Un ricordo di Dorothy Malone

Dorothy Malone

Ricordo di aver conosciuto l’attrice Dorothy Malone (Dorothy Eloise Maloney all’anagrafe, Chicago, 1925), che ci ha lasciato lo scorso venerdì, 19 gennaio, nel corso della visione, ero un ragazzino, del film The Big Sleep (Il grande sonno, Howard Hawks, 1946, dall’omonimo romanzo di Raymond Chandler): capelli bruni raccolti dietro la nuca, sensuale sguardo nascosto dietro un paio d’occhiali, impersonava la proprietaria di una libreria e duettava alla grande con Bogie, quest’ultimo nella parte dell’investigatore privato Philip Marlowe.
Un reciproco gioco di seduzione, fra dialoghi insinuanti e sguardi colmi di sottintesi, progressivamente inclini ad uscire allo scoperto, che andava così a costituire una fra le più belle sequenze della leggendaria pellicola.
Da qui in poi l’attrice, che aveva studiato danza dall’età di tre anni ed ottenuto premi scolastici in gare di recitazione per poi esordire sul grande schermo, dopo l’università, ricoprendo piccoli ruoli in titoli non propriamente eccelsi, quasi sempre non accreditata e comunque vedendosi sempre attribuire parti di ragazza ingenua e romantica (Night and Day, Michael Curtiz, 1946), cominciò ad essere maggiormente notata, fino a conferire inedita e risolutiva svolta alla sua carriera assecondando il cliché hollywoodiano della “bionda fatale”, tingendosi appunto i capelli ed adottando un look più aggressivo, escamotage che le permise di ottenere parti più complesse, dove il suo indubbio talento poté finalmente trovare opportuna esternazione.

 Ecco allora personaggi di donne certo energiche nel fronteggiare le varie avversità esistenziali, ma il cui animo appariva turbato da profondi segreti o da varie problematiche,  con un’aggressività, espressa anche, se non soprattutto, a livello sensuale, pronta ad esplodere (Colorado Territory,1949, Gli amanti della città sepolta; Battle Cry, 1955,  Prima dell’uragano, entrambi diretti da Raoul Walsh). A suo agio altresì in ruoli brillanti, a dimostrazione di una certa duttilità (Scared Stiff, 1953, Morti di paura, George Marshall; Artists and Models, 1955, Artisti e modelle,  Frank Tashlin, entrambi con la coppia Jerry Lewis – Dean Martin), la Malone ebbe la sua affermazione definitiva nel turgido melodramma di Douglas Sirk Written On The Wind (1956, Come le foglie al vento, dall’omonimo romanzo di Robert Wilder): l’interpretazione dell’ereditiera Marylee Hadley, così verace nell’esternare una summa di vizi e nevrosi, le valse nel 1957 il premio Oscar come miglior attrice non protagonista. Prima che una malattia la tenesse lontana dal grande schermo per alcuni anni, Malone offri altre interpretazioni di rilievo, in particolare nei western Warlock (1959, Ultima notte a Warlock, Edward Dmytryk) e The Last Sunset (1961, L’occhio caldo del cielo, Robert Aldrich).
Una volta ristabilitasi, ritrovò il successo grazie alla serie televisiva Peyton Place (1964-1969), tratta dall’omonimo romanzo scritto da Grace Metalious (già oggetto di una trasposizione cinematografica nel 1957, per la regia di Mark Robson),  nella parte di Connie Mac Kenzie; seguirono poi altri film al cinema, non particolarmente riusciti, fino all’ultimo ruolo, degno dei fasti del passato, in Basic Instinct (1992, Paul Verhoeven).

 

Una risposta a “Un ricordo di Dorothy Malone

  1. giorno di ricordi oggi 😉
    hai ragione, davvero memorabile il suo personaggio in The Big Sleep, sebbene secondario… ciao

    Piace a 1 persona

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