
Venezia, Pio Ospedale della Pietà, 1716. La priora (Fabrizia Sacchi) strappa dei gattini dalle cure della madre e li getta nella laguna, rinchiusi in un sacco. Alle ragazze che vivono nell’istituto, dopo essere state abbandonate dalle loro genitrici, con la metà di un’immaginetta quale pegno per un possibile “recupero”, non è che sia andata molto meglio. Certo, sono state accolte, cresciute ed educate con solerzia, avviate nel corso degli anni allo studio della musica così da entrare a far parte dell’orchestra o del coro. Però possono esibirsi, per il piacere dei ricchi signori e delle belle dame, solo dietro una grata o, se in casa privata, col volto celato da una maschera; dovranno dimenticare quanto appreso, talentuose o meno, nell’eventualità vadano in sposa a qualche facoltoso notabile, il quale pagherà una cospicua somma per il “servizio”, da destinare al mantenimento della santa istituzione, una delle tre presenti in città.
Tra queste giovani donne, il cui nome completo fa riferimento allo strumento che suonano, vi è la ventenne Cecilia (Tecla Insolia), animo inquieto e sensibile al contempo. Tormentata dal non aver mai conosciuto la madre, nottetempo le scrive delle lettere, manifestando il proprio tormento nel sentirsi abbandonata ma anche la consapevolezza di un destino imposto: attendere il ritorno del generale Sanfermo (Stefano Accorsi) dalla guerra contro i Turchi e divenire sua moglie. Qualcosa nella sua esistenza andrà a mutare quando il governatore (Andrea Pennacchi) dell’orfanotrofio si lascerà convincere a chiamare come maestro di musica don Antonio Vivaldi (Michele Riondino), “il prete rosso”, minato nel fisico ma non nell’animo, che andrà a sviluppare con Cecilia un particolare rapporto, mostrando come la fanciulla abbia qualcosa che le altre non hanno: “non vuol essere lodata”.
Libero adattamento a opera della sceneggiatrice Ludovica Rampoldi del romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa (Einaudi, 2008), per la regia di Damiano Michieletto, alla sua seconda realizzazione per il grande schermo dopo Gianni Schicchi (2021) e avendo lavorato con successo in varie produzioni teatrali, il film Primavera si è rivelato alla visione una piacevole sorpresa. La regia, attenta tanto ai particolari d’insieme quanto alle emozionalità scaturenti dalle reazioni dei personaggi, ricorrendo in tale ultimo caso a frequenti, intensi primi piani, va infatti a creare in scena un suggestivo connubio con le intense interpretazioni attoriali, a partire da una Insolia realisticamente vivida nei panni di Cecilia, fremente di sottesa inquietudine nell’accettare e combattere allo stesso tempo la situazione che le viene imposta.
La sinergia si manifesta anche con la fotografia di Daria D’Antonio, che negli interni sfrutta quasi sempre l’illuminazione naturale, a luce di candela, rivelandosi densamente pittorica anche in esterno, avvolgendo Venezia in un’aura cinerina, distante dalla consueta patina da dépliant turistico. Un’atmosfera simbolicamente in simbiosi con la condizione vissuta dai principali protagonisti, fa tutt’uno con la cura profusa nei costumi (Maria Rita Barbera, Gaia Calderone) e nella scenografia (Gaspare De Pascali). Piuttosto convincente anche il lavoro inerente la scrittura, che si palesa negli ottimi dialoghi, per una realizzazione che soddisfa la vista e offre un’intima emozionalità, mai artefatta o spinta alla facile commozione, sostenuta anche da una pregevole colonna sonora, curata da Fabio Massimo Capogrosso.
Le musiche si affidano al genio di Vivaldi (un misurato ed efficace Riondino) nel dare sonorità alle composizioni che il musicista andrà a eseguire all’interno dell’istituto, frammiste a 13 brani originali composti da Capogrosso ed eseguiti dall’Orchestra e Coro del Teatro La Fenice diretti da Carlo Boccadoro. Primavera può definirsi una compiuta opera teatrale che trova opportuna dimensione cinematografica, andando a sviluppare una narrazione profondamente coinvolgente, al cui interno il legame con l’oggi non diventa mai pedante o didascalico.
Il percorso di emancipazione e autodeterminazione portato avanti con coraggio e fierezza da Cecilia, anche nel pagare un caro prezzo per il loro conseguimento e la libertà che andrà comunque a ottenere, la vede lanciare i suoi strali contro la protervia e la prevaricazione maschile “istituzionalizzata” (lo stesso Vivaldi, il governatore, l’odioso Sanfermo, un Accorsi forse un po’ sopra le righe) e assume la valenza di una conquista fondamentale ma anche di un monito per debellare tuttora presenti atteggiamenti retrivi e volti alla sopraffazione.
Per messa in scena complessiva, recitazione e afflato umanistico, Primavera è uno dei migliori film italiani usciti tra il 2025 e il 2026, almeno a parere dello scrivente. Rappresenta un cinema che sa farsi universale in virtù di uno slancio autoriale sincero e concreto, idoneo a far emergere le nostre produzioni dal pantano del consueto intrattenimento generalizzato, felici eccezioni escluse, ovviamente, per quanto ormai assumano quasi sempre le vestigia di rara avis.
Immagine di copertina: Movieplayer
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Il film Primavera è stato proiettato in anteprima all’interno del progetto FilMuzik Program, organizzato dall’Associazione Culturale Bird Production, nell’ambito del FilMuzik Arts Festival, festival internazionale del cinema musicale che si svolge dal 2019 a Gioiosa Ionica (RC).
La proiezione ha avuto luogo nel mese di dicembre alla Sala Rossa del Cinema Vittoria di Locri (RC). Il progetto è stato inserito nel Piano Nazionale Cinema e Immagini per la scuola, promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, ed è stato rivolto agli studenti e al personale scolastico di diversi Istituti Comprensivi e scuole primarie e secondarie del territorio della Locride e non solo.
Inoltre lo scorso 31 luglio Primavera ha aperto l’ottava edizione di FilMuzik, proiettato nel giardino della Fondazione Zappia a Locri, in collaborazione con il citato Cinema Vittoria, inserito all’interno della rassegna Cinema sotto le stelle, organizzata per l’estate 2026, comprensiva di una serie di titoli usciti nel corso dell’anno, da vedere, o rivedere, condividendone la visione avvolti da una suggestiva atmosfera.






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