Cineteca Milano Arlecchino: “Akira Kurosawa, l’ultimo samurai”

Akira Kurosawa (LongTake)

Da martedì 17 maggio e fino a domenica 5 giugno, Cineteca Milano, nella sala del Cinema Arlecchino, proporrà la rassegna Akira Kurosawa, l’ultimo samurai, un omaggio ad un autore dallo stile sicuramente personale, che ha saputo unire nelle sue opere un accurato e notevole impianto formale-figurativo alla densità dei temi trattati. La straordinaria forza espressiva offriva poi opportuno risalto a figure di uomini dalla personalità complessa, contraddittoria, che si muovevano spesso all’interno di un ambigua struttura sociale, facendosi strada fra ingiustizie e storture. Epica, avventura, azione, ma anche riflessione, introspezione, scavo nelle tenebre dell’anima: questi gli ingredienti dell’arte cinematografica di Kurosawa, che ha saputo fondere tradizione e modernità, popolarità e ricerca, dando vita ad un suggestivo compendio tra la cultura orientale e gli esempi più alti dell’arte occidentale. Nato nel 1910 e scomparso nel 1998, Kurosawa esordì alla regia nel 1943, dopo studi letterari e musicali ed aver tentato la via della pittura, con il film Sugata Sanshiro, prima opera di una carriera comprendente oltre trenta lungometraggi, drammi contemporanei (gendaigeki) e storici (jidaigeki), legando la sua fama internazionale soprattutto a questi ultimi.

(MyMovies)

A partire da L’angelo ubriaco (Yoidore tenshi, 1948) prendeva avvio la sua collaborazione con l’attore Toshiro Mifune, insieme al quale realizzerà ben sedici pellicole: tra queste spicca Rashomon (1950), tratto da due racconti di Akutagawa Ryūnosuke, Leone d’Oro alla 12ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e Oscar nel 1952 come Miglior Film Straniero, un’opera che sdoganò definitivamente il cinema giapponese in Occidente, mettendo in scena un rigore formale al contempo minimalista (l’essenziale scenografia) e ricercato (nella fotografia e nel montaggio, ad esempio), oltre alla suggestiva tematica dell’impossibilità per l’essere umano di offrire una versione propriamente oggettiva dei vari accadimenti cui può incorrere nel corso del suo cammino.

(ZAVB)

Una lezione di cinema presa in considerazione da molti cineasti, fra i quali, restando in Italia, Sergio Leone, che si ispirò a Yōjinbō (1961, La sfida del samurai) nel mettere in piedi la struttura complessiva di Per un pugno di dollari, 1964. Dopo il grande riscontro conseguito da pellicole come Shichinin no samurai (1954, I sette samurai), ispiratore del western I magnifici sette (The Magnificent Seven, 1960, John Sturges), la rottura del rapporto con Mifune ed alcuni insuccessi culminarono in una crisi di depressione e un tentativo fallito di suicidio. Ma Kurosawa reagì a modo suo, tornando dietro la macchina da presa e realizzando ancora opere memorabili, grazie anche all’intervento di finanziamenti provenienti dall’estero. Nacquero così altri capolavori, quali Dersu Uzala (1975, Dersu Uzala, il piccolo uomo delle grandi pianure), Kagemusha – L’ombra del guerriero (1980, Palma d’Oro al 33mo Festival di Cannesex aequo con All That Jazz, Bob Fosse), Ran (1985, tratto dal Re Lear di Shakespeare) e Sogni (Konna yume o mita, 1990), film realizzati con la collaborazione di alcuni registi ammiratori del suo lavoro (Francis Ford Coppola, Steven Spielberg e George Lucas). Sul sito della Cineteca il programma della rassegna.


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