Stanlio & Ollio

(IMDb)

Scorri piano sabbia del tempo, accumula lentamente nella clessidra i tuoi granelli al ritmo di The Cuckoo Song , tradizionale sigla delle loro avventure, mentre tutt’intorno si fa sempre più insistente un denso ed avvolgente bianco e nero d’antan ad accompagnare il fluire dei ricordi: la memoria è intenta a visualizzare un programma Rai intitolato Oggi le comiche, andato in onda dal 1968 al 1977 sul primo canale, condotto da Renzo Palmer, che proponeva un’antologia delle migliori comiche mute con vari protagonisti fra i quali Buster Keaton, Charlie Chaplin e  la coppia Stan Laurel & Oliver Hardy; veniva trasmesso il sabato dalle 13 alle 13 e 30. Rammenti vero, vecchio babbano? Era uno dei tuoi appuntamenti televisivi preferiti, finita la scuola e in attesa del pranzo, in particolare prediligevi le comiche della mitica coppia appena citata, Stanlio e Ollio nel nostro idioma, venivi rapito dalla loro capacità di combinare disastri anche nello svolgere le mansioni più semplici, uno particolarmente maldestro e pasticcione, l’altro apparentemente più calmo e sicuro nell’osservare quanto messo rovinosamente in atto dal compare (e con lo sguardo volto allo spettatore, cercando complicità), ma i cui rimedi si palesavano spesso e volentieri peggiori del danno.

John C. Reilly e Steve Coogan (Ecodelcinema)

Il tutto accompagnato da una mimica costante, Stan si grattava la testa per poi esplodere in un pianto isterico dal sapore fanciullesco e Oliver sbuffava, spesso giocherellando con la cravatta… E come dimenticare la calma inizialmente ostentata nel constatare determinati eventi in odor di “cataclisma”, per poi esplodere fragorosamente in gesti ed espressioni tali da suscitare il riso…
Divenuto ormai grandicello i gusti si sono orientati soprattutto verso la poetica chapliniana, ma la comicità del duo mi è rimasta nel cuore e non ho mai smesso di apprezzare le loro realizzazioni, rivedendole volentieri, per cui non posso che salutare con piacere misto a nostalgica commozione il film biografico loro dedicato, di recente uscita sui nostri schermi, dopo l’anteprima alla XII Edizione della Festa del Cinema di Roma nell’ottobre del 2018, Stanlio & Ollio, per la regia di John S. Baird su sceneggiatura di Jeff Pope e Steve Coogan, quest’ultima ispirata al libro Laurel and Hardy – The British Tours (A. J. Marriot, 1993), mentre il mitico duo è interpretato, con mimetica immedesimazione, anche nella resa delle gag e nel rispetto dei tempi comici, da Steve Coogan (Stan Laurel) e John C. Reilly (Oliver Hardy).

(MyMovies)

Una coinvolgente carrellata ci conduce, siamo nel 1937, dal camerino della coppia al set del film Way Out West (I fanciulli del West o Allegri vagabondi, diretto da James W. Horne), negli studi di Culver City: i due sono all’apice del successo ma i diverbi col produttore Hal Roach (Danny Huston) sono all’ordine del giorno; Stan, infaticabile coautore dei testi, non accreditato, scalpita per una maggiore autonomia oltre che per veder riconosciuto loro un compenso più alto, d’altronde i contratti sono stati stilati singolarmente ed il suo è in scadenza, infatti avvierà presto trattative con la 20Th Century Fox, mentre il collega preferirà mantenere fede agli impegni, girando un film senza il compagno di scena, Zenobia (1939, Gordon Douglas). Sedici anni più tardi, fra acciacchi vari  e  problemi economici, i due sono impegnati in una tournée fra l’Inghilterra e l’Irlanda, alberghi e teatri non all’altezza della loro fama, un numero esiguo di spettatori che però non li ha mai dimenticati, seguendoli sempre con affetto e tutta una serie di eventi che li condurrà a comprendere, una volta per tutte, come il loro sodalizio abbia da tempo travalicato le scene e sia più forte di qualsiasi avversità …

(Ecodelcinema)

Per quanto la regia di Baird possa apparire piuttosto anodina, o comunque orfana di un guizzo che possa definirsi propriamente autoriale, non gli si può negare però la capacità di rendersi funzionale nel far risaltare, sullo sfondo di una scenografia che sa restituire la patina del tempo, l’ottimo lavoro di scrittura e le valide interpretazioni attoriali, comprendendo al riguardo, oltre ai citati protagonisti, le attrici che interpretano le consorti di Stan (Ida, Nina Arianda) ed Hardy (Lucille, Shirley Henderson), che ne costituiscono una sorta di contraltare (due coppie comiche al prezzo di una è la battuta resa dall’impresario inglese). L’intelligenza insita nella scrittura consiste in primo luogo nel non disperdersi in una ricostruzione capillare di eventi e situazioni, preferendo, più efficacemente, focalizzarsi su di un accadimento essenziale, forse riportato non avallando del tutto la veridicità: la momentanea separazione della coppia e le sue ripercussioni col trascorrere del tempo, una volta che non vi sarà più il collante della fama a cementarne l’unione, bensì interverrà qualcosa di più profondo, che i due sembreranno far fatica a comprendere.

(Culturamente)

In secondo luogo, non è da sottovalutare, oltre alla certosina riproposizione dei loro sketch, sempre esilaranti (esemplare quello della doppia porta), la visualizzazione di una compiuta confluenza tra finzione e realtà, considerando come molte delle gag sceniche vadano a riproporsi nel quotidiano, casualmente (la rovinosa caduta di un baule trascinato a fatica su per le scale di una stazione, che riprende una scena de La scala musicale, The Music Box, 1932, James Parrott), con giocoso trasporto (la sequenza che li vede impegnati ad annunciarsi alla reception di uno scalcagnato alberghetto), ma anche con studiata attenzione alla pubblicità (l’arrivo delle consorti a Londra).
Pleonastico riportare che l’effetto “nostalgia canaglia” di cui si è scritto sopra aleggia imperioso nel corso della visione, ma ciò non toglie che Stanlio & Ollio possa essere  considerato un concreto, affettuoso e divertente omaggio ad una delle coppie comiche più famose di sempre, tra le poche a sapersi rendere l’uno spalla dell’altro in un gioco di reciprocità: rifugge dall’oleografia in odor di santino tendendo invece a far sì che sullo schermo si stagli nitida la visione di un rapporto amicale denso di sincerità e rispetto reciproco, che porterà Ollio ad esibirsi nel corso della tournée nonostante i problemi di salute gli arrechino profonde sofferenze,  mentre Stanlio continuerà a scrivere i testi per le loro scenette dopo che il compare affronterà il viaggio verso “i verdi pascoli”, incastonando nel tempo e nello spazio una mirabile confluenza tra arte e vita.

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