L’arte di arrangiarsi (1954)

Roma, anni ’50. Rosario Scimoni, detto Sasà (Alberto Sordi), si sta agghindando per accogliere Lilli (Armenia Balducci), già vincitrice di vari concorsi di bellezza ed ora attrice emergente, protagonista del film religioso Santa Rita, che il nostro, aderente alla Democrazia Cristiana, ha fatto sì potesse essere realizzato, convincendo con l’inganno un concittadino catanese, il Duca di Lanocita (Carlo Sposìto), a sborsare le somme necessarie. Proprio per tale oscuro giro di denaro i Carabinieri stanno per eseguire un mandato di cattura nei suoi confronti: a nulla valgono le telefonate di Sasà alle alte sfere, ecclesiastiche e civili, ormai è destinato al carcere, proprio lui, integerrimo galantuomo…già, come quando nel 1912, nella natia Catania, all’età di vent’anni, svolgeva le mansioni di segretario, senza stipendio, del sindaco, suo zio (Franco Coop), candido idealista, la cui moglie (Elli Parvo), già prima delle nozze, era amante del caro nipote, il quale si prodigava poi per occultare alcuni scottanti documenti che provavano una collusione ai danni del Comune, messa in atto dal citato Duca di Lanocita, d’intesa col mafioso Don Luigino Pizzaro (Franco Jamonte). I suddetti incartamenti verranno nuovamente fuori, in quanto utili a sostenere la campagna elettorale per il nuovo sindaco, quando il camaleontico giovanottone, invaghitosi della consorte dell’onorevole Toscano (Gianni Di Benedetto), andrà ad appoggiare la causa del Partito Socialista; in seguito li distruggerà, dichiarando che gli sono stati rubati: l’onorevole verrà arrestato per diffamazione e Sasà avrà campo libero. Mentre il Primo Conflitto è alle porte, il furbastro orchestra il matrimonio con Mariuccia Giardini (Elena Gini), la cui famiglia possiede mulini e pastifici, donna non certo avvenente e in sovrappeso. Allo scoppio della guerra il fervente interventista ha una crisi di coscienza, tanto da inscenare l’infermità mentale ed essere quindi riformato. Finite le ostilità, siamo nel 1923, una sera Sasà, mentre è in compagnia dell’amante, viene sfidato a duello dal Barone Mazzei (Gino Buzzanca), per una questione d’onore, ma il nostro ha già aderito al Partito Fascista, che vieta tali contese: la sua fede politica va ben oltre le dispute volte a preservare l’onorabilità, anche se non gli impedirà di sfollare in campagna quando avrà luogo la II Guerra Mondiale, mentre Mariuccia resterà in città per proseguire gli affari di famiglia, perendo infine durante un bombardamento.


Alberto Sordi, Elli Parvo, Franco Coop (Wikiwand)

Una volta arrivati gli Alleati, questo individuo serpentino, già prodigatosi nella borsa nera sfruttando l’attività familiare, si riciclerà come comunista, prevedendo la vittoria del partito alle elezioni politiche, che invece vedranno vincente la Democrazia Cristiana, per cui…Forte di questa nuova identità politica, acquisterà dei terreni improduttivi, sede di baracche, che, se lottizzati, potranno garantirgli una bella rendita, occorre solo ungere i giusti ingranaggi; la corruzione verrà però scoperta ed inoltre l’avventura cinematografica, siamo al punto di partenza, gli costerà cinque anni di galera. Una volta fuori fonderà un suo partito, ora può, è stato in prigione, è una vittima, ma raccoglierà pochi voti e andrà a “rinnovarsi” come venditore ambulante di lamette… Diretto da Luigi Zampa su sceneggiatura di Vitaliano Brancati, a chiusura di una collaborazione che ebbe inizio con Anni difficili (1948) e proseguì con Anni facili (1953), tratti rispettivamente da una novella (Il vecchio con gli stivali) e da un soggetto dello scrittore siciliano, L’arte di arrangiarsi rispetto ai titoli citati è forse meno incisivo e graffiante, nell’evidenza, pur se a tratti, di un bozzettismo di facile presa nel rendere visualizzazione al susseguirsi di accadimenti relativi ad un arco di storia patria, nonché di costume e vita sociale, che va dagli anni ’10 ai primi anni ’50. E’ una realizzazione che, comunque, può contare su interessanti frecce al suo arco: si notano infatti, in primo luogo, i prodromi della commedia all’italiana propriamente detta, prendere spunto da eventi reali e circostanziati dalla Storia per imbastire, fra impegno civile ed acre satira, una sorta di catalogo ragionato delle convenienze, prepotenze, furberie, proprie di una certa illeceità comportamentale italica, propensa a superare le barriere temporali e a presentarsi puntualmente, cambiando veste, fino ai giorni nostri, sempre anteponendo l’interesse personale a quello generale.

