Un ricordo di Anna Karina

Anna Karina (Huffington Post)

Ci ha lasciato Anna Karina, bellissima ed intensa attrice danese, naturalizzata francese (Solbjerg, 1940), sguardo che non si dimentica, musa della Nouvelle Vague lanciata dal regista Jean-Luc Godard, morta ieri, sabato 14 dicembre. Hanne Karin Blarke Bayer, questo il suo nome all’anagrafe prima di ricevere il nome d’arte da Coco Chanel una volta intrapresa la carriera di modella, dopo aver interpretato un cortometraggio ed una serie di filmati pubblicitari, venne dunque notata dal giovane Godard, il quale nel 1960 la scelse quale protagonista della sua seconda opera, Le petit soldat, distribuito a partire dal 1963, per poi offrirle identico ruolo in  Une femme est une femme (La donna è donna, 1961), interpretazione, vibrante di naturale immedesimazione, che valse a Karina  l’Orso d’Argento all’11mo Festival di Berlino nel 1961. I film girati con Godard, sette in totale, che ne esaltarono l’indubbio eclettismo e la sagacia nel sostenere determinate scelte registiche dell’autore, non devono comunque far dimenticare altre interessanti prove recitative offerte da Karina, sempre all’insegna della poliedricità. Ecco, per esempio, La religieuse (1966, Susanna Simonin, la religiosa, Jacques Rivette), Un mari à prix fixe (1963, Claude de Givray), La ronde (1964, Il piacere e l’amore, Roger Vadim), restando in Francia, oppure, andando oltre i suoi confini,  Le soldatesse (Valerio Zurlini, 1965),  Lo straniero (1967, Luchino Visconti), Pane e cioccolata (1974, Franco Brusati), L’invenzione di Morel (1974, Emidio Greco, dal romanzo di A. Bioy Casares) in Italia, Michael Kohlhaas ‒ Der Rebell (1969, La spietata legge del ribelle, Volker Schlöndorff, da un romanzo di H. von Kleist), in Germania, o, fra gli altri titoli, Laughter in the Dark (1969, In fondo al buio, Tony Richardson, dal romanzo di V.V. Nabokov), Inghilterra; Anna Karina si adoperò anche come regista cinematografica (Vivre ensemble, 1973) e scrittrice, continuando comunque  negli anni ad offrire, pur centellinate rispetto al passato, magnetiche e vivide interpretazioni (L’opera al nero, L’oeuvre au noir, André Delvaux, 1988; Haut, bas, fragile, Alto, basso, fragile, Jacques Rivette, 1995; The Truth About Charlie, Jonathan Demme, 2002).


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