Clamorosamente Villaggio!

Paolo Villaggio (Prima Vercelli)

In occasione dei cinquant’anni dalla prima pubblicazione del romanzo Fantozzi, personaggio televisivo e letterario prima ancora che successo cinematografico, e per celebrare i 90 anni della sua nascita, la famiglia Villaggio e la ONNI Srl, in collaborazione con la Ex Novo e Quaranta Consulting, presentano il progetto Clamorosamente Villaggio!, un viaggio dentro la vita e la carriera di Paolo Villaggio, artista a tutto tondo, versatile, controcorrente, rivoluzionario, che ha segnato non soltanto il mondo dello spettacolo, ma anche il costume del nostro Paese, lasciandoci un ritratto dissacrante dell’Italia e degli italiani in cui tanti di noi si sono riconosciuti. Attraverso una serie di eventi ed appuntamenti speciali, arricchiti da testimonianze e materiali inediti, Clamorosamente Villaggio”, nel biennio 2021/2022, darà vita ad un’esperienza polifonica che accompagnerà il pubblico nel mondo fantastico di un intellettuale e di un artista che, sotto le vesti del clown (nella più alta accezione del termine), ha segnato in modo indelebile i nostri ultimi cinquant’anni di Storia. La famiglia Villaggio presenterà in anteprima il progetto alla Casa del Cinema di Roma, in data odierna, sabato 3 luglio (alle ore 21:00), in occasione della cerimonia inaugurale della Maratona Fantozzi, evento prodotto da Volume Entertainment nell’ambito delle Notti Bianche del Cinema, promosse da Alice nella città in collaborazione con le associazioni di categoria ANICA ed ANEC, agli artisti di U.N.I.T.A., ai 100 Autori e alla Fondazione Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello. Alla serata saranno presenti, tra gli altri, il regista Neri Parenti, l’attore e regista Ricky Tognazzi, l’attore e regista Ezio Greggio, il cantante Wrong OnYou, il comico ed autore televisivo Saverio Raimondo, il conduttore ed attore Gianni Fantoni, mitica controfigura di Fantozzi, Clemente Ukmar, il videomaker Gianluca Abbate e il produttore di tanti film con Villaggio, Bruno Altissimi.

(Roma Today)

Riguardo il personaggio di Fantozzi, non è da sottovalutare come Villaggio sia riuscito a farne una vera e propria maschera, dalla forte valenza e complessità artistica (e anche fosse solo per questo, il Leone d’Oro alla carriera conseguito nel 1992 alla 49ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è da ritenersi più che meritato), ormai definitiva icona impressa nell’immaginario collettivo, capace di resistere anche ad uno sfruttamento eccessivo nella reiterazione quasi parossistica di gag e situazioni comiche. Andando alla sua genesi, dai primi articoli sull’Europeo, ai monologhi della trasmissione televisiva Quelli della domenica, il mesto impiegato si concretizzava dapprima in due libri di grande successo, Fantozzi e il Secondo tragico libro di Fantozzi (Rizzoli Editore, 1971 e 1977) poi al cinema, attingendo dalle menzionate pubblicazioni, a loro modo innovatrici nell’uso di una lingua italiana spesso distorta ad uso e consumo del surreale e del grottesco propri di ambienti e personaggi. In un periodo in cui la classica commedia all’italiana tentava estremi rinnovamenti, cercando di cogliere le profonde mutazioni in atto nella società, Fantozzi (diretto da Luciano Salce) offriva spazio ad una comicità di derivazione cabarettistica, ulteriormente trasformata dal passaggio televisivo, attraversata da un linguaggio innovatore, con espressioni ormai entrate nell’uso comune, scaturente dalle (dis)avventure di un singolo personaggio, più che dalla coralità della vicenda in sé.

Villaggio, al di là dell’iconico personaggio, si è anche prodigato in interpretazioni che ne hanno evidenziato la grande versatilità e la capacità di travalicare i generi cinematografici, piuttosto sentite ed emotivamente coinvolgenti (soprattutto ne La voce della luna, Federico Fellini, 1989, e ne Il segreto del bosco vecchio, Ermanno Olmi, 1993, che gli valsero, rispettivamente, un David di Donatello ed un Nastro d’Argento), anche se ha sempre preferito assecondare la sua propensione naturale verso una comicità, ora debitrice del cinema muto, ora del cabaret, idonea ad offrire una raffigurazione satirica del reale, adattando la consueta maschera tanto alle mutazioni personali (fisiche e non solo) quanto a quelle, egualmente in divenire, del costume italico. Fantozzi è divenuto così il nostro capro espiatorio, compagno di una catarsi mai definitiva, tra lavoro a tempo indeterminato (un sogno, allora come oggi, pur nelle diverse motivazioni) ma privo di qualsiasi scatto in avanti per tutta la vita.

(MoviePlayer)

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