Ralph Spaccatutto (3 D)

ralph-spaccatutto-3-d-L-6To9NUPresentato fuori concorso alla VII Edizione del Festival del Film di Roma (nella sezione autonoma Alice nella città), Ralph Spaccatutto è un film d’animazione made in Disney la cui visione mi ha divertito e piacevolmente sorpreso, anche se non sono mai stato un ragazzino appassionato di videogiochi (rammento il biliardino, in qualità di massima stravaganza ludica), tema sul quale è innestato il valido e articolato plot narrativo (Phil Johnston e Jennifer Lee), ben gestito dalla regia agile e “fresca” di Rich Moore.
Vi siete mai chiesti cosa succede una volta chiusa la sala giochi, quando le luci si spengono e le varie macchine non sono più alimentate dalle monetine o dai gettoni? Beh, più o meno quanto accade nel nostro mondo, si stacca la spina, appunto, dal lavoro quotidiano, e non si vede l’ora di tornare nella propria casetta, attraversando le varie periferiche, magari confortati dall’affetto di familiari o amici.

Felix Aggiustatutto

Felix Aggiustatutto

Ma non per tutti è cosi, prendete ad esempio Ralph Spaccatutto, cattivo (causa programmazione) del videogame Felix Aggiustatutto: trent’anni passati a distruggere un palazzo a suon di pugni che puntualmente Felix ripara grazie ad un martello magico, ricevendo ogni sera baci, abbracci e torte dai condomini, mentre a lui non resta altro che osservare la scena solitario e malinconico dalla discarica di mattoni dove vive, cercando conforto nelle sedute di gruppo presso “i cattivi anonimi”. Arrabbiato per non essere stato invitato ai festeggiamenti nella ricorrenza del 30esimo anniversario, Ralph si metterà alla ricerca di una medaglia che attesti i suoi meriti, provocando tutta una serie di disastri nel passare da Hero’s Duty a Sugar Rush, governato da Re Candito, dove conoscerà la piccola Vanelope, apparente glitch, errore di programmazione, alla quale è impedito di gareggiare col suo kart…

Ralph e Vanelope

Ralph e Vanelope

L’apporto della consociata Pixar (evidente il fil rouge nell’ispirazione primaria con Toy Story, ’95, e, soprattutto, Monsters & Co., 2001) ha fatto certo bene alla Disney, contribuendo ad eliminare un bel po’ di ragnatele dal consueto copione favolistico e manicheo per adattarlo ai mutati gusti del pubblico, preservandone però sia l’ indispensabile aura di classicità, sia la tradizionale morale di fondo, ora pregna d’inedite sfumature e sfrondata da certe leziosità d’ordinanza. Divertente, multicolore e, a tratti, ipercinetico, capace di mutare registro con disinvoltura a seconda dei videogiochi in cui il protagonista si trova a spaziare, sfruttandone ogni stilema, il film può vantare molte scene memorabili (la terapia di gruppo, la gara dei kart, la bellissima sequenza finale, sul monte Diet Cola), una riuscita caratterizzazione dei personaggi (occhio a Re Candito, bislacco quanto il Cappellaio Matto di Alice, ma tutt’altro che innocuo) e qualche inciampo nella melassa sentimentale (la storia d’amore tra Felix e il sergente Tamora Jean Calhoun), risolto però con una certa ironia, mentre il 3d, al solito, pur risultando ben coordinato e funzionale, si rivela presto non così indispensabile.

Re Candito

Re Candito

Nell’incontro tra magia visiva, senso ludico e riflessione, appare riuscita, e anche piuttosto realistica, la visualizzazione dell’incontro di due diversità, due “esseri” imperfetti, un gigante maldestro dal cuore di marzapane ed una bambina malvista a causa dei suoi pixel difettosi, il classico brutto anatroccolo destinato a divenire cigno.
Grazie a questo confronto, Ralph e Vanelope riusciranno ad ottenere le rispettive vittorie, la medaglia e il traguardo della piena accettazione di sé, tra comprensione reciproca e consapevolezza del proprio ruolo sociale.
Ralph Spaccatutto si rivolge direttamente ai più piccini, rispettandone e stimolandone al contempo intelligenza e curiosità, mentre i più grandi, gli adulti non accompagnati da minore, vengono presi per mano e invitati a percorrere il loro stesso sentiero, lasciandosi andare, facendosi piccoli piccoli alla (ri)conquista del regno dell’originaria purezza e del sincero incanto, miracolo ancora possibile, almeno nel buio di una sala cinematografica, tra suggestione e fantasia.

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