X-Men- Giorni di un futuro passato

12023. Il mondo è sconvolto dalla guerra messa in atto dagli esseri umani tramite dei robot noti come Sentinelle volta ad annientare i Mutanti, ormai prossimi all’estinzione. Lo schema difensivo messo in atto da Kitty Pride/Shadowcat (Ellen Page), consistente nell’inviare Alfiere (Omar Sy) indietro nel tempo per avvertire i compagni del pericolo, appare insufficiente a scongiurare una definitiva debacle, per cui il Professor X (Patrick Stewart) e Magneto (Ian McKellen) si trovano d’accordo nel delineare un piano che potrebbe risolvere la situazione: inviare la coscienza di Logan /Wolverine (Hugh Jackman), l’unico mutante in grado di resistere al logorio dei viaggi temporali in virtù delle sue predominanti caratteristiche (pazienza a parte …), nel 1973, quando, in seguito ad un attentato subito dal dr. Bolivar Trask (Peter Dinklage), il governo statunitense aveva dato il via al Progetto Sentinelle, ideato proprio dal citato Trask, sulla base di una serie di studi che confermavano una futura predominanza dei Mutanti sul genere umano. Logan dovrà dunque rintracciare i giovani Professor X (James McAvoy) e Magneto (Michael Fassbender) e spiegargli cosa avverrà nel futuro, in particolare quanto possa essere importante al riguardo il ruolo di Raven/Mystica (Jennifer Lawrence)…

Patrick Stewart e Ian McKellen (Movieplayer)
Patrick Stewart e Ian McKellen (Movieplayer)

Settimo film della saga cinematografica dedicata al mondo degli X-Men, i Mutanti nati nel settembre 1963 per i tipi della Marvel (testi di Stan Lee, disegni di Jack Kirby), comprendendo nel novero anche i due spin- off dedicati a Wolverine (X-Men le origini-Wolverine, 2009, Gavin Hood; Wolverine-L’immortale, 2013, James Mangold), a mio avviso non particolarmente riusciti, X-Men-Giorni di un futuro passato vede il ritorno alla regia di un redivivo, in senso strettamente artistico, Bryan Singer, il quale accompagnò nel 2000 il debutto dei suddetti supereroi sul grande schermo, dando vita anche ad un riuscito sequel tre anni più tardi.
Sulla base di una complessivamente solida sceneggiatura, opera di Simon Kinberg, che ha lavorato attingendo dall’omonimo fumetto del 1981, scritto da Chris Claremont per i disegni di John Byrne, il buon Singer ha messo in atto una pellicola divertente, a tratti compiaciuta, ma capace di fare la differenza nel staccarsi dal consueto baillame delle mirabilie effettistiche in offerta speciale (prologo a parte, piuttosto banale anche nella resa visiva) e delineare quindi un valido e coerente impianto drammaturgico.

Hugh Jackman (Movieplayer)
Hugh Jackman (Movieplayer)

Ritornano ad avere il giusto risalto, grazie anche a valide prove attoriali, le note problematiche proprie dei protagonisti nel loro insieme, il costante disagio nell’adeguarsi alla “normalità” o a dar vita ad un’effettiva integrazione anche in un’epoca di grandi cambiamenti come furono gli anni Settanta, una diversità, comunque espressa, mai idonea a garantire una totale accettazione. Ciò che mi ha colpito in particolare è stata la felice miscellanea fra toni narrativi piuttosto vibranti, possenti, e ben soppesati momenti ironici, apprezzando poi l’efficace parallelo con quanto avviene nel passato e le vicende del presente, soprattutto per il confronto che viene messo in campo tra personalità certo complesse e dalle varie sfumature (molto bella al riguardo la sequenza che vede l’uno di fronte all’altro lo Xavier del passato, McAvoy, e quello del futuro, Stewart), una rilevante partita la cui posta in gioco è quel che si è stati e quel che si diverrà, con un’importante carta da lanciare sul tavolo, la superposizione offerta dalla fisica quantistica, teoria in base alla quale un evento non è realmente accaduto fin quando non è stato osservato, risposta logica alla possibilità di mutare il corso degli eventi e dare un inedito fluire alla Storia, personale e collettiva.

Jennifer Lawrence (Movieplayer)
Jennifer Lawrence (Movieplayer)

Ma pur nella coerenza artistica ed apprezzando l’indiscussa professionalità del’insieme (alcuni incastri della sceneggiatura troppo forzati a parte, vedi il riferimento all’omicidio del presidente Kennedy o certe plateali esibizioni superomistiche, come quelle di del giovane Magneto/Fassbender), una volta uscito dalla sala e a qualche ora di distanza dalla visione, mi è rimasta la sensazione di una furbamente orchestrata strategia, idonea a mettere in atto una sorta di reebot (Singer nelle interviste ha definito il film un interquel) che azzeri quanto precedentemente narrato ed offra congrua giustificazione al prossimo Apocalypse, preannunciato da una sequenza dopo i titoli di coda.
Una reunion a tratti roboante e smargiassa, che ha però l’indubbio merito di giocare a carte scoperte e con una sequenza su tutte idonea a lasciare il segno e a restarti impressa, la liberazione del giovane Magneto con l’indispensabile contributo di Peter/Quicksilver (Evan Peters), geniale nel rappresentare come si possa unire l’utile al dilettevole nello gestire una pausa spazio-temporale.
In conclusione, X-Men –Giorni di un futuro passato si palesa, nel complesso, sia uno dei migliori film sugli X-Men sinora girati, sia un valido esempio di comic movie idoneo a coniugare sano intrattenimento e piglio inventivo non dozzinale.


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