Qualcosa in cui credere

Nils Poppe, Bibi Andersson, Max von Sydow

Nils Poppe, Bibi Andersson, Max von Sydow

“Lo ricorderò, questo momento: il silenzio del crepuscolo, il profumo delle fragole, la ciotola del latte, i vostri visi colti su cui discende la sera, Michael che dorme sul carro, Jof e la sua lira…
Cercherò di ricordarmi quello che abbiamo detto e porterò con me questo ricordo delicatamente, come se fosse una coppa di latte appena munto che non si può versare, e sarà per me un conforto, qualcosa in cui credere”.

Antonius Block (Max von Sydow) ne Il settimo sigillo (Det Sjunde Inseglet, ’57), scritto e diretto da Ingmar Bergman: il nobile cavaliere di ritorno dalle Crociate pone fine al suo cammino di ricerca spirituale, ha trovato le risposte alle tante domande che lo tormentavano, per cercare le quali aveva chiesto alla Morte una dilazione (in forma di partita a scacchi) della sua dipartita.
Così, dopo aver fronteggiato il gretto materialismo, preso visione di una vacua religiosità che sfocia nell’esteriorità e nell’estremo fanatismo, prima ancora di rimettersi alla misericordia divina, riesce ad identificarsi nel proprio prossimo, salvando dalla Morte una famiglia di attori girovaghi, Jof (Nils Poppe), Mia (Bibi Andersson) ed un bimbo, espressione di una fede vista nella sua essenziale purezza ed ingenuità, di chi è consapevole della vacuità della propria condizione umana e dell’intangibilità delle “colonne d’Ercole” dell’assoluto.

4 risposte a “Qualcosa in cui credere

  1. perchè, al di là di tutto, per alcuni film di un certo periodo, per un contesto storico particolare, per certi autori la cui mano era ferma e sicura nelle proprie convinzioni intellettuali, si può parlare di opere d’arte (valeria golino permettendo)
    ps
    scusa ma alla fine di tutto non riesco ad essere un po’ caustico, spero che me lo perdonerai.
    F.

    Mi piace

    • Buongiorno Fabrizio. Piacevolmente caustico, aggiungo. Condivido in pieno quanto hai scritto (riguardo Valeria Golino attendo di visionare il suo debutto alla regia, ti farò sapere), infatti il “qualcosa in cui credere” del titolo è riferito tanto a quanto detto dal protagonista, quindi alle tematiche espresse magistralmente da Bergman, che ad un certo tipo d’opere dalle quali è impossibile prescindere, cinematografiche in tal caso.
      Un caro saluto e grazie per il commento.

      Mi piace

  2. Al di là di tutto è splendido ricordare delle opere magnifiche, piene e assolute come i film di Bergman. In lui c’è sempre la sicurezza che si può vedere un grande film e che non sbaglia quasi mai, anche quando ci si trova di fronte ad opere minori c’è sempre quella atmosfera alta e sublime di grande teatralità. Questo è sicuramente uno dei film più bei film di Bergman, ma fortunatamente ci ha lasciato una copiosa disponibiltà di opere d’arte da cui possiamo sempre attingere come fosse una fonte inesauribile di bellezza.

    Mi piace

    • Bellissimo commento Cristian, del quale ti ringrazio, ben lieto di condividere con quanti mi seguono o passano da queste parti il ricordo dei film di Bergman, ancora oggi, riprendo le tue parole, una fonte dalla quale attingere per riflettere ed ammirare un certo modo di fare cinema. Cari saluti.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.