Baciami ancora

xxxDopo la felice esperienza hollywoodiana, Gabriele Muccino ritorna in Italia, regista e sceneggiatore di Baciami ancora. E’ il sequel, dopo nove anni, del suo L’ultimo bacio, film simbolo sia di una generazione, quella dei trentenni in perenne sindrome da Peter Pan, sia di un nuovo modo di caratterizzare la classica commedia propria del nostro cinema, privilegiando sentimentalismi e toni emozionali da melodramma, uniti a cinismo e temi esistenziali.

La voce fuori campo di Carlo (Stefano Accorsi), narra la separazione dalla moglie Giulia (Vittoria Puccini, che sostituisce la Mezzogiorno), nonostante la nascita della bambina, e gli ultimi anni passati “vivendo senza sapere la mattina cosa avrei fatto la sera”, euforica farfalla che si posa di fiore in fiore, sino ad arrivare all’odierno, apparente, stato di quiete con una nuova compagna. In realtà è ancora innamorato di Giulia, mal sopportando la sua convivenza con uno scalcinato attore (Adriano Giannini).Il ritorno di Adriano (Giorgio Pasotti), dopo due anni di galera in Colombia per spaccio di droga, ricompatterà il gruppo di amici protagonisti del film precedente:Paolo (Claudio Santamaria), in bilico tra crisi depressive e momentanei attimi di felicità con Livia (Sabrina Impacciatore), ex di Adriano, dal quale ha avuto un figlio che non lo ha mai conosciuto, la coppia Marco e Veronica (Pierfrancesco Favino e Daniela Piazza), in crisi per la mancata nascita di un figlio, Alberto (Marco Cocci), ancora convinto che la fuga verso un paese lontano possa essere la vera soluzione dei problemi.

Sarà l’occasione per un pesante bilancio esistenziale, riflettendo su sogni mai concretizzati e su tanti problemi lasciati in sospeso, per arrivare, stancamente, dopo tradimenti, liti urlate al cielo, ipocondria ed isterismi da manuale, ad un finale tragico e lieto insieme: tutti uniti nelle loro disillusioni o nel loro perbenismo borghese, con pochi che riusciranno ad ammettere i loro errori (Adriano) o ad accettare nuove realtà (Marco), plasmandosi alla vita, nel consolatorio assunto che “non ci dà sempre le cose che vogliamo. Ma l’importante è che ce le dia”. Sospesa tra toni esagitati e melensaggini visive da spot pubblicitario, contornate da ruffiana musica d’antan ed un montaggio da cardiopalma, l’opera di Muccino trasporta di peso i trentenni di dieci anni fa nell’attuale realtà della “generazione 1000euro”, senza evidenziare alcun processo evolutivo a livello psicologico e nulla che ci spieghi perché l’ evoluzione non sia avvenuta.

A parte i dubbi su quanto questi 40enni in crisi siano “veri”, anche se, visto gli appartamenti in cui vivono quasi tutti e le lussuose auto scintillanti di concessionaria, siamo certo dentro la borghesia romana medio-alta, anche nei valori espressi, resta il fatto che non fanno altro che girare su se stessi, creando una serie di contorte spirali che avviluppano tutto e tutti, mettendo alla luce spunti interessanti che restano in superficie. Muccino è abile narratore, espone una storia che, nonostante gli eccessi melodrammatici (corse affannate, “ultimi baci” sotto la pioggia scrosciante, notti da tregenda a sottolineare gli eventi più tragici), coinvolge il pubblico e gli fa rivivere qualche esperienza di vita, felice o meno, con il merito di alcune buone prove recitative (Favino ed Impacciatore in particolare, capaci di certe sfumature).

Un buon prodotto, abilmente confezionato, anche se semplicemente illustrativo ed espositivo, senza il coraggio di una particolare introspezione, che nobilita in fondo il termine “commerciale”, elevandolo a nota di merito. Unico rischio, paventato da Muccino stesso e da un protagonista all’interno del film, è di una probabile serializzazione: arrivederci a 50 anni, allora…altro che “ultimo bacio”, arriveremo ai fatidici 24mila…


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