Milano, MIC- Museo Interattivo del Cinema: “I volti della paura di Boris Karloff”

Boris Karloff (IMDb)

Dal 16 al 30 ottobre al MIC – Museo Interattivo del Cinema di Milano, Fondazione Cineteca Italiana proporrà I volti della paura di Boris Karloff, una imperdibile rassegna per celebrare i 50 anni dalla scomparsa del grande attore inglese: 12 opere per un ipnotico viaggio attraverso le tappe salienti di una carriera all’insegna della paura e del mistero, che sarà approfondita anche nella Masterclass Boris Karloff – Il fascino del male, mercoledì 23 ottobre alle ore 18 a cura di Fabio Giovannini, studioso ed esperto di immaginario gotico, fantastico e noir, nonché autore del libro Boris Karloff (Profondo Rosso Edizioni, 2017).
Boris Karloff (William Henry Pratt all’anagrafe,  Londra, 1887; Midhurst, Sussex,  1969)è da considerarsi una vera e propria icona del genere horror all’interno del cinema classico hollywoodiano, insieme ad altri attori che hanno lasciato il segno nel dare corpo ed anima a figure mostruose o comunque aduse a varcare i confini del Male, quali Lon Chaney (soprannominatoThe Man of a Thousand Faces),  Bela Lugosi, Peter Cushing, Vincent Price, Christopher Lee, tutti  nomi che a solo pronunciarli riescono ad evocare un immaginario collettivo ancora vivido e pulsante.

(Wikipedia)

Indimenticabile al riguardo l’interpretazione della Creatura nel Frankenstein diretto da James Whale nel 1931, adattamento del romanzo di Mary Shelley Frankenstein; or, the Modern Prometheus (1818), sotto l’egida della Universal, e nel suo riuscito seguito, Bride of Frankenstein, 1935, sempre Whale alla regia ed Elsa Lanchester nei panni della sposa del titolo: Karloff, sotto il trucco opera del geniale Jack Pierce, si mise al servizio del ruolo, offrendo, soprattutto nel secondo film, un’interpretazione dolente e malinconica, evidenziando inoltre una latente aggressività scaturente dalla consapevolezza del suo essere “diverso” di fronte ad una folla che vedeva in lui solo la mostruosità del suo aspetto esteriore. L’attore riprese il personaggio anche in Son of Frankenstein, 1939, Rowland V. Lee.
La descritta sottesa veemenza sarà propria di altre riuscite caratterizzazioni di Karloff, a partire da quella del sacerdote egizio Imhotep in The Mummy, 1932, altro “mostro” della citata Universal, regia di Karl Freund: anche qui l’attore “subisce” il trucco di Pierce (8 ore di applicazione)  e tra sinistra ironia e classe da vendere, voce blesa, gesti lenti, quasi sempre inquadrato nell’ombra, riesce a rendere del tutto vibrante la dicotomia tra un’esteriorità eterea ed un’interiorità resa salda da un sentimento ed un desiderio mai domi, tali da oltrepassare i limiti temporali, nella consapevolezza di avere il potere, spirituale e materiale, per dare sfogo ad entrambi.

(Wikipedia)

Sono caratteristiche recitative che si rinvengono anche in titoli come The Mask Of Fu Manchu (1932, Charles Brabin e King Vidor) o The Black Cat (1934, Edgar G. Ulmer), mentre una volta che Karloff passò alla RKO ebbe modo di cimentarsi in ruoli all’interno di realizzazioni che prendevano le distanze dal trascendente ed insistevano piuttosto sulla materialità terrena del Male, quest’ultimo proprio di individui inclini ad abbracciarne in toto l’essenza, assecondando il proprio lato oscuro: The Body Snatcher, 1945, Robert Wise; Isle Of The Dead, 1945, Mark Robson; Bedlam, 1946, ancora Robson. Interessante infine, a dimostrazione di una notevole autoironia e di un’estrema duttilità, l’aver preso parte anche a tutta una serie di parodie del genere cui Karloff dovette la fama, come quelle che lo videro terrorizzare il duo  Abbott & Costello (Gianni e Pinotto) in film quali Abbott And Costello Meet The Killer, Boris Karloff, 1949, Charles T. Barton, o Abbott And Costello Meet Dr. Jekyll And Mr. Hyde, 1954, Charles Lamont, senza dimenticare il canzonatorio The Raven di Roger Corman, 1963, con Peter Lorre e Vincent Price, trio da brivido che tornerà l’anno successivo nella commedia horror di Jacques Tourneur The Comedy of Terrors, la quale riprende molte situazioni del titolo precedente, ispirate dall’omonimo noto poema di Edgar Allan Poe.

 


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