
Copyright: ©1990)
Morto ieri, lunedì 7 agosto, a Los Angeles, William Friedkin, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico (Chicago, 1935), è stato tra i maggiori innovatori di generi cinematografici quali poliziesco ed horror, funzionalmente asserviti ad una personale indagine etica relativa a quel tormento esistenziale proprio di quanti si avvedono della fragile delimitazione tra bene e male.
Fu tra i componenti dei Movie Brats, per lo più giovani talenti provenienti dal cinema indipendente e nuovi autori formatisi in televisione, che all’inizio degli anni ’70 contribuirono alla nascita del movimento noto come New Hollywood, ispirato soprattutto dalla “politica degli autori”, i diritti del regista quale padrone assoluto del linguaggio cinematografico, espressa dalla Nouvelle Vague, la “nuova onda” del cinema francese che prese piede tra la primavera del ’59 e l’autunno del ’63, spazzando via l’accademismo ereditato dagli anni ’30.
Rielaborando il linguaggio proprio della controcultura e la mitologia che ne derivava andava quindi a delinearsi “l’altra faccia dell’America”: scomparivamo ottimismo, perfezione, eroismo, sostituiti da dubbio, voglia di fuga, disadattamento e, con il procedere degli anni Settanta, angoscia, paura, sconfitta, tutti stati d’animo sottolineati cinematograficamente da un’evidente revisione dei generi.

Nato e cresciuto all’interno di una famiglia dalle non floride condizioni economiche, Friedkin si adoperò in vari mestieri e, spinto dalla passione per il cinema, una volta lasciato il liceo lavorò come fattorino alla WGN Tv di Chicago, approdando, dopo pochi anni, alla produzione e alla regia, girando, autodidatta, tutta una serie di documentari destinati alla televisione.
Tra questi, da ricordare The People vs. Paul Crump, che affrontava il caso di un uomo di colore condannato a morte, la cui sentenza venne rivista proprio grazie al citato documentario del cineasta, che vinse il Golden Gate al Festival di San Francisco.
Friedkin trovò così la motivazione per trasferirsi a Los Angeles, dirigendo anche qui numerosi programmi televisivi, tra i quali un episodio della serie The Alfred Hitchcock Hour (1965).
Nel 1967 ecco il debutto alla regia cinematografica, Good Times, commedia romantica-musicale con protagonisti Sonny Bono e Cher che riscontrò un buon successo di pubblico e critica, cui seguirono The night they raided Minsky’s (Quella notte inventarono lo spogliarello, 1968), The Birthday Party (Festa di compleanno, 1968), e The Boys In The Band (Festa per il compleanno del caro amico Harold, 1970), primo film hollywoodiano a considerare la tematica dell’omosessualità, tratto da un’opera teatrale di Mart Crowley.
Tutte pellicole quelle citate che misero in luce le qualità di Friedkin, regista di polso e raffinato compositore d’immagini, visionario ma attento alle esigenze spettacolari e commerciali, le quali trovarono concreta e definitiva affermazione nel 1971 con The French Connection (Il braccio violento della legge) e due anni più tardi con The Exorcist (L’esorcista).
Il primo titolo è un poliziesco, basato sul libro-inchiesta di Robin Moore, caratterizzato da una inedita connotazione delle caratteristiche proprie del genere, nella predilezione di una linea narrativa asciutta, documentaristica, rimarcando, anche grazie alle intense interpretazioni attoriali, l’ambiguità delle linee di confine fra bene e male, senza dimenticare l’intrattenimento (la sequenza dell’inseguimento lungo la metropolitana, esaltata dal lavoro di montaggio).
La pellicola vinse cinque Oscar: Miglior Film, Regia, Sceneggiatura non Originale (Ernest Tidyman), Montaggio (Gerald B. Greenberg) e Attore Protagonista (Gene Hackman). Riguardo il secondo, tratto dal romanzo di William Peter Blatty, autore della sceneggiatura, si avvale anch’esso di un impatto fortemente realistico, allo stesso tempo emozionante e disturbante.
Il dramma della possessione va infatti ad insinuarsi in crescendo e il conflitto tra le due forze in campo, in odore di metafora, non vede come scenario un vecchio e isolato maniero, ma una casa borghese, devastata nella sua quotidianità dall’irrompere dell’irrazionale, trovando poi fertile campo nei meandri delle cattive coscienze e nella perdita di fiducia verso quanto scienza e progresso dovrebbero assicurare a livello di razionalità e conquiste sociali.
Il film ottenne due premi Oscar, Miglior Sceneggiatura Non Originale e Miglior Sonoro (Robert Knudson e Christopher Newman).
Nel 1977 è la volta di Sorcerer (Il salario della paura ), altro titolo degno di nota nella filmografia di Friedkin, per quanto non baciato dal successo e considerato con maggiore attenzione dalla critica solo in seguito, remake di Vite vendute, diretto nel 1953 da Henri-Georges Clouzot, il cui titolo originale, Le salaire de la peur, riprende quello dell’omonimo romanzo di Georges Arnaud, 1950.
Se con The Brink’s Job (Pollice da scasso, 1978) il regista virò verso la commedia, pur con sfumature drammatiche (la narrazione si basa su un evento realmente avvenuto, la rapina di tre milioni di dollari alla sede di Boston della Brink’s Company, ad opera di una banda di scalcinati ed improvvisati ladri, il 17 gennaio 1950), per tutti gli anni ’80 i suoi lavori andarono a conoscere un’alternanza tra ordinarietà e il rispuntare dell’intuitiva creatività.
Quest’ultima è rinvenibile, almeno a parere dello scrivente, in Cruising (1980) e soprattutto in To Live And Die In L.A. (Vivere e morire a Los Angeles, 1985), titoli nei quali la descritta tematica dell’animo umano esacerbato dal continuo peregrinare tra bene e male trova inedita linfa vitale.
Dagli anni ’90 fino ai nostri giorni, per quanto l’attività di Friedkin andò ad interessare anche la televisione e l’opera lirica, il cinema rimase sempre il suo primo amore e tra le opere più interessanti di questo periodo si possono certo ricordare The Guardian (L’albero del male, 1990), tratto dal romanzo The Nanny di Dan Greenburg, Rules of engagement (Regole d’onore, 2000), Bug (2006), basato sull’omonima pièce teatrale scritta da Tracy Letts, autore anche della sceneggiatura, Killer Joe (2011).
Friedkin ha ricevuto il Pardo d’Onore al 62mo Locarno Film Festival nel 2009 e il Leone d’Oro alla Carriera nel 2013 alla 70ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Proprio in laguna, alla 80ma edizione della kermesse cinematografica, è atteso, Fuori Concorso, il suo ultimo lavoro, The Caine Mutiny Court-Martial.






Scrivi una risposta a Un ricordo di William Friedkin – Lumière e i suoi fratelli Cancella risposta