Riporto di seguito la trascrizione del mio intervento introduttivo alla rassegna cinematografica dedicata a Paola Cortellesi, che ha preso il via giovedì 7 per concludersi sabato 9 agosto,  nel cortile dell’ex Convento dei Minimi di Roccella Jonica (RC), organizzata dal Circolo di Lettura dell’ARAS, di concerto con il Comune della cittadina, all’interno de I Caffè artistico-letterari 2025. Questi i titoli proposti, presentati dallo scrivente insieme a Rossella Scherl, scrittrice, Assessora alla Cultura del Comune di Roccella Jonica: Nessuno mi può giudicare, 2011, di Massimiliano Bruno (giovedì 7), Gli ultimi saranno ultimi, 2015, regia sempre di Bruno (venerdì 8), Come un gatto in tangenziale, 2017, Riccardo Milani (sabato 9).

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 “Mi ribello all’affermazione che sia un dono di natura. La comicità è un lavoro di cervello”. Credo che questa frase di Franca Valeri, tratta, dal suo libro “Bugiarda no, reticente”, Einaudi, 2010, possa essere illuminante nell’introdurre e delineare la figura di Paola Cortellesi, artista completa, attrice, sceneggiatrice, autrice e regista. Dopo aver studiato arte drammatica ha portato avanti tutta una serie di esperienze teatrali, radiofoniche e televisive, che le hanno fatto conoscere mano a mano l’apprezzamento del grande pubblico, per poi debuttare al cinema nel 2000, una piccola parte in “Chiedimi se sono felice”, regia congiunta di Massimo Venier e del trio Aldo, Giovanni e Giacomo.

Paola Cortellesi (Francesco Petrucci, CC BY-SA 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0, via Wikimedia Commons)

Soffermandoci sull’ attività cinematografica, Paola Cortellesi nel corso degli anni ha seguito le tappe di un ben preciso percorso, caratterizzato da tenacia e forte determinazione, che le ha consentito gradualmente di ergersi al di sopra dei ruoli solitamente imposti dalla produzione, spesso stereotipati,  inserendosi nel solco tracciato da attrici come la citata Valeri, Monica Vitti, Mariangela Melato, giusto per fare dei nomi. Personalmente ne ho sempre ammirato la naturalezza recitativa, quella impagabile mimica facciale che le consente di passare subitamente dall’imbranataggine alla durezza, dalla tenerezza di un sorriso al dramma del pianto.

Doti quelle descritte che le hanno quindi consentito di ritrarre tutta una serie di personaggi, donne che reagiscono alle difficoltà della vita, ponendo in essere una battaglia, anche silente, per l’emancipazione e l’autodeterminazione. Paola Cortellesi ha in definitiva dato vita ad una  suggestiva fusione tra la bravura dell’attrice e l’intelligenza dell’autrice, culminata nel debutto alla regia con l’acclamato “C’è ancora domani”, 2023.

Tra i personaggi interpretati dalla Cortellesi, è certo interessante quello di Alice, ruolo che le è valso nel 2011 il David di Donatello come Miglior attrice protagonista, nel film che vedremo stasera, “Nessuno mi può giudicare”, opera che rappresenta l’esordio alla regia di Massimiliano Bruno, anche autore della sceneggiatura insieme ad Edoardo Falcone e che vede come principali interpreti Raoul Bova,  Rocco Papaleo, Anna Foglietta, Hassani Shapi, Valerio Aprea, Lucia Ocone e Lillo.

Paola Cortellesi è particolarmente credibile sia negli iniziali panni della coatta arricchita che in quelli della escort improvvisata, anche se il film tratteggia più che approfondire. Siamo comunque di fronte ad una commedia sentimentale divertente e interessante, per certi versi vicina alla classica commedia all’italiana di un tempo, considerando la ritrovata capacità di presagire determinati eventi di cronaca e la volontà di raccontare, sfruttando un’ironia leggera ma non propriamente innocua, un’ Italia tutto sommato vera e comunque lontana da finti lustrini e proclami d’ordinanza sulla ripresa economica.

Bruno visualizza un paese che riesce, a fatica, a mantenersi integro nei suoi valori essenziali di dignità e coerenza morale, pur dovendo scendere a compromessi per poter sopravvivere, arrivare alla fine del mese, in una società dominata da opportunismi e falsi valori. Anche se può avvertirsi a tratti un certo compiacimento autoassolutorio, il quartiere romano del Quarticciolo va ad assumere le caratteristiche  di un mondo a sé stante, rappresentando, nella sua multietnicità, nelle varie, tipiche, contrapposizioni e contraddizioni, tutto il paese, in particolare la sua parte più cialtrona, esternata dai proclami qualunquistici espressi dal personaggio interpretato da Rocco Papaleo.  

Il lavoro di scrittura prevale spesso sulla regia, oggetto di qualche cedimento, perché a volte, nel voler dare risalto un po’ a tutti i personaggi, si dà vita a dei siparietti diciamo stravaganti, anche se dalla resa comica efficace (i tentativi messi in atto da Caterina Guzzanti per riconquistare il suo uomo, arrivando a “noleggiare” Fausto Leali). “Nessuno mi può giudicare” resta comunque un film capace di far divertire e riflettere, esaltato dalle prestazioni attoriali della Cortellesi in particolare, ma anche di tutto il cast, con una menzione particolare per Anna Foglietta e Raoul Bova. Grazie, buona visione.

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