Torino: “Nosferatu il vampiro” musicato dal vivo dall’ Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

11986585_956192034441505_6352722052413258552_n-300x300Oggi, mercoledì 16 settembre, alle ore 21, sarà proiettato all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, nell’ambito di MiTo Settembre Musica, musicato dal vivo dall’Orchestra sinfonica nazionale della Rai, diretta da Timothy Brock, Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens) film muto del 1922 considerato il capolavoro del regista tedesco Friedrich Wilhelm Murnau, con Max Schreck, Gustav von Wangenheim, Greta Schröder e Alexander Granach; l’evento è organizzato in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema ed è inserito nel programma di Torino incontra Berlino.

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pcc_nosferatu-altNosferatu, eine Symphonie des Grauens, vero e proprio archetipo del genere horror, è il primo film tratto dal romanzo Dracula (1897) di Bram Stoker, il quale venne adattato per il grande schermo dallo sceneggiatore Henrik Galeen mutando la denominazione di protagonisti e luoghi, per evitare problemi con i diritti d’autore.
L’abile manovra non fermò però la denuncia della vedova Stoker:il regista perse la causa e, condannato a distruggere tutte le copie, ne salvò una, permettendo così al film di sfidare il tempo con il suo fascino magneticamente espressivo; la trama segue con una certa fedeltà il citato romanzo d’origine, a partire dagli stralci di lettere e scritti tratti da un diario ad introdurre e commentare la vicenda, resi attraverso dei cartelli descrittivi, alla pari dei dialoghi.

nosferatu-mito_cinema_torino-730x4901838. Il giovane Hutter (Gustav Von Wagenheim), sposato con Ellen (Greta Schröeder), agente immobiliare a Brema, riceve incarico dal suo ambiguo principale Knock (Alexander Granach) di recarsi nei Carpazi, presso la residenza del conte Orlok (Max Schreck), che vorrebbe acquistare una casa in città, proprio di fronte a quella di Hutter. Giunto a destinazione, dopo la notte passata al borgo, Hutter fa la conoscenza del conte, persona gentile, ma non del tutto rassicurante, considerandone l’aspetto inquietante e certi atteggiamenti a dir poco frenetici alla vista del sangue che sgorga dal taglio ad un dito del giovane, cui incorre mentre affetta il pane. Al mattino Hutter nota dei segni sul collo, ma pensando a delle punture di insetto non vi dà molta importanza.
Una volta concluso il contratto, Hutter ha ormai compreso da una serie di indizi come Orlok sia in realtà Nosferatu, il non morto delle leggende rumene, il vampiro sanguinario descritto in un libro trovato per caso al villaggio, e di esserne vittima. Chiuso in una bara, il conte è in viaggio su di un vascello verso Brema e lo stesso farà Hutter, riuscito a fuggire, via terra.

Max Schreck
Max Schreck

Tragici eventi si verificheranno nel corso della traversata e in conseguenza dell’arrivo del triste carico in città, presto sconvolta dalla peste, fino a quando Ellen, appreso dal libro come solo una donna pura di cuore che offrirà il suo sangue a Nosferatu, tenendolo vicino a sé sino al canto del gallo, potrà porre fine ai luttuosi eventi, gli si concederà per tutta la notte.
Manifesto dell’Espressionismo tedesco, Nosferatu, eine Symphonie des Grauens si distacca in parte dalla citata corrente per la scelta messa in atto da Murnau di preferire riprese in esterni in luogo della stilizzazione decorativa propria della ricostruzione in studio. L’asprezza degli scenari naturali, sul cui sfondo si alternano immagini gioiose, come quelle di apertura, ad altre tetre e cupe (le desolate terre attigue al castello del conte), diviene un tutt’uno col dramma prossimo a verificarsi, idoneo a farlo presagire attraverso l’insinuante inquietudine che attraversa luoghi e personaggi, grazie alla forza delle immagini rese da Murnau. Lo si può notare in particolare nel montaggio parallelo che descrive il viaggio verso Brema di Hutter e del conte, o nelle tante inquadrature funzionali alla rappresentazione di un tangibile orrore.

Nosferatu_Il_VampiroEcco, ad esempio, la ripresa del lento avanzare della rigida figura del vampiro, lungi dall’essere fascinosa o ambiguamente sensuale nella sua ectoplasmatica raffigurazione, che avanza dal fondo verso l’obiettivo (l’apparizione notturna ad Hutter, o l’allungarsi dell’ombra dal muro verso la vittima, l’aggirarsi sul vascello a placare la sua sete di sangue, rappresentato da movimenti in obliquo e in diagonale della macchina da presa). Originale, poi, l’uso di un tratto di pellicola in negativo nella sequenza in cui la carrozza procede verso il castello (a sbalzi, un incedere raffigurato adoperando la tecnica del fotogramma per fotogramma), emblematica nel simboleggiare l’entrata in quel mondo dell’inconscio al cui interno trovano dimora paure idonee a sconvolgere la normalità della vita.
Il Male, personificato dalla figura di Nosferatu, si insinua nel quotidiano della buona società del tempo e ne sconvolge, interrompendole, le consuetudini esistenziali e lavorative, assumendo contorni metafisici nell’incontrare la Conoscenza e la Purezza, entrambe apportatrici di luce, di continuità dello status quo ante (fino a quando?), pur nella tragica, sacrificale, congiunzione di Amore e Morte. Del ’78 è il bel remake di Werner Herzog, Nosferatu, il principe della notte (Nosferatu: Phantom der Nacht) con Klaus Kinski protagonista.


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