Maschi contro Femmine

654Maschi contro Femmine di Fausto Brizzi, rientra in un corposo progetto volto a rappresentare in forma di commedia la continua lotta tra i sessi, sottolineandone differenze, le diverse modalità di affrontare la vita e gestirne problematiche e aspetti, tra le classiche incomprensioni. Tanto e tale è stato infatti il materiale a disposizione, da indurre il regista a prevedere un secondo film, Femmine contro Maschi, in uscita il 14 febbraio 2011, dove protagonisti saranno quanti ora compaiono come semplici comprimari (Claudio Bisio, Emilio Solfrizzi, Luciana Littizzetto, Nancy Brilli, più Ficarra e Picone).

A metà strada tra il precedente Ex e Manuale d’amore di Veronesi, Brizzi, autore della sceneggiatura, insieme a Marco Martani, Massimiliano Bruno, Pulsatilla, non centra il bersaglio, perdendosi nei rivoli della farsa e della superficialità monodimensionale, assecondando gli statici limiti, certo studiati e previsti in partenza, di una bastevole gradevolezza e di un divertimento leggero.

Pur nell’interazione dei vari personaggi, più che ad una commedia propriamente corale siamo di fronte ad un classico schema a sketches, intrecciati tra loro su quattro linee essenziali: Walter (Fabio De Luigi), tecnico di una squadra femminile di pallavolo, e Monica (Lucia Ocone), hanno appena avuto ricevuto la visita della cicogna (sic) e dovranno affrontare una crisi coniugale causata dalla relazione del primo con Eva (Giorgia Wurth), migliore giocatrice della suddetta squadra; i vicini di casa Diego (Alessandro Preziosi) e Chiara (Paola Cortellesi), si scambiano insulti mal sopportandosi a vicenda, lei infermiera ed attiva ecologista, ironica e caustica, lui, proprietario di un locale, cambia donna ogni notte, possibilmente di nazionalità diversa, e ne conserva le mutandine a mo’ di collezione: causa un’improvvisa disfunzione erettile del “macho”, i loro destini si legheranno; la bella 50enne Nicoletta (Carla Signoris), appena tradita dal marito Vittorio (Francesco Pannofino) ed in piena crisi, troverà l’amore del timido e tenero collega Renato (Giuseppe Cederna); infine Andrea (Carlo Vaporidis), figlio di Nicoletta, si innamora di Francesca (Sarah Felberbaum), che però al contempo frequenta la migliore amica di lui, Marta (Chiara Francini), lesbica. Il tutto sotto lo sguardo beffardo dell’amico Ivan (Paolo Ruffini).

Dopo la didascalia iniziale tratta da un dialogo del film di Troisi Pensavo fosse amore invece era un calesse (“Io non è che sia contrario al matrimonio, però mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi”), il volo stile cartoon della cicogna e qualche trovata divertente, il tema non nuovo ma sempre stimolante del conflitto-confronto tra uomini e donne si appiattisce sui soliti clichés, non riuscendo ad approfondire i tanti (troppi?) temi che man mano si delineano, puntando più sulle facili caricature che sulla costruzione di veri e propri personaggi, con delle felici eccezioni (Cederna, uomo d’altri tempi, confinato in un archivio sotterraneo dell’azienda e la cena improvvisata con la Signoris, i salaci battibecchi tra Preziosi e la Cortellesi).

Ciò che irrita è che Brizzi ha buona mano, regala dei momenti puramente e deliziosamente cinematografici (un dialogo subacqueo, con le bolle a visualizzare pensieri e parole), ma non riesce ad affrancarsi da uno stile smaccatamente televisivo, pur nell’intuizione di cosa voglia veramente il pubblico e su quali battute mettere in bocca agli attori. Certo non era sua intenzione rivelare chissà quale verità, ma vertere alla lapalissiana conclusione che non vi è alcuna verità da rivelare lascia l’amaro in bocca e dimezza la risata.


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