“Nastri d’Argento Doc”, le cinquine finaliste

Folco Quilici (Il Messaggero)

Sarà dedicata a Folco Quilici l’edizione 2018 dei Nastri d’Argento Doc.
Un omaggio al grande documentarista, nonché scrittore, saggista e autore televisivo, che ci ha lasciato lo scorso sabato, 24 febbraio, capace di connotare le proprie realizzazioni di un inconfondibile tocco, piuttosto suggestivo ed affabulante nel coniugare il piacere della narrazione con quello della ricerca di ogni curiosità inerente i luoghi esplorati, offrendo infine rilevanza al rapporto fra l’uomo e l’ambiente, il mare in  particolare. Il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, considerando la sempre maggiore attenzione che il genere documentario dedica all’arte e allo spettacolo, ha ampliato in questi ultimi anni il palmarès (Cinema del reale, Cinema e Spettacolo, Docufilm), prevedendo anche l’assegnazione di un Nastro speciale alla carriera oltre a premi e menzioni speciali.
Di seguito riporto l’elenco delle cinquine finaliste, una selezione che ha visto concorrere ben 100 titoli; la consegna dei premi avrà luogo giovedì marzo, ore 19, al WEGIL di Roma (Largo Ascianghi n.5).

Cinema del realeBarbiana ’65 – La lezione di Don Milani (Alessandro G.A. D’Alessandro). Ferrante Fever (Giacomo Durzi). My War is not Over (Bruno Bigoni). Cinema, Spettacolo, Arte: A Ciambra, l’altra faccia della storia (Paolo Carpignano). Evviva Giuseppe (Stefano Consiglio). La lucida follia di Marco Ferreri (Anselma Dell’Olio). Pino Daniele – Il tempo resterà (Giorgio Verdelli). The Italian Jobs: Paramount Pictures e l’Italia (Marco Spagnoli). Docufilm: Controfigura (Ra Di Martino). Diva! (Francesco Patierno). Il Signor Rotpeter (Antonietta De Lillo). Karenina & I (Tommaso Mottola). La corsa de l’Ora (Antonio Bellia).

 

2 risposte a ““Nastri d’Argento Doc”, le cinquine finaliste

  1. Un omaggio dovuto, per un grandissimo del documentario italiano…

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    • Ciao Vincenzo, un’occasione per ricordarne la figura e le opere. Ricordo come un sogno “Ti-Koyo e il suo pescecane”, visto da bambino (scuola elementare se la memoria non mi inganna, con tanto di proiettore “classico”…). Grazie, un saluto.

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