Viva l’Italia

viva-litalia-L-RI15qwRoma. L’onorevole Michele Spagnolo (Michele Placido) è colto da malore mentre sta valutando le capacità recitative di una procace fanciulla, destinata ad un “qualunque apparire” televisivo (tanto per iniziare), poco dopo aver tessuto durante un convegno, tra l’altro, le lodi del nido familiare. Affetto da una particolare sindrome, il nostro sarà indotto a dire sempre la verità, con ripercussioni sia per la immagine pubblica che la vita privata: i figli, infatti, hanno goduto di opportune segnalazioni riguardo la loro posizione lavorativa, a partire da Susanna (Ambra Angiolini), attrice di fiction e interprete di spot pubblicitari, nonostante la dizione più che perfettibile, passando per Valerio (Alessandro Gassman), manager senza arte né parte in un’azienda alimentare, e finendo con l’integerrimo Riccardo (Raoul Bova), medico ospedaliero, che ha usufruito dei suddetti vantaggi, ma a sua insaputa …

 Ambra Angiolini, Michele Placido, Alessandro Gassman
Ambra Angiolini, Michele Placido, Alessandro Gassman
Dopo il buon esordio alla regia rappresentato da Nessuno mi può giudicare (2010), con Viva l’Italia Massimiliano Bruno, autore anche della sceneggiatura, insieme, ora come allora, ad Edoardo Falcone, tenta il colpo grosso, ispirandosi agli stilemi propri della commedia all’italiana, per narrare in maniera più articolata i malanni della nostra società, in particolare malefatte e storture dell’apparato politico. E di tentativo, purtroppo, si tratta, perché, se è evidente, nel dare privilegio ad un’ ironia dai toni amari, la volontà di evitare la solita farsa intrisa di volgarità gratuite, concedendo spazio anche a vicende parallele o conseguenti a quelle narrate, lo è altrettanto un’assoluta mancanza di organicità e di concretezza stilistica. Tutto si risolve in un’intercalarsi di scene dal sapore fortemente didascalico, con in più un senso di straniamento da fiction televisiva, vedi l’impiego, a volte eccessivo, della musica.

 Rocco Papaleo
Rocco Papaleo
Si passa dalla satira volta alla politica del malaffare, dove la parola democrazia assume il sinistro significato di essere tutti egualmente invischiati in un sistema all’interno del quale nessuno può proclamare purezza, alla critica, grezza, verso una società basata più sull’apparire che sull’essere, affidata, giocando su questa contrapposizione, ai personaggi dell’agente di Susanna, Tony (Rocco Papaleo), e della guardia del corpo, aspirante attore, Marco (Edoardo De Leo). Si alternano quindi sequenze riuscite (la passeggiata-presa di coscienza dell’onorevole Spagnolo durante gli scontri conseguenti ad un comizio, debitrice, ma in un altro contesto, della scena finale de In nome del popolo italiano, ’71, Dino Risi) ed altre dal sapore qualunquista (tre escort, con parrucche riecheggianti i colori della nostra bandiera, chine alle “necessità” di maggioranza ed opposizione) o irrisolte, forti ma non tanto da costituire un valido pugno nello stomaco (ancora Spagnolo che mostra al figlio Valerio le macerie nel centro storico dell’ Aquila, confessando le bustarelle prese per la costruzione di un edificio ora distrutto).

Raoul Bova e Mario Mattioli
Raoul Bova e Mario Mattioli
Del ricco cast, certo a suo agio nelle varie interpretazioni, a partire da Placido, mi hanno colpito soprattutto le caratterizzazioni offerte da personaggi secondari, il loro riuscire a recitare con poche battute, uno sguardo o un gesto (più che Mattioli infermiere, i vari pazienti dell’ospedale, Isa Barzizza, Sergio Fiorentini, Remo Remotti), questo sì nella tradizione della nostra migliore commedia. La regia di Bruno mi è parsa priva soprattutto di un mordente che non sia solo d’intenti, affidando alla volontà di riscatto dei protagonisti e ad un utopico discorso finale (l’auspicio di un art. 140 della Costituzione, l’obbligo di conoscere la verità) il simbolo di un’augurabile rinascita, morale in primo luogo, del nostro paese, con tanto di reunion tutti insieme appassionatamente; in sostanza, una semplice constatazione dello stato delle cose, un bonario j’ accuse, mancante del necessario distacco. Viva l’Italia? Certo, in nome del botteghino.


6 risposte a "Viva l’Italia"

  1. concordo
    le scene più belle sono quelle del reparto geriatria, con le espressioni malinconicamente VERE dei degenti
    sul piatto opposto della bilancia ci sono molti motivi per NON vedere il film; per brevità mi limito a 3: AMBRA (quando la parte richiede di recitare male CI RIESCE BENISSIMO, quando affronta il sonetto 75 di Shakespeare I NODI VENGONO AL PETTINE), il surreale balletto tra i poliziotti e i dimostranti (chi l’ha girato non ha mai visto una VERA guerriglia urbana) il qualunquismo grillesco (perché criticare il “compromesso storico” che era proposto proprio da Berlinguer? e perché sfottere Bersani, che NON sembra proprio tipo da inciuci?)

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    1. Il qualunquismo grillesco credo possa ritenersi il vero e proprio leit motiv del film, quello che lo fa galleggiare per due ore tra i mali italici senza costrutto alcuno, se non un generico affondo privo di alcuna caratterizzazione, stilistica e di contenuti. Riguardo l’interpretazione di Ambra, diciamo che si presta bene al personaggio da caratterizzare, evoluzione “in salsa Shakespeare” compresa. Mia personale interpretazione, ritengo che la scena della guerriglia urbana, al di là del mancato realismo, abbia per lo più un valore simbolico, certo reso non in maniera eccelsa, ecco perchè nella mia analisi mi sono soffermato semplicemente sul personaggio di Spagnolo, sulla sua presa di contatto con la realtà.

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  2. Interpretazione di Ambra…che paroloni. Non sono credibili come attori punto e basta. Poi si criticano Alvaro Vitali e Renzo Montagnani per le commedie anni ’70? Almeno loro non si sono arricchiti come questi (e Renzo le faceva perchè aveva il figlio malato)
    Fab.

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  3. Personalmente, belle o al di fuori della comune decenza, le definisco sempre “interpretazioni”, rientra nel mio modo di scrivere, certamente opinabile, ci mancherebbe. Mi piace argomentare, troppo semplice una stroncatura tout court.

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    1. Non era una critica nei tuoi confronti Antonio, è che Ambra Angiolini viene fatta recitare (come molti altri) perchè personaggio televisivo, a discapito di ragazze più preparate e brave. In generale io sono un po’ diverso da te, amo le stroncature nette senza argomentazioni.
      Fab.

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  4. Non l’ho presa come una critica nei miei riguardi, figurati, anzi mi piace sentire “diverse campane” e dare vita ad un bel confronto. Ci tenevo solo a mettere in evidenza la mia modalità di approccio al film… Anche per l’ultimo Twilight (per lavoro vedo ormai di tutto) ho scritto di tutto e di più, ma la prima esternazione uscito fuori dalla sala è stata molto più sintetica… Su Ambra siamo d’accordo, in linea di massima (vedi? Incombe l’argomentazione…).

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