Ricordando Ugo Gregoretti: La Sicilia del Gattopardo (1960) / Il pollo ruspante (1963)

La Sicilia del Gattopardo, documentario televisivo opera filmica d’esordio per Ugo Gregoretti, vincitore del Prix Italia nel 1960, vede l’autore seguire le tracce della figura del Gattopardo, il Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa, scrutando attraverso l’obiettivo della macchina da presa  i luoghi da questi vissuti, ora in condizione di decadenza, così come quelli di altri personaggi presenti nel romanzo scritto dal discendente Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pubblicato postumo nel 1958, sottolineando con distaccata ironia la fine di un’epoca, la morte di una società incancrenita dai suoi stessi agi e tormentata da un paventato cambiamento che  avrebbe posto fine ad essi, salvo poi comprendere come questi si sarebbero presto ripresentati in veste inedita ma con identica sostanza.
Fin dalla sequenza d’apertura, il cimitero dei cappuccini a Palermo, che fino al 1870, quando queste catacombe, destinate a persone agiate che pagando evitavano il “disonore” delle fosse comuni, vennero ufficialmente chiuse, Gregoretti con sotteso sarcasmo e pregnante lucidità sottolinea l’inutile affannarsi dell’uomo, dell’essere umano, intento a trovare concretezza alla pretesa  di una perpetuità del proprio essere oltre la vita terrena.

Spazio anche alla visione della dimora dello scrittore e al caffè ove si recava  a scrivere, mentre l’umorismo caustico trova sfogo nelle sequenze in cui si vedono le stanze della dimora del Principe a Palma di Montechiaro (la Donnafugata del romanzo), ospitare ora gli uffici comunali, fra le mura dove un tempo risuonavano  dolci melodie ad accompagnare i balli delle frequenti feste ora riecheggiano i sordi tonfi dei timbri e i borbottii rassegnati degli impiegati  ai quali di principi, nobili, vicende storiche, leggende o realtà sembra non interessare un bel nulla, persi tra rassegnazione e fatalismo. La sequenza conclusiva fa il paio con quella iniziale, l’apertura delle casse con il corredo di donna Concetta, figlia del Gattopardo, morta zitella una volta svanito il sogno di sposare Tancredi causa “ragion di stato”, accentua il senso dell’inutile ricerca perpetrata dall’essere umano a conferire un senso alla propria esistenza, dimentico, citando Shakespeare, di non essere fatto altro che della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni (La tempesta, 1610-1611).

(Centro Sociale Bruno)

Il pollo ruspante, 1963, è un episodio del film collettivo Ro.Go.Pa.G., titolo che prende a prestito le iniziali dei nomi degli autori dei 4 episodi attraverso i quali si dipana l’iter narrativo: Rossellini (Illibatezza)- Godard (Il nuovo mondo)- Pasolini (La ricotta)- Gregoretti (Il pollo ruspante). “Come un chiodo si pianta saldamente sotto le giunture della pietra, così il peccato s’introduce nelle vendite e nelle compere” (Bibbia, Ecclesiaste, XXVII, 2).
Un famoso professore nel corso di una conferenza illustra i metodi persuasivi che la moderna industria può utilizzare per invogliare all’acquisto dei vari prodotti immessi sul mercato, generi di consumo alimentare, elettrodomestici, automobili, stimolandone il subcosciente evocando con modalità subdole l’emulazione e proponendo inedite facilitazioni d’acquisto … la teoria illustrata trova la sua esternazione pratica all’interno di una famiglia medio borghese del nord italia, padre (Ugo Tognazzi), madre (Lisa Gastoni), due figli, uno, il maschio, che parla con il linguaggio dei fumetti, l’altro la bambina, con quello degli spot pubblicitari, tra le 24 cambiali firmate per acquistare l’ultimo modello di televisore, salvo poi scoprire via reclame televisiva che sta per uscire un esemplare ulteriormente perfezionato, una gita domenicale all’autogrill fra percorsi obbligati in entrata con prodotti inutili in bella vista ma dallo studiato fascino visivo ed un menu che declina tre offerte non modificabili, per recarsi poi a vedere una serie di lotti edificabili in campagna, dove dovrà sorgere a breve “la Svizzera dei lombardi”, scoprendo che la somma messa da parte, un milione di lire, non è sufficiente…

Lisa Gastoni, Ugo Tognazzi (Fata Morgana Web)

Al ritorno verso casa, il probo padre di famiglia, pensando a quanti sacrifici messi in atto per adeguarsi al nuovo ritmo d’impostato benessere, “tutto alla portata di tutti” e quanti ancora dovrà farne per non sentirsi “declassato”, dopo una serie di sorpassi subiti, commetterà un’imprudenza, in nome di quella “spinta competitiva ormai insita in lui”…  Scritto e diretto da Ugo Gregoretti, Il pollo ruspante si avvale di una sublime interpretazione di Ugo Tognazzi e, pur debitore di qualche schematismo didascalico, congiunto ad un vago bozzettismo dal retrogusto televisivo,  si conferma a tutt’oggi come un valido apologo contro il consumismo e l’ingabbiamento dei consumatori, come succede per i polli d’allevamento costretti nelle loro gabbie, ad uno stile di vita che non è altro che la reazione a determinati impulsi nella soddisfazione dei bisogni primari, all’interno di uno standardizzato regime di compravendita in nome di un progresso materiale inteso ad imporre un distorto criterio d’eguaglianza in nome della potenzialità d’acquisto, che sarà sempre orfano di una concreta evoluzione.

 


2 risposte a "Ricordando Ugo Gregoretti: La Sicilia del Gattopardo (1960) / Il pollo ruspante (1963)"

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