Un ricordo di Bruno Ganz

Bruno Ganz (Film al Cinema)

E’ morto oggi, sabato 16 febbraio, a Zurigo, sua città natale (1941), l’attore, cinematografico e teatrale, Bruno Ganz. La sua espressione facciale, così naturalmente corrucciata e mesta, gli permise di raffigurare, in palcoscenico come sul grande schermo, personaggi dal carattere difficile e tormentato, mai scevri comunque da una spinta passionale o da una certa dolcezza romantica; in virtù di queste caratteristiche s’impose presto fra i protagonisti dello Junger deutscher Film, movimento cinematografico tedesco, che, ispirato dalla Nouvelle Vague francese, a partire dagli anni Sessanta si propose di stimolare la rinascita di un cinema autoriale rinnovato nelle forme e nei contenuti, volto alla realizzazione di opere a basso costo, potendo contare sull’apporto economico dello Stato.
Anche se fu il cinema, nel 1960, a vedere il debutto artistico di Ganz (Der Herr mit der schwarzen Melone, Karl Suter), l’attore preferì dedicarsi per molti anni al teatro, fondando a Berlino, nel 1970, insieme, fra gli altri, al regista Peter Stein e all’attrice Edith Clever, la compagnia Schaubühne am Halleschen Ufer, per poi tornare sul grande schermo nel 1975 (Sommergäste, diretto dal citato Stein), affermandosi mano a  mano come interprete sensibile e misurato (La marquise d’O., Éric Rohmer, 1976, fra i titoli).

(De Baser)

La svolta definitiva alla sua carriera ebbe luogo nel 1977, quando Wim Wenders lo volle nei panni di Jonathan Zimmermann per Der Amerikanische Freund, adattamento del romanzo di Patricia Highsmith Ripley’s game, 1974. Da qui in poi Ganz diede prova del suo estro attoriale anche in numerose produzioni internazionali (The Boys from Brazil, I ragazzi venuti dal Brasile, Franklyn J. Schaffner, 1978).  Continuò comunque il suo contributo all’affermazione del nuovo cinema tedesco (Nosferatu: Phantom der Nacht, Werner Herzog, 1978, remake del capolavoro del 1922 di Friedrich Wilhelm Murnau, dove interpretava Jonathan Harker), trovando risalto anche all’interno della nostra cinematografia (Oggetti smarriti, 1980, Giuseppe Bertolucci; La storia vera della Signora dalle camelie, Mauro Bolognini, 1981). Negli anni ’80, comunque, fra i vari titoli cui prese parte (Dans la ville blanche , Nella città bianca, Alain Tanner, 1983; El río de oro, Jaime Chávarri, 1986; Un amore di donna, Nelo Risi, 1988; Strapless, Spalle nude, David Hare, 1988), resta indimenticabile la prova offerta, al colmo di quella dolcezza malinconica di cui si è scritto ad inizio articolo, in Der Himmel über Berlin, Il cielo sopra Berlino, di Wenders, 1987 e nel suo seguito del 1993, In weiter Ferne, so nah!, Così lontano, così vicino, sempre Wenders alla regia, l’angelo Damiel che decide di abbandonare il suo status immortale, prendendo così parte alla rituale quotidianità umana senza osservarla semplicemente dall’alto.

(Pinterest)

Anche gli anni ’90 e 2000 vedono Ganz impegnato proficuamente nell’attività cinematografica: si possono ricordare opere come  The Last Days Of Chez Nous (Gli ultimi giorni da noi, Gillian Armstrong, 1992), Mia eoniotita kai mia mera, L’eternità è un giorno, 1998, di Theo Anghelopulos, il bellissimo ruolo, così intenso ed umano nella sua ritrosia e tenerezza, di Fernando Girasole in Pane e tulipani (Silvio Soldini, 2000), e quello di Adolf Hitler, rabbioso ma sfumato da una latente umanità, in Der Untergang  (La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler, Oliver Hirschbiegel, 2004).
Ganz ha conseguito, fra vari riconoscimenti, il David di Donatello come Miglior Attore Protagonista (nel 2000, per il citato Pane e tulipani) ed il Pardo d’Oro alla Carriera al 64mo Festival di Locarno, nel 2011.


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