Il bambino è il maestro

E’ stato presentato lo scorso lunedì, 14 ottobre, all’Anteo Palazzo Cinema di Milano, il documentario Il bambino è il maestro (Le Maître Est l’Enfant), diretto dal regista francese Alexandre Mourot e volto ad illustrare il metodo educativo pubblicato da Maria Montessori nel 1907, così come applicato quotidianamente all’interno di una delle più antiche scuole di Francia, fra quelle che si sono prodigate per la sua attuazione pratica.
Il regista, una volta venuta al mondo la sua bambina, mano a mano che questa cresceva e prendeva familiarità con l’ambiente circostante, persone ed oggetti, non poteva fare a meno di notare come nel rispettarne la spontaneità gestuale e comportamentale, oltre ad assecondarne l’inclinazione esplorativa, arrivasse al raggiungimento di determinati obiettivi (per esempio lo stare in piedi da sola già intorno ad un anno) senza alcuna imposizione direttiva che non fosse la normale e dovuta attenzione nei suoi riguardi.
E così Mourot iniziava a documentarsi sulla figura di Maria Montessori, ricercando e consultando vari materiali d’archivio riguardo nascita ed evoluzione del suo paradigma educativo, inteso essenzialmente a porre concreto risalto al desiderio conoscitivo proprio di ogni fanciullo, ponendosi quale obiettivo precipuo il valorizzarne  l’essenza umana dal punto di vista fisico ed emozionale, nonché cognitivo e sociale, per poi sentirsi pronto a fare il suo ingresso alla scuola Jeanne D’Arc a Roubaix, all’interno della classe materna gestita dall’educatore Christian Maréchal, composta da bambini la cui età variava da 3 ai 6 anni e seguendo quindi la loro attività giornaliera nel corso dell’anno scolastico.

(CameraLook)

Ecco materializzarsi un vero e proprio microcosmo, dove tutto, in ossequio ai precetti della Montessori, appare realizzato a portata di bambino, in modo da garantirne una proficua fruizione: il regista manifesta una evidente sensibilità nel riprendere i pargoli, ponendo la macchina da presa alla loro altezza senza mai essere invasivo nel circoscrivere comunque attraverso l’obiettivo, inquadratura per lo più fissa, la libertà di movimento all’interno dell’aula, andando dunque a scegliersi l’attività che più gli aggrada, lavorando da soli o in gruppo, restituendo la fiducia loro spontaneamente accordata, senza alcuna elargizione premiante al riguardo, nelle forme di un’altrettanto spontanea autodisciplina, svolgendo mansioni anche impensabili, quali provvedere autonomamente a sbucciare una mela o spremere un’arancia. Quanto filmato con la descritta pudica accortezza viene poi sottolineato nel corso dell’andamento narrativo  sia dalle parole di Mourot, che commenta stupito quanto si verifica sotto i suoi occhi, sia da una voce narrante intesa a declamare, ricavandole dai suddetti materiali d’archivio, le parole della Montessori, attualizzandole nel momento della loro realizzazione pratica, dal considerare quale punto di partenza non un programma da rispettare bensì la realtà del bambino, all’educatore che diviene custode e fornisce aiuto ove si riveli realmente necessario, per esempio la valutazione se le attività poste in essere siano produttive o meno, offrendo quindi un’apparente passività perché il discepolo possa manifestare la propria attività ed essere quindi maestro di se stesso.

Christian Maréchal (NonSoloCinema)

Solo così quello che ora è un bambino potrà dare vita all’uomo di domani, rispettoso di determinati valori quali un senso inclusivo di cittadinanza nel propendere verso l’accettazione di culture diverse: d’altronde, si spiega nel corso del documentario, la Montessori paragonava l’affacciarsi alla vita all’arrivo di uno straniero in un paese sconosciuto, al cui modus vivendi dovrà necessariamente adattarsi in poco tempo.
Le Maître Est l’Enfant si sostanzia dunque alla visione come un documentario dalla felice realizzazione e dal pregnante intento pedagogico; illustra una determinata realtà mantenendosi distante dalla facile demagogia o dalla diffidenza “programmata”, nel precipuo merito di evidenziare un metodo educativo certo diverso da quanto ordinariamente canonizzato ma che probabilmente, anche soltanto come base ispiratrice, all’interno di una società ormai standardizzata e socialmente isolata all’interno di comode e de egoistiche cellule di sopravvivenza, potrebbe fare la differenza nel permettere la formazione di bambini, ragazzi ed infine adulti migliori, impegnati nella messa in opera di un progresso incline a trasmutarsi in una concreta evoluzione, ovvero un incedere di conoscenza ed approccio empatico ad affiancare, mitigandone l’impatto, la comunque necessaria materialità volta all’acquisizione di nuove tecnologie. “Che valore può aver la trasmissione della conoscenza, se la formazione dell’uomo è trascurata?” (Maria Montessori).

 

Già pubblicato sul sito Lumiere e i suoi fratelli-Cultura cinematografica e crossmedialità


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