Mark’s Diary

Soli in una stanza, avvolti dal silenzio, “pensieri vanno e vengono” (Minuetto, Mia Martini, 1973), è un attimo assecondare quell’improvviso impulso, concedere piacere, con estrema naturalezza, al corpo che chiama … Altrettanto spontaneo e naturale, nel relazionarsi con la persona amata, “chiederci un bacio e volerne altri cento” (Amore che vieni, amore che vai, Fabrizio De Andrè, 1966), proseguendo poi nel dono reciproco di un totalizzante  appagamento sensoriale… Normali desideri che ciascuno di noi può soddisfare liberamente nell’ambito della propria sessualità, ma non è questo il caso dei diversamente abili, persone, soggetti di diritto, esseri umani come tutti noi, nei cui riguardi lo Stato s’impegna, per il tramite di apposite leggi scritte (in Italia i dettati costituzionali degli art. 3 e 32 e poi la L. 104 del 1992), a garantire un’eguaglianza tanto formale quanto sostanziale, quest’ultima spesso messa in atto anche ad opera di volontari che, lottando contro una quotidianità a volte colpevolmente sorda alle loro esigenze,  consentono la soddisfazione di ogni bisogno che non possa essere svolto in completa autonomia, avvalendosi inoltre di quanto la moderna tecnologia mette a disposizione. Ma quando si affronta il tema del sacrosanto diritto che anch’essi possano intraprendere il percorso di una compiuta sessualità, ecco calare rapido il velo di un’ostentata e ingiustificata pruderie, almeno limitandoci al nostro ordinamento, dove, contrariamente che in altre realtà, europee e non solo, la legge sulla sessualità assistita è ferma al Senato, a livello di proposta, dal 9 aprile del 2014.

Giacomo Curti

Questa rilevante e delicata tematica viene coraggiosamente affrontata dal regista Giovanni Coda nel film Mark’s Diary, di cui ha anche scritto la sceneggiatura basandosi sul libro Loveability di Maximiliano Ulivieri (Erikson Edizioni): l’iter narrativo è incentrato, come può evincersi dal titolo, sulle vicende quotidiane di Mark (Maximiliano Ulivieri), dall’età di due anni affetto da neuropatia motoria sensitiva ereditaria, malattia neurologica a carico del sistema nervoso periferico, raccontate per il tramite di una voce narrante,  rimarcando ogni momento della sua giornata, “vissuta con le mani degli altri addosso”, dai genitori alle assistenti domiciliari, passando per medici ed infermieri; sicuramente una fortuna, considerando che sono loro a consentirgli un’esistenza dignitosa, anche se Mark non può fare a meno di constatare  “nessuno mi tocca per il suo o il mio piacere”, “il mio corpo è inerme, terrorizzato da quei tocchi che potrebbero eccitarmi e creare un imbarazzo difficile da gestire”.
Il nostro è innamorato, corrisposto, di Andrew (Giacomo Curti), col quale condivide identica vita sulla sedia a rotelle; il loro sentimento risulta però difficile, se non impossibile, da condurre verso i meandri di una conclamata intimità: corpi liberi di lasciarsi andare alla plasticità dei movimenti nell’assecondare un incedere musicale, due uomini innamorati che si abbandonano a reciproche effusioni e tenerezze, vivendo il rapporto con gioioso trasporto…

Mark ed Andrew possono solo affidarsi all’immaginazione per esprimere una realtà desiderata e vissuta virtualmente quale esternazione di una pulsante interiorità, che probabilmente la moderna società, tronfia del suo progresso materiale e quanto mai distante da una concreta evoluzione, faticherebbe a comprendere ancor prima che ad accettare, persa nel suo ritorno indietro nel tempo, verso astratti schemi di perfezione corporea, involucri atti a circoscrivere il vuoto che avanza. Mark’s Diary si sostanzia alla visione come un’opera forte, necessaria, la cui sperimentalità sostenuta dal regista nel felice intarsio di immagini, musica, danza, assume gradualmente una suggestiva e densa consistenza onirica, che attraversa nel fremito di un sogno ad occhi aperti la rituale quotidianità, le sue amarezze, i suoi tanti impedimenti, resi possibili quest’ultimi dal non voler assolutamente considerare l’eguaglianza, a parità di diritti e doveri, fondata sulla base di una conclamata diversità, valore condivisibile quindi e non certo discriminante; in virtù del descritto rincorrersi fra sogno e realtà, Coda visualizza con felice tocco elegiaco un’intimità sofferente nella sua interiorizzazione, che non chiede altro di poter uscire allo scoperto e vivere a pieno quel mistero incerto che accomuna ogni essere umano, ovvero conferire un significato alla propria esistenza offrendo e ricevendo amore, senza riserve e senza confini.

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Film of the Week all’Amsterdam New Renaissance Film Festival 2019, Amsterdam, NL.   Premio al Miglior Film Lungometraggio Fiction all’Omoviies Festival 2019, Napoli, Italia.   Best Art Film Award 2019 all’Amsterdam New Renaissance Film Festival 2019, Amsterdam, NL.  Best Director LGBT Film Award 2019 all’Amsterdam New Renaissance Film Festival 2019, Amsterdam, NL

Già pubblicato, in data 19/05/2019 su Lumiere e I suoi fratelli-Cultura cinematografica e crossmedialità


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