“E’ la satira, bellezze!”

S’ode a destra uno squillo di tromba;

A sinistra risponde uno squillo:

D’ambo i lati calpesto rimbomba

Da cavalli e da fanti il terren.

Quinci spunta per l’aria un vessillo;

Quindi un altro s’avanza spiegato:

Ecco appare un drappello schierato;

Ecco un altro che incontro gli vien.

Checco Zalone

Chiedo umilmente venia ad Alessandro Manzoni per il temerario accostamento, ma il commento del coro riguardo la battaglia di Maclodio (1427) alla fine del II atto de Il conte di Carmagnola, prima tragedia composta dal sommo (tra il 1816 ed il 1819, per poi essere pubblicata nel 1820) ė quanto sovvenutomi in mente nel leggere sulle pagine di vari quotidiani le trascrizioni delle reazioni esternate dalle diverse compagini politiche riguardo l’ultima canzone, con relativo video, di Checco Zalone, Immigrato. Un’anticipazione di Tolo tolo, inedita fatica cinematografica dell’artista pugliese, d’imminente uscita nelle sale, di cui ha firmato per la prima volta la regia, oltre ad essere autore della sceneggiatura insieme a Paolo Virzì. Una volta visionato il suddetto video ed ascoltato attentamente il testo della canzone, credo che, tanto da parte di una sinistra sempre più orfana di una concreta identità,  smarrita nei meandri di una conforme omologazione allo status quo, quanto da una destra cristallizzata in un opportunistico “Dio, patria, famiglia” e che nella sua irregimentata ottusità tanto mi ricorda, non importa chi la rappresenti, il graduato delle Brigate Nere Primo Arcovazzi interpretato da Ugo Tognazzi ne Il federale di Luciano Salce (1963), non si sia capito una beata fava, pardon;  l’una, infatti, si ė quasi subitamente stracciata le vesti, indignata, l’altra, si è appropriata altrettanto rapidamente dei versi, ritenendo il buon Checco cantore della sua causa.

Maschera della satira, teatro greco

 In realtà, a ben guardare,  la presa per i fondelli ė palesemente rivolta ad entrambe le parti, irridendo sia il buonismo d’accatto e di prammatica, sia la deriva populista che vede nell’immigrato opportuna carta da giocare per confondere le acque, il tappeto sotto cui nascondere la polvere di mancate regolamentazioni e riforme sociali propriamente dette, non certo contentino da voto in saccoccia. In poche parole, parafrasando le parole di Ed Hutcheson, interpretato dal mitico Bogie ne L’ultima minaccia (Deadline-U.S.A,1952, Richard Brooks), “E’ la satira, bellezze! Non potete farci nulla”: anni di politicamente corretto all’insegna di un ipocrita perbenismo e di lavacro delle menti in nome di un progresso omologante, ben distante da una reale evoluzione, hanno fatto sì  che se ne smarrisse la reale portata, la valenza fustigatrice bipartisan, quell’arte dello sghignazzo esaltata da Dario Fo spesso adusa a livellare opportunamente il Potere e riportarlo a dimensione umana, eliminando i trampoli dell’onnipotenza.
Ecco, ritengo che questo sia il nocciolo del problema, si ė persa la capacità  di argomentare e di mettere in atto un concreto senso critico, utili grimaldelli, pur in presenza di due eserciti l’un contro l’altro armati, atti a scardinare nette contrapposizioni e volti a cercare una mediazione a fare da fulcro portante fra i tanti interessi in gioco, rammentando, ultima citazione in chiusura, che “quanto tolto al popolo, al popolo dovrà tornare” (
The Great Dictator, Charlie Chaplin, 1940), sempre che, mia aggiunta, quest’ultimo si renda effettivamente e definitivamente conto del ladrocinio, morale e materiale, perpetrato a suo danno negli anni. 


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