Irene Papas (1926-2022)

Irene Papas (TGCom24-Mediaset Infinity)

Ci ha lasciato l’attrice, teatrale e cinematografica, Irene Papas, morta oggi, mercoledì 14 settembre, a Chiliomodhion (Corinto), sua città natale (1926, Irene Lelekou all’anagrafe): tratti mediterranei ed un’indole caratteriale indubbiamente forte contribuirono ad offrire risalto alla naturale presenza scenica e a permeare di una concreta fascinazione drammatica, in equilibrio tra toni dolenti ed una vivida vitalità, le sue interpretazioni, teatrali in primo luogo, recitando con fluido trasporto emotivo nelle rappresentazioni di varie tragedie classiche, e poi cinematografiche, anche se non sempre il grande schermo, almeno a parere di chi scrive, diede il giusto risalto al suo temperamento artistico, che aveva trovato congrua formazione nel frequentare la Reale Scuola d’arte drammatica di Atene, per poi debuttare come cantante e ballerina di varietà (fonte Enciclopedia del Cinema Treccani), prima di rinvenire la sua strada primaria appunto all’interno del teatro classico, con esibizioni che negli anni si susseguirono in patria ma anche in Europa e negli Stati Uniti. L’esordio cinematografico risale al 1948, Hamenoi angeloi (Fallen Angels, Nikos Tsiforos), cui seguirono Necripoliteia (La città morta, Frixos Iliades, 1951), ruoli minori in varie produzioni italiane (ad esempio Vortice, Raffaello Matarazzo, 1953; Le infedeli, Steno e Mario Monicelli, 1953; Teodora, Riccardo Freda, 1954) ed un breve approdo ad Hollywood (Tribute to a Bad Man, La legge del capestro, Robert Wise, 1956; The Guns of Navarone, I cannoni di Navarone, J. Lee Thompson, 1961).

(GoldPoster)

Titoli quelli citati che, insieme a molti altri, le garantirono la notorietà internazionale, divenuta definitiva dopo aver girato, 1964, diretta da Michael Cacoyannis, Zorba the Greek (Zorba il greco), collaborazione quella con il regista cipriota, naturalizzato greco, che aveva avuto inizio nel 1962, quando Papas fu protagonista in Elektra (Elettra), interpretazione che le valse il riconoscimento come miglior attrice al Festival Internazionale del Cinema di Salonicco dello stesso anno, proseguendo poi con The Trojan Women (Le Troiane, 1971), nel ruolo di Elena (con Katharine Hepburn a rivestire i panni di Ecuba) ed Ifigenia (1977), senza dimenticare l’intensità recitativa profusa nel ruolo di Hélène in Z (Z ‒ L’orgia del potere, 1969), pellicola diretta dal cineasta greco Costantin Costa-Gavras e, un anno prima, in quello di Penelope, nella miniserie televisiva in otto puntate L’Odissea, basata sull’omonimo poema di Omero, per la regia di Franco Rossi. Tra gli altri film cui Irene Papas prese parte si possono ricordare A ciascuno il suo (Elio Petri, 1967), Anne of the Thousand Days (Anna dei mille giorni, Charles Jarrot, 1969), Roma bene (Carlo Lizzani, 1971), Non si sevizia un paperino (Lucio Fulci, 1972), Cristo si è fermato a Eboli (Francesco Rosi, 1979), Cronaca di una morte annunciata (Francesco Rosi, 1987, dal romanzo di García Márquez), Party (1996), Inquietude (1998), Un filme falado (2003), tutti e tre diretti da Manoel de Oliveira.


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