Ammore e malavita

Napoli, oggi, Chiesa S.Maria, Rione Sanità. Si è conclusa la cerimonia funebre di Don Vincenzo Strozzalone (Carlo Buccirosso), ‘o re do pesce, famigerato boss locale, fatto fuori da una banda rivale.
Accanto al feretro, affranta dal dolore, Donna  Maria (Claudia Gerini), la vedova, e, poco distante, madre, sorella e nipote del morto. Questa volta le Tigri, fidate ed agguerrite guardie del corpo, ovvero Ciro (Giampaolo Morelli) e Rosario (Raiz), non sono riuscite ad evitare la morte del loro capo, anche se in realtà  non tutto è come appare: dietro quel decesso violento e così ostentato si cela una complessa macchinazione ordita dalla citata Donna Maria, ispirata cinefila, e della quale sono a conoscenza poche persone, come il braccio destro di Don Vincenzo, Gennaro (Franco Ricciardi) e i due tirapiedi, ma anche, casualmente, tale Fatima (Serena Rossi), infermiera che vive a Scampia, un amore riaffiorato improvvisamente dal passato di Ciro, ancora vivo e palpitante, al pari della città che sarà teatro di convulse vicende fra dolorosi ricordi, passione ritrovata, sparatorie e repentini regolamenti di conti, una vera e propria battaglia messa in atto da un killer prezzolato che ora si troverà a scegliere fra l’ammore overo, quello che nasce ‘na vota e nun more maje, e malavita…

Claudia Gerini

Presentato, in Concorso, alla 74ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha conseguito alcuni Premi collaterali*, Ammore e malavita, scritto (insieme a Michelangelo La Neve) e diretto dai Manetti Bros., è un’opera scanzonata e trasgressiva, ironica ed irriverente, che dimostra ancora una volta la capacità dei suoi autori di smarcarsi con intelligenza dai soliti canoni della commedia standardizzata, accomodante e senza colpo ferire, ricorrendo sagacemente al genere e ai suoi canoni basilari: questi ultimi vengono reinterpretati in un’ottica del tutto personale, molto pop, sapientemente sopra le righe, ponendoli al servizio dell’iter narrativo e servendosene in tal caso anche come opportuno grimaldello per scardinare determinati luoghi comuni, certo presenti ma messi sagacemente alla berlina, satireggiando in particolare sulla “Gomorreide” ed offrendo infine risalto all’essenza più pura e vitale, anche nelle sue contraddittorietà, della napoletanità propriamente detta, sempre sospesa fra conforto della tradizione e spinta innovativa. Viene trasposto in scena un tourbillon di trovate spesso geniali sulla base portante della sceneggiata napoletana, per abbracciare poi il musical americano e i nostrani musicarelli, senza dimenticare i poliziotteschi d’antan, i film d’azione orientali ed altre forme d’espressione quali il fumetto o il romanzo d’appendice.

Serena Rossi e Giampaolo Morelli

Servendosi delle belle musiche di Pivio e Aldo de Scalzi, per le liriche di Nelson, con le canzoni e i numeri di danza che svolgono il compito di supportare l’andamento narrativo della storia sia riguardo i personaggi e la loro psicologia che le varie situazioni in cui si vengono a trovare, i Manetti Bros. spaziano dalla salace satira (l’apertura su Scampia, the ultimated tourist experience, dove appunto una comitiva di turisti dà vita ad uno scatenato happening nel raccontare l’esperienza elettrizzante di essere scippati in quel quartiere…), al pop conclamato (Ammore overo, cover di FlashdanceWhat a Feeling*, eseguita da una stupenda Serena Rossi all’interno di un corridoio d’ospedale illuminato dal neon e dalle lucette intermittenti intorno la statua della Madonna), senza tralasciare ‘a livella sociale (simme tutti schiav e’ cacc cosa canta la Gerini, ricordando di essere stata serva prima che padrona), amarezze esistenziali (Guaglione ‘e malavita), punte di kitsch ottimamente coreografate (Pino Mauro che intona Chiagne femmena assiso su un trono di coralli rossi in Piazza Plebiscito) e tratti grotteschi o surreali (il morto che canta nella bara o il suggestivo coro greco composto dai delinquenti ammazzati da Ciro).
Di gran risalto l’intero cast, con una lode particolare rivolta a Buccirosso, boss in apparenza fetente e spietato ma piuttosto tremebondo e soggiogato dalla consorte, una Gerini divertita e divertente (d’applauso, fra l’altro, la battuta rivolta alle forze dell’ordine che la stanno arrestando, preoccupata che le rovinino la messa in piega), ma anche alla passionalità, romantica e concreta, espressa da Serena Rossi ed infine al mix fra glacialità esterna – fuoco interiore di Morelli, che si esibisce in plateali sequenze d’azione (bestiale!, direbbe l’ispettore Coliandro …) .

Carlo Buccirosso e Gerini

Ammore e malavita soffre di qualche lungaggine lungo l’iter narrativo, in particolare nel trasferire una parte dell’azione a New York, ma riprende il volo subitamente grazie ad un finale piuttosto movimentato, degno dei migliori feuilleton , che va poi definitivamente a chiudersi con una gioiosa celebrazione, conclamata e liberatoria,  della vitalità partenopea,  necessariamente costretta ad esibirsi fuori dai propri confini, al riparo da quei miasmi criminali che molti ritengono o vorrebbero connaturati alla città ma che in realtà, come purtroppo in ogni angolo del mondo, rientrano nell’ambito di un manto estraneo che tutto copre e sovrasta.
Coinvolgente, felicemente popolare, divertente, Ammore e malavita è un film da vedere ed apprezzare nella sua totalità, rimarcandone l’originalità espressiva quale ritrovata potenzialità per smuovere certo immobilismo della nostra cinematografia, spesso e volentieri accomodante nel suo assecondare il pubblico più che stimolarlo con proposte se non propriamente inedite che sappiano comunque ripescare in un passato neanche tanto lontano l’esempio sempre valido di una diversificazione stratiforme,  servendosi del genere e della sua opportuna caratterizzazione, ritrovando il giusto connubio fra intuizione, creatività e considerazione per gli spettatori, offrendo loro realizzazioni capaci di sorprendere e divertire con gusto ed intelligenza.

Raiz

* Premio Francesco Pasinetti-SNGCI e Premio Speciale Soundtrack Stars

 * Brano cantato da Irene Cara, scritto da Giorgio Moroder (musica), Keith Forsey e Irene Cara (parole); inserito nella colonna sonora del film Flashdance, vinse l’Oscar per la Migliore canzone nel 1984

Morelli

 

3 risposte a “Ammore e malavita

  1. ciao, volevo solo dirti che ho segnalato il tuo blog per il Blogger Recognition Award (vedi mio post di oggi), che al di là della formula a catena, che a qualcuno non piace, è più che altro un modo per segnalare blog meritevoli di essere seguiti, e io ho pensato al tuo tra i blog di cinema! ciao

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  2. Pingback: Ronciglione (VT), al via l’edizione 2017 del “Cubo Cine Festival” | Sunset Boulevard

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