anche in tal caso si variava tra standard e composizioni originali) e con Cristina Zavalloni, mezzo soprano, accompagnata al pianoforte da Andrea Rebaudengo; il duo, con la voce della cantante capace d’esprimere una trascinante fisicità e “carnalità”, ha spaziato nell’ambito di un particolare repertorio, comprendente anche musica d’origine popolare (Spagna, Italia, Sudamerica), creando un piacevole effetto, solo apparentemente straniante, musicalmente raffinato, suggestivo e trascinante, alternando morbidezza e ruvidità, spesso unite in un forte afflato.
Cristina Zavalloni,  Andrea Rebaudengo
Cristina Zavalloni, Andrea Rebaudengo

I concerti pomeridiani presso l’ Auditorium Comunale

David Riondino
David Riondino
Riguardo i concerti, sempre pomeridiani, all’ Auditorium Comunale, la mia attenzione è andata in primo luogo su Un pensiero perfetto, particolare performance teatrale-musicale volta a mettere in musica o, meglio, in stretto dialogo con le note, i testi di Andrea Emo, interessante ma poco noto pensatore del ‘900, che ci ha lasciato un imponente lavoro di scrittura, più di 100 quaderni con i suoi scritti. David Riondino, voce recitante, ne ha illustrato il pensiero, sottolineandone il nichilismo, leggendo alcuni suoi aforismi e contrapponendoli ai pensieri di Nietzche, mentre le note espresse dal Massimo Donà Quartet (Massimo Donà, tromba; Michele Polga, sax tenore; Bebo Baldan, basso, tastiere, elettronica; Davide Ragazzoni, batteria; guest star Francesco Bearzatti, sax tenore, clarino), frutto di un progetto originale, hanno fornito il valido contrappunto sonoro, con gli estremi dei toni lancinanti del sax e quelli più morbidi della tromba, arrivando anche a delle sottolineature piacevolmente giocose e scherzose.Efficaci nel contesto le “poesie canticchiate” di Riondino, alternanza di amenità apparente e sostanziale profondità.

Nicola Piovani
Nicola Piovani
Poi è stata la volta di Epta, originale suite strumentale di Nicola Piovani, consulenza ai testi di Piergiorgio Odifreddi, giocata sul numero 7, come i sette lati dell’ettagono, figura geometrica che i Greci non riuscirono a costruire, dando vita ad una composizione musicale visualizzante mistero e magia del numero, con sette musicisti (Alessio Mancini, flauto; Marina Cesari, sax clarinetto; Fabio Ceccarelli, fisarmonica, tastiere; Luca Pincini, violoncello; Andrea Avena, contrabbasso; Ivan Gambini, percussioni, batteria; Piovani, pianoforte) ad eseguire una serie di sette movimenti, dove ogni strumento diveniva protagonista principale, coinvolgendo nel dialogo gli altri sei, per inediti incontri timbrici e ritmici, mai improvvisati, la cui unica simmetria è costituita dai richiami tanto a musiche del ‘900 che a composizioni dello stesso Piovani, quasi uno studiato divertissement, volto a commentare musicalmente i sette interventi registrati (Odifreddi, Omero Antonutti, Ascanio Celestini, Mariano Rigillo, Vincenzo Cerami, Gigi Proietti) introducenti sette diverse storie, tra storia, mitologia, poesia, scritture bibliche, matematica antica e moderna, cinema.

Le serate presso il Teatro al Castello

Venendo alle serate presso il Teatro al Castello, ho giocoforza scelto quella finale, restando particolarmente affascinato dall’interpretazione di Chiara Civello accompagnata dal contrabbasso di Jaques Morelembaum, che ha espresso con voce calda e suadente un particolare percorso musicale- esistenziale, ma concentrandomi maggiormente su Piovani dirige Piovani, estremamente desideroso di ascoltare dal vivo la selezione di colonne sonore realizzate dal Maestro per vari film nel corso degli anni, adattate in forma di suite per la felicissima esecuzione della neonata Orchestra Nazionale dei Conservatori Italiani, che ha piacevolmente stupito un po’ tutti gli spettatori per la naturalezza con la quale tali temi si siano inseriti in un contesto apparentemente avulso, merito sia della direzione di Piovani, che della bravura espressa da ogni singolo componente.
Le note si sono diffuse con notevole soavità e sapidità espressiva, raggiungendo ora livelli propriamente elegiaci, in particolare nella riproposizione del tema base de La vita è bella, Roberto Benigni, ora allegramente circensi (Ginger e Fred, La voce della luna, Federico Fellini) o vagamente marziali (Il generale, Luigi Magni).

22Concludo questo mio resoconto con un plauso sincero alla macchina organizzativa nel suo insieme, a partire dall’ Associazione Culturale Jonica: offrire uno spettacolo di alta qualità, esibizioni di grandi nomi, riuscire insomma, tra difficoltà finanziarie e logistiche, ad investire sulla cultura anche, se non soprattutto, in un periodo così difficile, dal punto di vista economico e morale, per il nostro paese e non solo, tra tagli e soppressioni varie, paventate o meno, credo sia un opera meritoria, pur pesando come macigni, in generale, gli errori espressi e tristemente visualizzati in forma di sprechi, quando non di illecito arricchimento, di un recente passato sempre presente. Mi giungono all’uopo funzionali ad una valida chiosa le parole espresse sul palco dal Maestro Piovani nel presentare la sopra citata neonata orchestra: “Mi congratulo con l’ottimo livello già raggiunto, ma anche con l’iniziativa in sé. Formare un’ orchestra in tempi così confusi rappresenta un messaggio forte. Chi tenta di imbavagliare la cultura, non tiene alle sorti di questo Paese”.


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