I tre moschettieri- 3 D-

3I tre moschettieri di Alexandre Dumas (padre), nasce come feuilleton pubblicato a puntate sul quotidiano parigino Siecle, dal 14 marzo al 14 luglio del 1844, dando vita a due seguiti, Vent’anni dopo (1845) e Il visconte di Bragelonne (1848-1850), avvincendo più di una generazione grazie ad un felice estro narrativo, volto a far uso della Storia come sfondo e per conferire valida patina di plausibilità ad ogni iperbole presente lungo il corso del racconto. Logico che il cinema provvedesse alla visualizzazione di pagine tanto ricche di ritmo, avventura, romanticismo, intrighi, facendone man mano uno dei romanzi più trasposti sul grande schermo: la mia memoria di cinefilo va subito all’elegante versione del 1948, per la regia di George Sidney, con, tra gli altri, Gene Kelly nel ruolo di D’ Artagnan e Lana Turner perfida e sensuale Milady, per poi unirsi a quella del fanciullino che ogni tanto riemerge, ricordando il divertimento in sala con la interpretazione scanzonata, dissacrante, ma molto fedele al testo originario, di Richard Lester, ’73, cui fecero seguito Milady, ’74, e Il ritorno dei tre moschettieri,’89.

La rilettura che ora offre, soprattutto ai teneri virgulti, Paul W.S. Anderson (Mortal Kombat, ’95, Soldier, ’98, Resident Evil, 2002), si presenta come una pellicola nella sostanza contraddittoria, che può lasciare interdetti per uno strano e non ben controllato mix tra rispetto, nelle linee di massima, dell’opera di Dumas ed estrema, spavalda, disinvoltura, ai limiti dell’arroganza, nello stravolgerla adeguandola ai frenetici e rutilanti ritmi, anche visivi, odierni: la sceneggiatura (Alex Litvak e Andrew Davies) punta essenzialmente sull’azione pura piuttosto che sulla caratterizzazione, anche psicologica, dei personaggi, tutti delineati sommariamente o comunque con molti punti in sospeso, un ormai consueto “arrivederci alla prossima puntata”, più che probabile, come si evince dal solito finale aperto, con i cattivi, novelli Lazzaro, dati per morti e resuscitati alla bisogna.

Infatti, se la scena iniziale tra i canali veneziani (ricostruiti in studio), sorta di prologo, è pura invenzione, comunque funzionale a presentare i protagonisti Athos (Matthew Macfayden), Aramis (Luke Evans), Porthos (Ray Stevenson), l’ambigua Milady (Milla Jovovich) e il sinistramente mellifluo Duca di Buckingam (Orlando Bloom), lo svolgimento successivo segue, pur se a mo’ di traccia, la pagina scritta:la partenza di D’Artagnan (Logan Lerman, bravo nell’esprimere giovanile protervia) dalle campagne della Guascogna verso Parigi, il suo incontro-scontro dapprima con Rochefort (Mads Mikkelsen) e poi con “i fantastici tre”, sino ad una blanda rappresentazione dei complotti di corte ad opera del Cardinale Richelieu (Christoph Waltz, sin troppo incolore), concedendosi un finale in crescendo e altamente vertiginoso, con spettacolari battaglie navali a “filo di nuvola” tra galeoni-dirigibili, dove la mirabilia tecnica del 3D trova finalmente giustificazione, e qualche spettacolare duello, inframmezzato da tecniche ninja.

Nel complesso, anche se più di un purista sarà pronto a stracciarsi le vesti, il film riesce a divertire e ad intrigare, passando sopra i citati difetti e senza gridare al capolavoro, grazie al gusto della contaminazione tra generi, tendente allo stupore, espresso dal regista, per quanto bel lontano da una vera e propria autorialità. Anderson non fa altro che shakerare stilemi propri dei vari action movie di questi ultimi anni, anche da lui diretti (vedi le plateali e coreografate gesta guerriere della Jovovich), agitando ma non mescolando, un po’ come aveva fatto Guy Ritchie con il suo Sherlock Holmes, delineando un’estetica complessiva sospesa tra videogame e fumetto; in fondo, ma molto in fondo, alla fine il tutto risulta coerente all’assunto proprio di Dumas, per il quale la Storia non era altro “che un chiodo al quale appendere le trame dei romanzi” (Francesco Perfetti, dall’ introduzione a I tre moschettieri e Vent’anni dopo, Grandi Tascabili Economici Newton, 1993).


2 risposte a "I tre moschettieri- 3 D-"

    1. A me sinceramente è apparso un po’ incolore, forse la sceneggiatura non prevedeva una caratterizzazione più incisiva, anche se la sua bravura è fuori discussione.

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