Il segreto dell’acqua

Valentina Lodovini e Riccardo Scamarcio
Valentina Lodovini e Riccardo Scamarcio
E’ davvero un peccato che la fiction Il segreto dell’acqua, trasmessa in prima serata su Rai Uno a partire da domenica 11 settembre e poi in altri giorni della settimana (al momento in cui scrivo martedì e mercoledì), non sia stata accompagnata dal successo negli ascolti, i quali, dopo un avvio un po’ in sordina, sembrano comunque assestati su un livello non certo altissimo, ma in linea con le sue particolari caratteristiche, che rendono necessaria anche una certa partecipazione del pubblico, ancor prima del suo effettivo coinvolgimento, acquisito per gradi, sequenza dopo sequenza e puntata dopo puntata.

A tre episodi dal termine, posso dare conferma alle prime impressioni, ormai stabili sull’idea di assistere più ad un film suddiviso in 6 puntate che ad una vera e propria fiction, vuoi per la messa in scena in generale, vuoi per una certa accuratezza del plot narrativo (Umberto Contarello, Filippo Gravino, Sara Mosetti e Marco Pettenello), volto a visualizzare tematiche fortemente reali, calate nel quotidiano, ma attingendo dal passato, tanto nell’ambito letterario che cinematografico.
Più di un occhio, poi, appare volto ai vecchi sceneggiati Rai, con, infine, valide prove attoriali, Riccardo Scamarcio in testa, senza dimenticare Valentina Lodovini o un bravo caratterista come Gigi Maria Burruano.

La regia di Renato De Maria, tra primissimi piani dei protagonisti e loro “pedinamento”, discese agli inferi, giù verso l’acquedotto di Palermo, mi è sembrata abbastanza ferma e attenta a bilanciare, più che a mescolare insieme, melodramma, noir, commedia, certi toni soffusi da tragedia greca, facendo sì che le risposte ai vari perché assumano le caratteristiche di tasselli di un mosaico che si viene a comporre sotto gli occhi dello spettatore, invitato anche a superare gradualmente, così come i componenti della squadra ai suoi comandi, la diffidenza verso il vice questore aggiunto Angelo Caronia (Scamarcio), giunto da Roma nella natia Sicilia in preda ai fantasmi di un tormentato passato, visualizzati tramite flashback dalla consistenza onirica.

Non è un personaggio facile questo Caronia (strana l’assonanza con “carogna”…), accanito lettore e appassionato di Caravaggio (a suo dire ha il potere di ridimensionarlo), certo poco empatico, scostante e arrogante ai limiti della supponenza, ma capace di fini ragionamenti, con un uso così naturale della sua forte intelligenza da apparire sfacciato e carismatico insieme, ben reso da Scamarcio, ricordando un po’, restando in casa nostra, certe interpretazioni di Gian Maria Volontè (in particolare Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Elio Petri,’70).

Per concludere, in attesa di un finale che si preannuncia particolarmente in crescendo, si può certo obiettare su una lentezza a volte sin troppo studiata, su qualche scena apparentemente forzata, al pari di certe frasi del nostro incastonate ad hoc, oltre che su un uso della psicologia e della metafora spesso didascalico, ma Il segreto dell’acqua ,per quanto mi riguarda, può certo annoverarsi tra le fiction italiane più riuscite degli ultimi tempi, anche solo a livello di tentativo, magari in previsione di una futura possibile serie incentrata sul vice questore e la sua squadra, dando il benvenuto ad un maggiore equilibrio tra i vari elementi a far da valido collante.


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