Sordi ed Elena Gini (Wikipedia)

La messa in scena avalla dunque, come notato dalla critica dell’epoca, un rapido affresco volto appunto a rimarcare tale eternità ed immutabilità della nostra condizione politica/sociale, dove più che al rinnovo “naturale” delle persone poste a gestire quell’insieme di diritti e doveri un tempo opportunamente definito “res publica” si propende invece a perpetuarne la posizione di dominanza tramite un disinvolto e quanto mai rapido cambio di casacca, inteso quest’ultimo a garantire un’esteriore verginità. Al centro della narrazione, come in altre pellicole di Zampa, vi è l’individuo comune, incline a divenire baricentro delle vicende narrate, qui rappresentato, ed è l’altro pregio essenziale del film, dall’Albertone nazionale, che fonde con maestria il camaleontismo che gli era proprio con quello del personaggio di Sasà, dando così il via a quella personificazione con un ben preciso tipo d’italiano, “medio” da definizione ma già propenso a divenire mediocre, un individuo scaltro sotto la veste apparentemente ingenua, cialtrone, fondamentalmente pusillanime nel suo essere forte con i deboli e debole con i forti, opportunista e calcolatore nell’anteporre sempre e comunque il proprio interesse a quello degli altri, familiari compresi, così da porre la vela a favore di qualsiasi vento, purché d’ausilio a condurre la barca in rada. Una figura che, nel fungere da specchio delle citate italiche “virtù”, indispone o rattrista, ancor prima che suscitare un sorriso a denti stretti, ma riesce a far riflettere e ad evidenziare, volendo rapportare la narrazione all’età odierna, più di uno spunto lungimirante nel “profetizzare” certe derive nazionali.

(Prime Video)

Fra le sequenze più riuscite, difficile dimenticare quella in cui invita la povera Mariuccia a fagocitare dolciumi su dolciumi, sia per compensare il mancato dovere coniugale, sia per agevolare la strada al coma diabetico, ma soprattutto, esaltazione del mimetismo sordiano, la scena in cui sbaciucchia a più riprese un malcapitato infermiere per inscenare l’infermità mentale, al pari del mancato duello, quando il nostro proclama con fierezza la fede incrollabile nell’uomo dell’avvenire, Dux mea lux, ben superiore ai vetusti retaggi che pretendono la difesa dell’onore ferito. Una “modernità” di vedute e d’intenti che troverà la sua confluenza “naturale” all’interno degli intrallazzi edilizi nell’ambito della ricostruzione delle macerie italiche conseguenti al secondo dopoguerra, ma anche nel settore artistico: un soggetto cinematografico può infatti facilmente adattarsi alle mutate condizioni climatiche, tanto che un film anticlericale si trasforma in un’imbarazzante opera religiosa atta alla soddisfazione dei vari baciapile sorti come funghi una volta che “un partito democratico e cristiano” ha preso la guida del paese. Andando a concludere e riprendendo quanto scritto nel corso dell’articolo, L’arte di arrangiarsi, pur se a volte può apparire blando e frettoloso nel descrivere determinate situazioni o personaggi di contorno, riesce comunque a mettere in scena un valido apologo morale, in particolare nell’ evidenziare come sia sempre l’essere umano, in virtù della sua condotta, a poter fare la differenza all’interno del consesso sociale, dove la pletora di leggi e regolamenti si palesa spesso quale necessaria per arginare o bloccare condotte malevole di quanti agiscono in nome del proprio ego, mutando come i serpenti la pelle ad ogni cambio di stagione, un eterno Carnevale, dove, citando Pirandello, s’incontrano “milioni di maschere e pochissimi volti”.

Pubblicato su Diari di Cineclub N. 93- Aprile 2021


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.