Il miracolo della 34ª strada (Miracle on 34TH Street, 1947)

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(FilmTV)

New York, fine anni ’40, Giorno del Ringraziamento. Un anziano e distinto signore (Edmund Gween), redarguisce un negoziante su una riproduzione della slitta di Babbo Natale che sta allestendo in vetrina, vi è infatti, a suo dire, un’errata disposizione delle renne e le corna di quest’ultime non sono proprio come le originali… Si reca poi ad assistere all’annuale parata allestita dai grandi magazzini Macy’s, in vista delle festività natalizie; anche qui ha qualcosa da ridire riguardo l’interprete del barbuto dispensatore di doni, notando, sdegnato, come questi sia piuttosto alticcio: si rivolge allora a Doris Walker (Maureen O’Hara), manager e curatrice della manifestazione, la quale, notando come l’affabile vecchietto abbia il necessario physique du rôle, senza necessità di ricorrere ad alcun trucco, lo invita a prendere il posto della comparsa. La sua interpretazione risulterà così convincente da far sì che venga assunto come Santa Claus ufficiale del centro commerciale. Qui il nostro non mancherà di farsi notare nell’accogliere i vari bimbetti che insieme ai genitori fanno la fila per chiedergli i doni che desiderano, indirizzando anche verso altri negozi, nell’eventualità che Macy’s non possa soddisfare le loro richieste, una trovata malvista dal proprietario, anche se dallo sconcerto iniziale si passerà ben presto al volgere tutto a proprio vantaggio.

Edmund Gween

Ma il bello è che il candido e tenero vegliardo, il cui nome risulta essere Kris Kringle, ospite di una casa di riposo, dichiara di essere l’unico e vero Babbo Natale, cercando di convincere al riguardo soprattutto la piccola figlia di Doris, Susan (Natalie Wood), cui la madre, dopo il divorzio dal marito, ha rivolto un’educazione incline ad un concreto realismo, niente favole o principi azzurri, la vita non lascia certo spazio all’immaginifico. Dopo tutta una serie di astute macchinazioni volte a screditare e ad internare Kringle, la vicenda approderà in tribunale, con l’avvocato Fred Gailey (John Payne), vicino di casa di Doris ed innamorato di lei, ad assumerne la difesa … Scritto e diretto da George Seaton, su soggetto di Valentine Davies, Il miracolo della 34ª strada mantiene a tutt’oggi il senso della “bella fiaba”, concreta e mirabile, anche volendo circoscrivere l’opera al periodo in cui è stata realizzata: merito della combinazione sinergica fra un’ottima sceneggiatura ed una regia piuttosto attenta a valorizzare le interpretazioni attoriali, offrendo quindi opportuno risalto ai personaggi e circoscrivendo con sagacia le varie situazioni che si vengono a creare nel corso della narrazione, mutuando fra fantastico e reale, rendendo l’immaginazione elemento precipuo per allontanare l’animo umano da qualsivoglia aridità, compresa l’esternazione di facciata dei buoni sentimenti.

Natalie Wood e John Payne

Il Natale viene quindi ricondotto alla sua portata più intima e sincera, anche infantile se vogliamo, non solo, o non tanto, una festa contornata da illusorie scenografie e melassa in offerta speciale, bensì una disposizione dello spirito, un’occasione per riflettere su se stessi, sul proprio ruolo esistenziale, come singoli e nei rapporti col prossimo, sulla bontà dei propri desideri, riprendendo ed estendendo le parole dell’impareggiabile Kris Kringle, uno straordinario, per empatia e naturalezza, Edmund Gween, premiato con l’Oscar come Miglior Attore non Protagonista. Ma l’intero cast offre caratterizzazioni encomiabili, vedi il bel personaggio femminile di Doris delineato da Maureen O’Hara, fra disincanto dolente e ferma autodeterminazione, il fare gentile e sincero del buon Gailey reso da John Payne, senza dimenticare una Natalie Wood ancora bambina, ma capace di tener testa ai citati adulti per bontà recitativa, fra bronci e sorrisi appena venati di una sottile malinconia, propri di una fanciulla che è stata costretta a crescere troppo presto, soffocando le consuete fantasie della sua età, che torneranno a galla grazie al buon vecchino e al suo “miracolo”, evento esterno straordinario, utile a ridestare la coscienza umana e condurla sui binari di una possibile felicità condivisa. Paragonato spesso alle migliori opere di Frank Capra, il film ne mantiene per certi versi tanto l’impatto in apparenza ottimistico, quanto un’esternazione dei buoni sentimenti e dei valori propri di un’umanità che possa definirsi tale, anche se si palesa con modalità non del tutto nitide, fra vari ostacoli.

Maureen 0’Hara e Gween

Evidente il dominio di un netto materialismo, ogni esternazione umana deve essere ricondotta nell’alveo della razionalità, con la psicoanalisi incline a ridurne ad uso e consumo delle proprie teorie qualsiasi gesto o pensiero che propenda a venir fuori dai rigidi parametri di una conclamata “normalità”. L’America di fine anni ’40, da poco uscita dal Secondo Conflitto Mondiale, appare dunque ritratta come sospesa fra un pragmatico realismo, riprendere le consuete attività, incentivare i consumi in nome di una rinnovata produttività e del massimo profitto, stabilizzarsi all’interno di una determinata carriera lavorativa così come di un nucleo familiare, e l’indecisione se perseguire ancora nel mantenere saldi gli antichi valori o percorrere strade inedite, assecondando i mutamenti dei tempi, spesso ergendo, volenti o nolenti, rigide barriere ad impedire che la spuma dei sogni possa ancora infrangersi sugli scogli di una rituale esistenza. D’altronde il finale, per quanto inserisca tutte le caselle al posto giusto per garantire il classico happy end, lo lascia semplicemente intuire, paventando quale auspicabile la possibilità che una buona parte di sana irrazionalità pervada la vita di tutti noi. Oltre al citato Oscar per il Miglior Attore non Protagonista, Miracle on 34TH Street ne conseguì altri due, per la Miglior Sceneggiatura non Originale e il Miglior Soggetto; nel 2004 ne venne girato un remake, diretto da Les Mayfield e con Richard Attenborough nei panni di Babbo Natale, che nulla toglie e nulla aggiunge al classico originale, certo più sincero e diretto.

A tutti i lettori di Sunset Boulevard, abituali e di passaggio, lieti auguri per un sereno Natale, che i nostri cuori possano sempre accogliere gioia e condivisione nel corso del comune cammino.

Antonio

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