Paolo Fiorino sul set del film “Dante” di Pupi Avati

Paolo Fiorino

Ho avuto modo di conoscere Paolo Fiorino, attore a tutto tondo (cinematografico, teatrale e televisivo, non dimenticando i lavori in radio e i fotoromanzi), originario di Palmi (RC), qualche anno addietro, un’intervista per il settimanale la Riviera col quale collaboravo; da allora ad oggi si è instaurato un rapporto di amicizia e stima reciproca, per cui quando Fiorino fa ritorno da Roma in Calabria per le vacanze estive si trova sempre il modo di incontrarsi e trascorrere qualche ora insieme, chiacchierando soprattutto intorno al mondo dello spettacolo e del cinema in particolare, fra tanti ricordi ed aneddoti volti a costellare una carriera che ebbe inizio nel 1958, una parte nel film Perfide … ma belle (Napoli e mille canzoni), diretto da Giorgio Simonelli, per proseguire sino a tutt’oggi, con un entusiasmo sempre vitale e sorprendente. Quest’anno purtroppo il consueto incontro è venuto a mancare, Fiorino ha dovuto disertare il consueto soggiorno a Reggio Calabria, dove ha trascorso parte della sua giovinezza, nel rione S. Caterina, una volta trasferitosi con la sua famiglia dalla cittadina natia, ma per un motivo importante, come mi ha specificato nel corso di una telefonata.

Pupi Avati e Fiorino (Strill.it)

E’ stato infatti contattato da Pupi Avati per un ruolo nel suo ultimo film, Dante, a conferma di un legame d’amicizia e professionale col regista bolognese, che lo ha già diretto in altre sue pellicole (Gli amici del Bar Margherita o Il papà di Giovanna, ad esempio), considerandolo, come lo stesso Fiorino mi ha confermato nel corso delle nostre chiacchierate, “il suo attore feticcio, visto che, a quanto dicono, porto fortuna alle sue realizzazioni…” . Una partecipazione quindi preziosa all’interno di una produzione certo importante, che ha visto coinvolta Duea Film con Rai Cinema e le cui riprese sono andate ad interessare varie regioni (Umbria, Marche, Toscana, Emilia Romagna, Lazio). Autore anche di soggetto e sceneggiatura, Avati narra la vita del Sommo Poeta così come raccontata da Giovanni Boccaccio nel Trattatello in Laude di Dante, ponendo risalto alle traversie cui andò incontro nel corso della sua vita, rimarcandone così anche la profonda umanità delle sue opere. Un grande in bocca a Paolo Fiorino dunque per questa sua nuova esperienza cinematografica, che lo conferma attore capace di conferire al cinema quella dimensione del tutto umana di sogno condiviso e il costante apprezzamento del pubblico è lì a dimostrarlo.


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