Come la prima volta

Oscar (Luciano Virgilio) e Beatrice (Giusi Merli), una coppia di anziani coniugi.
Un passato, rispettivamente, di fotografo e pianista, una vita trascorsa insieme, tanto amore dato e tanto amore ricevuto, che il tempo col suo scorrere inesorabile non può cancellare, anche se Beatrice, la mente sconvolta dall’Alzheimer, non riconosce più quell’uomo che ogni mattina si premura di andarla a trovare nella struttura in cui è ricoverata, colmandola di affettuose attenzioni, come una torta per il suo compleanno.
Oscar osserva le fotografie che li ritraggono insieme in tanti momenti felici, sembra non volersi arrendere all’incedere impetuoso degli anni che muta improvvisamente ogni cosa e sciupa anche quei bei ritratti, pur se ora vi è il digitale, idoneo a mantenere l’aura di un’illusoria immutabilità, almeno fino a quando il computer non verrà rubato e Beatrice chiuderà gli occhi per sempre.
Ad Oscar resterà però la sottile gioia consolatoria del rammentare la donna amata, anche con l’ausilio di un registratore col quale riascoltare i loro discorsi, serbando nel cuore, d’altronde ritenuto dagli antichi organo depositario della memoria, quel sentimento travolgente che li vide insieme la prima volta …  Felice allora io che amo e sono amato lì, di dove non mi muoverò, né sarò rimosso  (William Shakespeare, Sonetto 25, verso 13-14).

Giusi Merli e Luciano Virgilio

Scritto e diretto da Emanuela Mascherini, tratto da una storia vera, Come la prima volta, cortometraggio presentato in anteprima lo scorso 31 agosto alla 75ma Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia nell’ambito della III Edizione del concorso I Love Gai – Giovani Autori Italiani, offre una valenza visiva e contenutistica idonea a trasmettere, con un tocco sensibile e raffinato, la sensazione di un sentimento amoroso capace di travalicare qualsiasi barriera, anche quella spaziale e temporale, avallando tanto il realismo quanto toni elegiaci e visionari, vedi  la bella sequenza iniziale, con i corpi nudi dei due protagonisti illuminati reciprocamente dalla luce delle torce, “perché se ti perdi nella memoria potrai trovarmi anche di notte”, spiega Oscar a Beatrice. E quella luce andrà dunque a palesarsi nel corso della narrazione  attraverso l’imperitura volontà dell’uomo di mantenere vivido e pulsante il ricordo di un’esistenza condivisa, ottimamente rappresentata nella sua tenera e dolente caparbietà da Luciano Virgilio, così come appaiono emblematici di una regressione ad uno stadio “infantile” ogni occhiata ed ogni espressione rese con mirabile naturalezza da Giusi Merli (la sequenza in cui assapora un pezzetto di torta, lo sguardo, al colmo di dolce tristezza, volto verso le fotografie).

Luciano Virgilio

La regista rivela, nel fluido intersecarsi di intensi primi piani ed avvolgenti piani sequenza (efficace il montaggio di Davide Vizzini), una discreta capacità affabulante nel  rendere la macchina da presa un tutt’uno con ambienti e personaggi, portando  in scena, riprendendo quanto sopra scritto, una situazione del tutto reale che, sfruttando l’ambientazione toscana quale simbolico microcosmo, riesce ad assumere consistenza universale; ha poi il grande merito di prediligere i mezzi toni, poetici e romantici, evitando, opportunamente, di assecondare enfasi melodrammatiche o pietismi d’accatto, procedendo per sottrazione nell’esprimere  una certa naturalità, quest’ultima resa anche dalla nitida fotografia (Luigi Martinucci).
Come la prima volta, concludendo, è dunque un riuscito cortometraggio, ben diretto, scritto, ed interpretato;  riesce “sanamente” a far leva sugli “affetti speciali” nel rendere un empatico e concreto trasporto emotivo agli spettatori, offrendo opportuna visualizzazione agli splendidi versi espressi da Umberto Bindi nella canzone Il nostro concerto, scritti da Giorgio Calabrese, motivo sonoro dominante del film (interpretata da Matteo Bonechi) nel sublimare l’eternità di un realistico “per sempre”: Ovunque sei, se ascolterai accanto a te mi troverai. Vedrai lo sguardo che per me parlò e la mia mano che la tua cercò. 88x31

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